scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

domenica 4 ottobre 2015

Caxxeggio, florilegio di amenità, sbeffeggio. Realmente il post più inutile del mondo


Ultimamente mi è capitato di leggere di editoria e di libri, ho letto articoli su siti letterari, commenti su forum specialistici, sfoghi su blog. Le domande ricorrenti erano tutte imperniate su tematiche riguardanti la crisi dell'editoria, pubblicare o no con case editrici piuttosto che con formule di self publishing. Sostanzialmente, al di la delle formule per riuscire a emergere dalla calca degli scrittori esordienti, si evince un dato tristemente vero: non si legge più. È questo che dovrebbe spaventare più che la difficoltà nel riuscire a pubblicare. Le statistiche parlano chiaro. La tecnologia invece di essere un ausilio e un mezzo è diventata lo "scopo". La velocità nel reperire informazioni, da supporto essenziale si è trasformata in unico mezzo di conoscenza, per altro fonte di informazioni incomplete che non creano cultura ma nozionismo. Per noi "vecchi", internet è realmente un ausilio, in qualche modo velocizza e rende semplice gli approfondimenti, ma immaginate un ragazzino di quattordici anni che non ha mai letto e utilizza internet come unica fonte, provateci. Chiunque dopo aver letto quattro pagine di wikipedia o due pagine su di un sito specialistico si sente padrone della conoscenza.
E questa approssimazione e superficialità si ripercuote inesorabilmente sulla società civile, abbiamo esempi eclatanti nella pratica quotidiana e ricavati dalle cronache.

Cosa si può fare per spingere a comprare più libri?
Voglio provare a dire la mia cercando di far valere a buon diritto il mio ruolo di fruitore di tutto il lavoro che molti di voi producono, scrittori, editori, editor. Il fatto che anche io mi cimenti nell'attività di "scrivere" è del tutto marginale, addirittura risibile. La domanda potrebbe essere capovolta: "cosa spinge un lettore a non comprare un libro?" È soltanto un problema economico nel senso che per colpa di internet il libro non è più un buon affare? È realmente obsoleto e anacronistico leggere?
In questo caso identifico nella parola "lettore" il comune cittadino che sia esso un reale frequentatore di librerie o semplicemente un potenziale acquirente non motivato. Ritengo che in questi anni ci sia stata una chiusura che in qualche modo ha creato lo scollamento tra la società civile e questo meraviglioso mezzo di comunicazione. Mi spiego meglio, quanto meno tento. Dal punto di vista sociologico quello che rende un mezzo di comunicazione uno strumento reale e fruibile è la condivisione a tutti i livelli. Nel momento in cui si riconduce una determinata azione a vantaggio di pochi e con un linguaggio con forme espressive comprensibili a pochissimi, decade il ruolo di comunicatività. Prendiamo il caso della cinematografia che è invece un arte in evoluzione, dal semplice gioco di immagini, dal banale raccontare storie per un pubblico passivo, con il tempo è diventata una formidabile macchina propagandistica e dispensatrice di messaggi che spaziano dal  diletto elementare alla trasmissione di valori e conoscenza. Il '900 ha prodotto esempi altissimi che si innalzano prepotentemente rispetto alla massa mediocre dei filmetti. Intellettuali potenti come Pasolini hanno elevato questo mezzo, grandi poeti come Buñel hanno eletto il cinema a principale forma espressiva. Nella letteratura è avvenuto il processo inverso. Da unico e indispensabile "medium" a gioco stilistico per pochi contrapposto a distinto e separato ricettacolo di mediocrità. La cultura vittima di se stessa. Alienante per difesa nei confronti del banale, e alienata dalla banalità (che per sua natura è più forte) che gode di questo dividi et impera. La cultura non si sporca più le mani, guarda dall'alto in basso il resto dell'umanità. Gli intellettuali non cercano più la diffusione delle idee, parlano a se stessi: "a morte la Maieutica e Viva l'auto celebrazione."
La scrittura, questo colosso unico e potente, con le sue differenziazioni, con le sue mire stratificate in più livelli di comprensione ma sempre parte di un unico "corpo" propedeutico tendente al bello ed all'universalismo, si è frantumato in piccole rocce lunari che non interagiscono tra loro. La cultura in senso lato, qui voglio essere provocatorio, deve riappropriarsi del diritto di dire "minchiate". Il linguaggio, per essere utile, deve essere comprensibile a tutti. Altrimenti diventa un suono che basta a se stesso e che aleggia inutilmente nel deserto. Si dovrebbe tornare a inculcare nelle persone l'indispensabilità di questo mezzo di comunicazione. L'unico che permette di compiere passaggi graduali verso la comprensione. Ovviamente c'è bisogno della giusta onestà intellettuale e valutare se ci interessa veramente il discorso educativo oppure se tutto sommato non importa. Facciamo finta che ci interessa e che, soprattutto chi ha figli, è interessato al discorso a fini pedagogici.

 Quindi, dicevamo, letteratura a tutto campo, dalle minchiate ai pensieri aulici. Un percorso articolato ma finalizzato. È così che si educa un popolo. Grandi come Calvino o Sciascia lo avevano capito. La letteratura insegnata, fatta amare, indicata come fondamentale mezzo espressivo. Invece cosa abbiamo ottenuto grazie agli emeriti "scrittori" che se la raccontano tra loro e si spartiscono di volta in volta i premi letterari? La creazione di una casta e la delega del contatto con la gente a internet o quant'altro. In virtù di questa lontananza, il ragazzino (che in potenza potrebbe essere il futuro lettore e continuatore del processo culturale), è spaventato dal libro, pensa già di annoiarsi. Preferisce risposte immediate e non mediate. 

Manca la copertura che risponde ai bisogni mentali di tutti, che spazia dallo svago alla ricerca stilistica e concettuale. Si è permesso a intere generazioni di imparare a correre senza il necessario passaggio del gattonare, camminare, passeggiare. Intere generazioni che sanno correre, è vero, ma assolutamente incapaci di soffermarsi sui dettagli fondamentali della vita. Siamo nell'era dell'ignoranza funzionale, che è peggio dell'ignoranza di ritorno che colpiva le generazioni passate a causa del basso livello di scolarità. Abbiamo giovani che frequentano la scuola regolarmente e che al termine del percorso di studi non sanno scrivere correttamente, non riescono a costruire un pensiero complesso utilizzando le sfumature della lingua italiana. Corde tese di un violino mai suonato, che non ha coscienza e conoscenza delle melodie e delle armonie scritte da altri, che non  ha mai sperimentato il tocco di suonatori antichi che hanno provato e immaginato sinfonie diverse. Vogliamo nuovamente pensare al libro come a qualcosa che trasmette TUTTO? Dove tutto è rappresentato?

 Alle volte per progredire è necessario tornare sui propri passi e riprendere la via giusta: maneggio il libro, lo conosco, leggo, rifletto, immagino e completo con il mio vissuto. Altro che regalare a ragazzini di nove anni Tablet, Smartphone o quant'altro. Rivoluzione! Fuori dai coglioni gli intellettuali di posa, inutili come un manoscritto chiuso in cassaforte, e ben vengano gli scrittori e gli artisti a tutto campo. Il libro fonte di ogni cosa, senza vergogna. Io a mio figlio insegno le regole di vita facendolo giocare, lasciando che esprima la sua fantasia in un contesto che è sicuramente controllato da me, ma che è aperto a ciò che lui può aggiungere e modificare. Questa è la cultura, a mio giudizio. Il lettore si "costruisce" magari partendo dalle già citate minchiate. Abituare alla gioia delle storie lette sin da bambini. Poi poco a poco si arriva all'eccellenza, ma ci devono essere le basi, e le basi sono avvicinarsi al libro senza paura.

Chi davvero vuole emancipare e far rivivere l'editoria, se ne ha la possibilità e i mezzi, deve fare tabula rasa e ricominciare dalla gioventù. Morti noi, manipolo di lettori incalliti, chi rimarrà?  Da lì parte tutto … forse.

Opinioni, sono soltanto opinioni. Oppure semplici disquisizioni sul nulla, fate voi.



© 2015 di Massimiliano Riccardi.

84 commenti:

  1. Max.... clap clap clap... che sarebbe poi un applauso!
    Hai perfettamente ragione. E' la stesso entourage editoriale che allontana il lettore. Tanti titoli, tanta pubblicità ma realmente poco contatto co lettori.
    Invece... Incontri con gli scrittori (che non devono stare sul loro piedistallo ma scenderne), serate di lettura, incontri tra il nuovo e quello che proprio nuovo non è ma è e resta grande.
    Prima però bisogna proprio partire dalla famiglia. Leggere insieme ai figli ma non i lbri che piacciono a noi. Quelli adatti alla loro età e poi poco per volta si cambia.
    Mettere da parte il ellulare, il tablet e similia e accendere un libro come diceva quella pubblicità a cui io aggiungevo sempre sì, ma non con un fiammifero eh... meglio specificare oggi!
    I due esempi che tu hai portato la miss Italia e il fanciullo incappucciato soo proprio figli di questo disamore per libri che sovente a scuola peggiora. Ma chi ha voglia di leggere la storia dell'inizio del 1900? Son passati 100 anni ormai che ce frega?
    Ecco! Il risultato poi è quello. Parlare di voler vivere in periodo di guerra perchè tanto soo i maschi ad andare inn guerra... già! Ma i bombardamenti? La fame? Le violenze?
    Penso che ci sia molto da rivedere in questo nostro mondo moderno. Certi valori si sono persi per strada perchè si è perso proprio quel contatto con le storie di una volta. Non solo quelle raccontate sui libri di scuola ma anche da Bedeschi da Levi da Remarque...

    Però se vai su internet trovi un cocmpendio di 10 righe in cui ti parla di Niente di nuovo sul fronte occidentale e tu sei connvinto di aver letto il libro... ma le storie vere comprese di sfumature, dolore, sofferenza, gioie non si trovano su wikipedia

    Scusa la lunghezza Max ma io sono che con la figlia ha letto VErne SAlgare Alcott Rodari e una cosa ha ottenuto. La figlia legge ancora!

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    1. Grande Patricia, ho pubblicato questo articolo timoroso di essere frainteso. Hai capito esattamente quello che volevo dire. Come sempre ho scelto di dare una nota leggera al tutto, l'ho fatto per me, per non annoiarmi troppo mentre scrivevo hahahaha

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    2. Beh.. una nota leggera nei tuoi ost c'è sempre ma ti spieghi benissimo lo stesso. :))

      Dimenticavo. L'ultimo libro letto dalla figlia che poi miha passato l'epub è il maestro e Margherita.
      leggilo, mamma. Leggilo!

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  2. Tema molto dibattuto questo su blog e affini, tema complicato. Se dovessi analizzare il mio caso e la mia famiglia direi che tutto ciò non è vero (e ovviamente so che non è così). Mia figlia ama leggere, con me, da sola, libri, fumetti e allo stesso tempo ama i cartoni animati (lasciata libera li guarderebbe per ore), telefilm e film come allo stesso modo ama giocare, andare in bici (forse questo un po' meno :) e tantissime altre cose (mangiare cioccolata, gelati... :). Credo che l'ambiente familiare in cui si cresce faccia molta della differenza, almeno nei primi anni quando i bimbi ancora non hanno la possibilità di venire a contatto con cattive compagnie. Se si cresce circondati dai libri, se si vedono mamma e papà intenti e divertiti dalla lettura e difficile che il bambino rimanga indifferente. Poi ci sono genitori meno attenti, genitori decisamente pessimi (non dico che chi non legge lo sia a priori, per carità), insegnanti mediocri,etc... Se come genitori ti ritrovi due tamarri di merda senza arte ne parte è certo che il bambino parta svantaggiato per alcuni aspetti...

    Non credo il problema sia di libri e autori, in questi anni ho potuto vedere come la letteratura per i ragazzi, divertente, accattivante, diversificata non manchi affatto. È una questione culturale, delle persone, del paese in generale. Credo. Insomma, la tecnologia avanza, facciamo passi da gigante, ma la nostra società com'è? Migliora? Chiediamocelo. Il rapporto con la cultura (non solo con la lettura) credo cambi di pari passo con i cambiamenti del paese (il minuscolo non è un errore). Facciamoci due conti.

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    1. Bravo Firma, quello che dicevo, è necessario partire dal contesto familiare, dai bambini. La "grande comunicazione", tv, giornali, cinema, possono dire la loro privilegiando l'idea che è figo chi conosce Tom Sawyer piuttosto di chi ha l'ultima versione del tal cellulare. E ti appoggio quando dici che il problema non è dei libri e degli autori, infatti il problema non esiste visto che siamo il Paese tra gli ultimi nella classifica europea dei lettori.

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    2. Ciao Firma cangiante ti do ragione.
      Un bambino che cresce in una casa coi libri, che vede i genitori impegnati a leggere interessati sarà un bambino che leggerà Dapprima sarà incuriosito poi per spirito di emulazione vorrà seguire l'esempio. Certo che andrà accompagnato in questo percorso. Non lasciato solo ma seguito scegliendo libri adatti all'età.
      Se poi avrà anche la fortuna di incontrare sul suo percorso di studio insegnanti validi che sapranno incuriosirlo e interessarlo il gioco sarà fatto.
      Bisogna però trovare insegnanti motivati e apassionati al loro lavoro.
      Se poi, in aggiunta i libri costassero un po' meno.....

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    3. La prima foto, quella sotto il titolo, la dice lunga.

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    4. Purtroppo qui le code si fanno davanti all'Apple Store piuttosto che davanti a una libreria, molte persone sono convinte che sia giusto così, in fondo è questo che vuole la gente. Le code in libreria le ricordo solo all'uscita del nuovo Harry Potter :) Beh, come idea non era male neanche quella :)

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  3. La cultura non piace, questo è il punto. Si spendono volentieri soldi per altri svaghi, a mio parere si sprecano, ma è la mia visione.
    Se compro scarpe per 900 euro è ok, il libro nuovo che costa 18/20 euro è troppo caro. Ed è vero, ma faccio notare che non si avverte lo stesso per altre spese. Il libro è superfluo, è in più. Prima le scarpe (non parlo di necessità, credo sia chiaro) ché si deve apparire.
    La tecnologia sarebbe un ottimo ausilio, ma se tu lasci i figli piccoli soli con 'sti aggeggi, beh, il problema lo hai tu. Quando sento la solita solfa sulle nuove generazioni che sono vuote... mi chiedo: cosa abbiamo trasmesso loro? No, così, tanto per puntualizzare.
    Non c'è nulla di male ad avere più interessi e a spendere i propri soldi in oggetti inutili, ma cavolo, non mi si dica che NON ce ne sono per la cultura. Ah già, ma quella è roba "della scuola", colpa degli insegnanti, certo...
    Altra considerazione: tra chi legge c'è una moltitudine che non sa scegliere, non ha consapevolezza critica e compra in base alle top ten e simili. Non mi si dica che OGGI non ci sono gli strumenti per curiosare e scoprire. Trattasi di immobilità mentale.
    Le case editrici sono imprese: sta a chi compra fare distinzione e premiare chi merita. Ma che fatica, pensare! Uniformiamoci e diciamo che siamo lettori, che palle i classici, e per carità le vecchie traduzioni, che son difficili da leggere: riproponiamo Dante parafrasato dal rapper di turno. Ma per favore...
    La cultura richiede amore, impegno, pazienza, tempo e mente aperta. Amen.
    Buon domenica a tutti ^^
    Bel post Massimiliano, e basta con l'inutilità! Vedi che ci fai ben chiacchierare ;)

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    1. Grazie Glò, non posso che sottoscrivere le tue osservazioni che oltre tutto hanno messo ulteriore "carne sul fuoco". Sei stata anche più incisiva nella critica dello "status quo" che si crogiola e non lascia nulla alle nuove generazioni se non la trasmissione del vuoto pneumatco. Ovviamente senza generalizzare, ma la situazione è comunque avvilente.

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  4. Meglio leggere le tue "Stronzate" profondo e sentite che quelle che sento tutti i giorni ;-) Il discorso è lungo ed io sono uno prolissimo, legegre è l cosa più figa del mondo, bisogna solo capire (e non è poco) che ci sono libri per chiunque, ma davvero chiunque, anche l'ultimo delle capre può trovare un libro di suo interesse, bisogna fare leva sulla curiosità, quella che ti spinge a smuoverti e scoprire, altro modo scusate, ma non lo conosco ;-) Cheers!

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    1. Grazie Cassidy, cerco di non dare l'impressione di far credere che ho "ricette finali" per risolvere le problematiche, per questo cerco di sdrammatizzare, per il resto anche il tuo contributo allarga le possibilità degli interventi che andrebbero fatti, ma se non ci pensano i canali di comunicazione ufficiali... quattro blogger messi in croce possono fare poco.

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  5. Ottimo post. Hai già detto tutto tu e i commentatori successivi. Abbiamo allontanato da noi l'idea che la famiglia debba essere la base di tutto. Formazione, cultura, responsabilità. Deleghiamo ad altri, colpevolizziamo altri. C'è poco tempo e non vale la pena di perdere per gettare basi, costruire e crescere. Meglio stordirsi e distrarsi durante la corsa. Per arrivare a dove? Ad un mondo superficiale e poco articolato dove tutti diranno le stesse cose e nessuno avrà idee proprie. Meglio uniformarsi e appiattirsi. Non ho bimbi ma tanti nipoti. Questa estate ho parlato alla mia piccola poetessa di dieci anni di un libro che leggevo alla sua età: Cuore. Non lo conosceva e non immaginava che una volta era un libro che faceva parte del percorso didattico elementare. Però era curiosa, le piaceva quello che le stavo raccontando. Sono entrata in una libreria e ho cercato i classici per bambini. Meraviglia, c'erano tutti quelli che la mia memoria e il mio cuore ricordavano. Ho acquistato il libro per lei. Lo ha cominciato con me, incuriosita dai racconti di una scuola così distante dalla sua ma con piccoli e grandi protagonisti non così lontani da lei. Ecco, non c'è da perdere la speranza. Ci vuole solo coraggio e volontà per la rivoluzione. Adoro gli scrittori che non amano salire sullo sgabello. Per fortuna e nonostante la nostra pessima editori ce ne sono ancora.

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  6. Ciao Mariella, il mio scherzando e ridendo è stato un amaro sfogo, ma voglio essere ottimista, DEVO. nel mio piccolo con i miei figli mi sforzo di essere da stimolo, poi... chissà. Vedi, anche tu hai compiuto un'operazione sacrosanta.

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    1. Ma te ti vedo a capo della "rivoluzione". Ho compreso perfettamente lo sfogo. Un abbraccio ;)

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    2. Grazie Mariella, sei davvero gentile.

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  7. Mi ha colpito molto il tuo blog Massi, anche la foto della donna abbracciata al libro che io uso molto spesso quando mando lettere e ho detto lettere non email agli amici.
    Io adoro i libri, li adoro anche dall'odore, dal piacere di sfogliare le pagine, nel restare fissa su un pensiero che mi sconvolge, o mi diverte...
    Vedo poco e male questa forma di crescita individuale.
    Ora esiste il regno della fretta e del pressapochismo come dicevi tu.
    Bravo, i miei complimenti..
    Un abbraccio forte della sera!

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    1. Grazie Nella, sono contento delle belle cose che dici. Mi dai tanta forza, sempre. Ti abbraccio anche io, tanto e non troppo forte vista la mia stazza da spilungone.

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  8. Il problema è ben radicato. Purtroppo!
    Finché gli economisti laureati alla Bocconi la sparano su con i sondaggi e allarmano le nuove generazioni con il motto "NON STUDIATE LETTERE, PER CARITà!!!", la vedo dura una ripresa culturale di questo paese. Ma a parte la battuta, che poi è verità, il problema siamo "noi" quando diventiamo pigri. Quando cerchiamo il piacere nell'immediatezza di un post, di un tweet, di un sì o un no detto a mezza voce... non abbiamo più la voglia, siamo demotivati, apatici. Non si crede che un libro possa cambiare il futuro, non si spera nel cambiamento perché nemmeno lo vogliamo. I libri costano troppo, i figli giocano coi tablet da 600 euro, con gli smartphone dei loro genitori. Sempre più assenti, vittime del tempo che non c'è. Ma il tempo c'è, c'è eccome. Io non so quanto aiuti, da madre e da lettrice (scrittrice che sta per esordire... ecco, l'ho detto ^_^ ) però mi batto per il futuro dei miei figli. Loro vedono me e si fanno un'idea. La sera sul comodino ci sono sempre libri sparsi e segnalibri di ogni tipo. Loro si addormentano e dopo un po', io, spengo la luce e inseguo i loro sogni. Non devono chiedersi "perché la gente legge? Perché mamma legge?". Devono considerarlo un atto naturale, necessario. Siamo noi la sola speranza. Nella scuola non credo più, anche se la mia vita è stata illuminata da un grande professore di Lettere. A lui devo tutto. Ma se i miei figli non avessero la stessa fortuna? Sono cazzi! Scusate il francesismo. E allora è mio dovere. Parlo e scrivo di libri a più non posso. Io ce la metto tutta. Rifiuto il best seller, le fascette che parlano di milioni di copie vendute, e mi butto sull'editoria indipendente, sugli autori di cui nessuno parla. Sui libri che la gente ama, ma ancora non lo sa. Evviva la cultura, sempre!
    Massimiliano mi sono lasciata andare, perdonami. Ah, non ti crediamo più quando parli di "inutilità". Sappilo!
    Un abbraccio.

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    1. Valentina, se quando ti lasci andare ti lanci in queste divagazioni... lanciati per giove, lanciati. Mi hai fatto venire il magone. Quando hai scritto: "Non devono chiedersi "perché la gente legge? Perché mamma legge?". Devono considerarlo un atto naturale, necessario..." ho pensato al mio ultimo nato cui lascio maneggiare i miei libri (mi viene l'ansia ma mi trattengo) e poi per imitazione sfoglia i suoi con gusto e divertimento. Piccoli passi, piccoli passi. Un abbraccione anche a te.

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  9. Non credo di poter aggiungere nulla di significativo a quanto hai detto tu o chi mi ha preceduto nei commenti, ma volevo comunque farti sapere che condivido in pieno la tua riflessione. Pessimisticamente sono portata a pensare che viviamo in un'epoca di decadenza, non solo da un punto di vista culturale ma in tanti altri ambiti. Potrei citarti aneddoti tra l'amaro e il divertente su persone che non leggono, ma tanto sappiamo già bene tutti come stanno le cose, e deprimersi non serve a niente. La novità dovrebbe essere quella di provare ad adottare una prospettiva diversa nella piccola realtà che viviamo, come hai ben detto tu parlando di tuo figlio. Forse un'inversione di tendenza è possibile sentendosi tutti più responsabili.
    Sto ancora aspettando un post realmente inutile... :)

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    1. Anch'io sto ancora aspettando Maria Teresa ma imparando a conoscere Max temo che aspetteremo invano! :))

      Max, con questo post ieri sera mi hai fatto venire l'insonnia... mannaggia a te! :D) :D) Ho incominciato a pensare cosa è per me leggere... hai voglia!!!! Sto preparando il mio post per domani :)))

      Bacioni!!!!

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    2. Ciao Maria Teresa, sì, credo che il cambiamento ci potrà essere solo partendo dal particolare e dal quotidiano. Grazie per le belle parole che mi hai regalato. Augurissimi per il tuo libro.

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    3. Patricia, belin mi dispiace, ora dopo i bacioni che ci mandiamo nei vari post anche l'insonnia... qui mi devo aspettare una batosta da quell'uomo di un metro e ottanta. Scherzi a parte aspetto il tuo post allora, un bacio grande.

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    4. 1.86 Max ma come dice lui... gentilmente... .) c'è da avere più paura di me che lui!!! ahahhahaahha
      Che marito!!!!!! ahahahahahahh
      Per domani alle 12...enso proprio di riuscire a farlo.
      Ciaooooooo

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  10. Assorbire dalla famiglia la passione o anche solo l'abitudine alla lettura è certo importante, ma io mi chiedo quanto possa incidere l'attitudine di un individuo a svolgere determinate attività che coinvolgano la sfera intellettiva: io leggo sempre e i miei due figli mi hanno sempre visto con un libro in mano (adesso anche con il kindle, ma sempre di libro si tratta, no?), eppure uno ama leggere ed è un divoratore di romanzi fin da quando aveva 8 anni, l'altro non ne vuole sapere: legge quando la scuola glielo impone, ma non prende mai l'iniziativa. È come se fosse un fattore ereditario. In fondo, sono entrambi figli miei! Che c'entri anche il dna?

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    1. Bè Marina, sicuramente l'ambiente, il livello culturale delle famiglie, sono tutti fattori favorenti. Il problema è comunque sociologico. Quando l'apparire sostituisce il valore dell'essere e il pressapochismo sostituisce il "sapere" e tutto ciò e strutturale...

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  12. Mi permetto di cominciare con una notizia che, tempo fa, mi ha lasciato di stucco. Non so se sia vera o solo una boutade, ma anche se così fosse sarebbe illuminante. È la storia di quei bambini che andati a visitare una fattoria non credevano che gli animali che stavano vedendo fossero veri, ma solo una riproduzione di quelli che vedevano in tv. Secondo me tutto parte da qui: c'è scollamento nella nostra società tra il reale e l'immaginario e c'è sempre chi ha interesse ad agire sul secondo per modificare il primo. Non siamo a llivello de "l'immaginaizone al potere" ma molto a quello dei libri di P.K. Dick. Io penso che, semplicemente, i libri di oggi (con i dovuti distinguo) non raccontino storie, ma seguano solo il filone del momento. Perchè restano immortali certi libri e per altri non si va oltre la seconda pagine e solo se nella prima c'è uno stupro o un morto scarnificato? Oggi si vive così e quindi si legge così: bisogna essere per forza 'di nicchia' (che vuol dire, poi?), il normale è bandito, quando una storia 'normale' è la più esplosiva che ci possa essere, proprio perché il soggetto che la vive è unico e irripetibile. Non parlo di eliminare la fantascienza, il giallo, il mistery, ma penso che questi debbano essere solo 'generi' non sostanze del romanzo. Se c'è un fiore bellissimo, lo posso fotografare, dipingere, filmare, descrivere in prosa o pesia, ma resta sempre il fiore la causa della bellezza non la forma narrativa. Forse sono andato fuori tema e sicuramente sonostato prolisso, ma spero di essermi fatto capire.

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    1. Caro Juan, apri un capitolo non da poco. Hai ragione. In merito a l'episodio che hai citato, purtroppo è vero.

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  13. Sono d'accordo con Marina, sul fatto che uno stesso ambiente può generare risposte diverse in individui diversi. Io e mio fratello siamo nati, come è facile immaginare, nella stessa casa. Quando sono nato io, in casa c'era la biblioteca di mio zio, formata soprattutto di classici, e appena sono stato in grado di farlo mi sono abbuffato di libri. Quando è nato mio fratello, in casa c'era la solita biblioteca di mio zio e in più cominciava a prendere forma anche la mia. In pratica io ho avuto l'esempio di un solo lettore, mio fratello di due. Ciononostante lui, a parte i libri di scuola, ha letto per anni solo Topolino, fino al suo ingresso alle superiori, quando l'insegnante di lettere lo ha fatto innamorare della lettura. Adesso legge sicuramente più di me.
    In poche parole, i percorsi secondo me sono sempre individuali, e un certo tipo di educazione può forse dare l'impressione di funzionare lì per lì, ma poi chissà, magari alla lunga si ottiene l'effetto contrario. Meglio quindi limitarsi al solo esempio, e se son rose fioriranno. Come cantava Gaber, che so che ti piace... non insegnate ai bambini ^^

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    1. Sì Ivano, in merito ai percorsi individuali non posso che essere d'accordo, come ho anche risposto a Marina. per il resto le problematiche restano e sono di tipo sociologico, il discorso è ampio, stratificato, la crisi non è solo economica. Ti do ragione anche sull'insegnare, pratica che aborro, molto meglio educare, nell'accezione più pura del termine.

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  14. Una riflessione interessante che mi sento di condividere. Ho due nipoti in età scolare che non solo non leggono libri, ma non leggono neppure fumetti... Il loro mondo è fatto di Playstation e di internet, il tutto accompagnato dalle note di Violetta. . ma alla fine chi sono io per dire che c'è qualcosa di sbagliato in tutto questo? Vivono in un altro mondo e in un'altra epoca. A me fa male vedere che non hanno gli stessi interessi che avevo io da bambino, ma il loro processo formativo passa attraverso altre cose, evidentemente. Per noi la conoscenza la si poteva trovare solo nei libri. per loro la conoscenza... beh... la troveranno prima o poi, nel caso dovessero averne bisogno. Magari non la troveranno nei libri... ma ci può dire oggi se il mondo che hanno davanti avrà la stessa fame di conoscenza? Probabilmente basteranno loro solo pochi click sul un mouse per poter accedere a ciò che noi ci siamo sudati. Per loro spero che non vi sia mai un blackout globale che azzeri per sempre la rete.... diventerebbe complesso persino allacciarsi le scarpe...

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    1. Concordo in parte, perché se è vero che internet offre la possibilità di reperire molte più informazioni di una volta, molte di più, è anche vero quello scritto da Massimiliano "La velocità nel reperire informazioni, da supporto essenziale si è trasformata in unico mezzo di conoscenza, per altro fonte di informazioni incomplete che non creano cultura ma nozionismo"; vada per la Play, vada per Violetta, ma se nessuno (famiglia e scuola) insegnano ad usare bene il web, verrà su una generazione ignorante, più delle precedente, ma sicura di esser più colta e furba.

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    2. Ci siamo Già Michele, purtroppo, tra figli adolescenti, nipoti e loro amici vedo come si comportano con la scuola, usano internet come noi usavamo il Bignami, non si impegnano, non affrontano la "fatica" di applicarsi in una lettura costruttiva, e la lettura per passione non è nemmeno contemplata.

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    3. Penso che il discorso sia più articolato: in Italia non formiamo a livello informatico e per lo più chi non usa la tecnologia, la disprezza ;) Possibilità mancate, anche di stare al passo col mondo.

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    4. Vero anche questo Glò, infatti il risultato è quello di non usare la possibilità che ti offre la letteratura in termini di conoscenza e apertura mentale e di non utilizzare l'informatica per implementare e sviluppare le conoscenze acquisite. In molti casi sembra di assistere alla scena del tipo che si compra una Ferrari per andare a far la spesa a due isolati di distanza.

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  15. Grande Obsidian, sferzante, drammaticamente realista. In due parole hai descritto ciò che chiunque ha figli è nipoti e relativi amici può verificare con mano. Grazie Tom.

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  16. Certamente hai in parte ragione: la classe intellettuale del nostro paese si è per lungo tempo arroccata nella propria torre d'avorio, e ancora qualche residuo di ciò permane. Non tutti erano disposti a mettersi in gioco, a coltivare dal basso, nel rapporto col pubblico la letteratura. Oggi le cose, in parte, sono cambiate. Le percentuali di lettura e la crisi dell'editoria negli ultimi anni si sono acuite talmente tanto da far capire che non si può più aspettare che il lettore vada dal libro, ma è il libro che deve andare incontro al (potenziale) lettore.
    Certo, c'è ancora molto da fare, soprattutto nella scuola, nel contatto coi giovani. Sorprendentemente il genere "young adult" ad esempio è l'unico a non esser calato durante questo periodo di crisi del settore: quindi i giovani leggo. Il problema è che leggono spesso robaccia. Libri diseducativi, che creano visioni distorte del rapporto di coppia, del ruolo degli uomini e delle donne. Dunque sono convinta che il young adult debba essere anch'esso adeguatamente coltivato, in modo che i ragazzi continuino a leggere, ma libri di qualità.

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    1. Hai ragione Penny Lane, resta il fatto che il problema è concettuale, il libro ha perso il primato. In merito alla "robaccia" possiamo citare l'esempio del mercato americano, loro pur essendo iper tecnologici e da più tempo di noi, hanno un'editoria forte, puntano sulla grande distribuzione e da loro trovi tascabili anche nelle farmacie. ovvio che per un'operazione di questo tipo ti basi sull'iperproduzione non necessariamente di valore artistico. Il mercato soddisfa tutti i palati, rende e puoi investire in letteratura di qualità. Da loro un editore che ti chiede i soldi per pubblicarti entra nella lista nera. Nell'immaginario dell'americano medio della middle class il libro è ancora un "oggetto" di uso comune.

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  17. Il problema è complesso e parte da lontano. In molte parti d'Italia non c'è proprio la cultura del leggere. Anzi, dirò di più: c'è la cultura del non-leggere, l'idea che i libri "sono noiosi", che sono pieni di "nozioni inutili nella vita pratica di tutti i giorni", che ti mettono in teste "concetti strani", che ti fanno pensare a cose alle quali non avresti mai pensato e ti "ingarbugliano la mente"...
    Questa cultura dell'anti-lettura è profondamente radicata e non è facile da estirpare, specialmente ora che i bambini hanno praticamente televisione on-demand tutti i giorni a tutte le ore (su youtube puoi vedere quel che vuoi) e passano ore e ore a "chattare" coi loro amici anche mentre sono a casa, anche mentre sono a letto grazie al cellulare e a Whatsapp... Alla fine il tempo per leggere non avanza mica, e anche studiare, beh, si studia con la mente distratta...

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    1. Bravo Ariano, è esattamente così. Amaramente vero.

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    2. In risposta anche al tuo commento precedente, Massimiliano: diciamo pure in molte parti d'Italia (il mio sud in primis) non c'è cultura. Non dimentichiamo che siamo uno dei paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica, il che nel 2015 è spaventoso. Come ci possiamo aspettare che ci sia cultura del libro se percentuali altissime di ragazzi (che poi saranno gli adulti di domani) non va oltre la licenza media?

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    3. Sì, Penny Lane, il problema è trasversale. Per il sud è un peccato visto che è la culla della nostra cultura.

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  18. Ti racconto 2 episodi su come viene considerato leggere
    1 - libro sui 10-12 euro scontato di qualche euro e il cliente "si può avere ulteriore sconto?" però non ho mai sentito chiedere sconti per comprarsi oggetti superflui anche da centinaia di euro
    2 - un cliente riporta un libro dal costo di 10 euro dicendo che ha delle pagine stampate male, la proprietaria della libreria accerta il problema e gliene consegna una nuovo e il tipo "ma l'ho gia letto, ne prendo un altro della stessa collana sempre a 10 euro"

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  19. Michele, altro che amarezza, alle volte certa gente fa proprio girare i "cosiddetti".

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  20. Magari fossero stronzate Massimiliano.
    Il tuo post contiene delle amare verità purtroppo.

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    1. Ciao Raffaele, mi sa tanto di sì, purtroppo.

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  21. Il problema è molto più a monte direi. Stiamo disabituando le ultime generazioni a quel semplice lavoro (non semplice, ma impegnativo) del reperire informazioni sui libri in biblioteca; ma anche solo dare tablet a bambini piccoli a dispetto di costruzioni e das e dido (o giochi simili) ne mina il processo digitale (in senso letterale di dita, mani) che in quell'età diviene fondamentale per lo sviluppo di certe aree del cervello, che allora si imprimeranno in una certa direzione.
    Ma non dimentichiamoci anche di insegnanti fossilizzati in un metodo vecchio, poco dinamico, incapaci di tirare fuori il meglio dalle proprie materie, lasciandole così puramente nozionistiche, senza mostrarne invece la praticità, l'attualità, incapaci di creare discorsi ad ampio respiro. Io nel mio piccolo cerco di fare quel che posso in questo senso; mi ha fatto piacere sentire una mia studentessa dirmi "con lei ho riscoperto la chimica". Perchè si può e si potrebbe fare molto per far amare la cultura, allora la lettura e i libri ne vengono in conseguenza.

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    1. Certo Marco, come spiegavo, generazioni intere iper tecnologiche, che sanno "correre" avendo però saltato le fasi dell'apprendimento per una corretta coordinazione muscolo scheletrica. Tempo 20 anni e ci ritroveremo una massa di "idioti sapienti". Specializzati, pieni di nozioni finalizzate, non riflessivi, ignoranti e inconsapevoli del pensiero che caratterizza una civiltà, individui che vengono bene per esprimere il voto che il potere ti indica tramite i talk come quelli della D'urso. Più in generale hai ragione a dire che l'aspetto bio-chimico è neuronale è fondamentale, molti passaggi i bambini li saltano, ma anche sviluppare una coscienza critica attraverso la lettura di testi scritti da gente che prima di te ha immaginato, ipotizzato, analizzato, mondi e soluzioni, è ciò che forma un cittadino... un essere umano consapevole.

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  22. Guarda, io credo che non sei andato molto lontano dalla verità. Il problema, come faceva notare anche Marco è molteplice: da un lato abbiamo avuto una scuola ferma a stilemi vecchi, ad un nozionismo senza senso, dall'altro abbiamo avuto ministri della Repubblica che hanno dichiarato senza problemi che "con la cultura non si mangia" (ve lo ricordate?). Però abbiamo avuto anche autori molto auto referenziali o con la puzzetta sotto il naso.
    Mancano le basi, mancano le fasi intermedie: quando ero bambino io si cominciava con Topolino o con Geppo e poi si passava ad altro. Oggi non ritroviamo più quelle basi. Non a caso, nei paesi dove ancora resiste una buona educazione alla lettura sono quei paesi in cui esiste una florida tradizione di fumetti per bambini ( Francia, Belgio) o una ancora più florida narrativa per l'infanzia ( Germania; Svezia; Finlandia). Senza dimenticare che lì anche le famiglie fanno la loro parte.

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    1. Vero Nick, hai capito esattamente quello che volevo dire quando affermo nel post che è necessario tornare indietro e rivedere la pedagogia.Ricominciare dai bambini.

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  23. Il tuo post è molto esauriente e realista. Purtroppo la cultura in Italia è un optional e bisognerebbe organizzare più eventi nei vari comuni, invece delle solite sagre.
    Saluti a presto.

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    1. Ciao Cavaliere, vero, verissimo. Il casino è che un popolo cresce e si emancipa solo grazie alla cultura, siamo usciti dalla società agricola e siamo entrati nel boom economico del dopo guerra solo grazie alla scolarizzazione capillare e alla possibilità per tutti di studiare, perchè c'era la fame e non esistevano distrazioni, tutti lottavano per il futuro e il benessere, ora ci siamo adagiati e nonostante la crisi ci si balocca con gli smartphone, il calcio o quant'altro. I famosi mezzi di "distrazione di massa". A qualcuno fa gioco avere un popolo di ignoranti.

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  24. Mio figlio aveva sei mesi, quando ho cominciato a mettergli in mano i primi libri.
    Adesso ha sette anni, ma il rituale della lettura rimane sacro.
    Alla materna ha avuto insegnati validissime che portavano i bambini in biblioteca. L'hanno trasformato in un gioco ... andare e tornare con un carrellino pieno di libri, condividere la lettura con gli altri, vivere il libro ..... un grande lavoro.
    Alla primaria, ora, l'insegnante d'italiano non ha dato molti compiti per le vacanze, ha consigliato soprattutto di leggere .... libri, fumetti, giornali .... leggere, leggere e leggere.
    Però far leggere un bambino richiede tempo, si fa fatica (e lo dice una che ha sempre letto, anche se non è una fanatica), devi riuscire a spiegare che non è un compito, ma solo una possibilità. Non è facile.
    Più facile lasciarli davanti alla tv o con il tablet in mano, certo.
    Per carità lo faccio pure io, non nego queste cose. Sono frutto del nostro tempo, non si possono ignorare.
    Però anche lì è questione di scegliere quanto, cosa e come.
    Internet, il web offre moltissimo anche per i bambini, ma bisogna andarci cauti, può essere pericoloso.
    Mio figlio, se io non ponessi dei limiti di tempo, rimarrebbe ipnotizzato.
    Sta a noi genitori trovare il giusto compromesso.
    In ogni caso, anche se i genitori amano la lettura, non è automatico che i figli coltivino la stessa passione.
    Ci sono buone probabilità, certo, ma non è detto.
    Però almeno proviamoci, no?

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  25. Ciao Squitty, ti do il benvenuto nel mio blogghetto, lo faccio qui perché è il primo dei tuoi messaggi che ho letto. Per il resto, su quello che hai scritto, mi trovi d'accordo su tutto.

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    1. Un salutone, ho visto il video sul tuo blog (mi ci sono unito), molto bello e commovente.

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    2. Ho visto, ho visto.
      Però, a questo punto, e visto che scrivi così bene, dovrai pure unirti ad Ispirazioni & Co.
      Le Comari sono riuscite a convincere persino la Patri ....
      Ce lo scrivi un racconto "scintillante"???

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    3. Ussignur, mi unisco volentieri, in merito al racconto... ho paura.

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    4. Max.... e ti pareva che FedeSquitty non ti arruolasse. Ahahahhahahhaha
      Comunque dai... tu e Lupo vi potete dividere l'arem

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    5. Beh, se preferisci cucire un vestito scintillante, dipingere un quadro luminoso oppure creare un gioiello a noi va bene uguale.... solo che non mi sembri il tipo...... qualsiasi cosa, purché sia "shining".
      FedeSquitty, cara Patri, deve ampliare gli orizzonti. In ogni caso, se sono finita qui é colpa tua. Massimiliano verrà da te a protestare.
      Quanto all'harem ..... due galli nel pollaio? Preparati, cara!

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    6. E fai bene. Fai proprio bene!!!

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    7. Sì, Max. Mi sa che tu e Lupo dobbiate aver paura dell'arem... :))
      Fede... ma tu le hai già viste le galline che hanno paura del gallo? Io no! ahahahhaahha
      Tranquilla! Li teniamo a bada!

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  26. sono stata graziata da una madre meravigliosa, che ricordo perennemente con un libro in mano; che ci incentivava alla lettura, e che spendeva parte del suo poco tempo, per leggere per noi, me e mia sorella.
    oggi sono un'accanita lettrice, che non osa neppure pensare di non farlo, o di sostituire un libro con un ebook...

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    1. Ciao Patalice, benvenuta.Sono ricordi meravigliosi. Leggere un libro è come venire a parte dei segreti dell'universo, avere genitori che leggono e figli che leggeranno è come comunicare cose a distanza. Non esiste vita e non esiste morte, la conoscenza passa di padre o madre in figlio, la cultura, quella acquisita e quella trasmessa alle nuove generazioni, è l'unica vera eternità.

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  27. Il tuo post mi ha fatto pensare ad un meme che ho trovato in giro per il web qualche tempo fa, te lo linko: http://static.fjcdn.com/pictures/Studying+for+finals_759e50_5536365.jpg
    Purtroppo tutto quello che hai scritto è tristemente vero. Molto spesso mi trovo a parlare di fumetto, soprattutto all'università. Capita che dopo qualche convenevole del tipo "che personaggi preferisci? quale autore ti piace?" la discussione diventi più o meno "specialistica" e tutto l'idillio creato da "mi piace molto Ditko" crolli a causa della frase "Scusami e chi è Jodorowsky? Un autore nuovo della Marvel?". La cultura si è trasformata, come hai brillantemente fatto notare tu, in nozionismo e di conseguenza le mie conversazioni all'università sono diventate un campo minato!

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    1. Ciao Rento, sì, io ci scherzo e ci rido ma da padre e da occasionale tutor di studenti che mi capitano sotto le grinfie, devo constatare che sicuramente le nuove generazioni hanno sicuramente più informazioni di quante ne potevamo avere noi in gioventù, sicuramente possiedono accessi privilegiati rispetto ai nostri, ma non hanno la capacità di mediare tutta questa massa di dati perché hanno saltato a piè pari il processo formativo che dalla solida cultura di base ti porta all'elaborazione di processi strutturali di processi intellettuali. Alle volte rimango allibito di fronte all'ignoranza assoluta in merito a fenomeni che trentanni fa erano cosa normale. Ho spesso a che fare con ragazzi preparati, informati, ma come lo possono essere degli Idioti sapienti nello specifico campo che li riguarda, dei "manovali ipertecnologici", senza senso critico, all'oscuro che certe idee, soluzioni, fallimenti, risultati, sono già stati, concepiti, immaginati da altri. Bah, che dire... Non nominare Jodorowsky ai tuoi studenti, non vorrai mica essere accusato di spaccio di cultura internazionale e associazione intellettuale armata? Pazzo.

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    2. ahahaha fortunatamente non ho studenti, a dirla tutta mi trovo ancora dall'altra parte, infatti quando dicevo di "parlare di fumetto" mi riferivo a conversazioni avute con altri studenti della mia facoltà. Comunque posso immaginare a cosa ti riferisci quando parli di "manovali ipertecnologici", pensare che qualche anno fa ho scritto un racconto ambientato in un futuro ipotetico dove l'istituzione scolastica era completamente sparita e al suo posto era stato creato un chip che veniva impiantato nel cervello dei ragazzi al fine di fornirgli tutti gli strumenti utili per il proprio campo lavorativo, tra un po' potrebbe non essere più fantascienza, mi toccherà cestinarlo!

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    3. Bè, quanto meno ti distingui, non tradurre le mie divagazioni come un confronto generazionale, non lo è ti assicuro. Sono consapevole che i ragazzi hanno una società che è stata preparata ad arte da altri, quelli con i capelli bianchi. Faccio un doveroso mea culpa, io tra miei e acquisiti ho 4 figli, di cui solo uno legge e si informa ed è quello che ha 4 anni e mezzo... sono triste hahahaha

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    4. Ma non essere triste ahahah io ho scoperto l'amore per la lettura molto tardi e un po' me ne vergogno, anche perché molte delle persone che scrivo blog, racconti e quant'altro hanno cominciato di gran lunga prima di me! Quindi non disperare per gli altri, c'è sempre il tempo per poter cambiare!

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    5. Ma sì, guarda io scherzo sai. Non invidio la tua età... o sei ricco e figlio di papà o ti aspettano tempi duri. Spero che tu stia facendo la facoltà dei tuoi sogni e non qualcosa di ripiego. Auguroni di cuore. Seguo il tuo blog con interesse sincero.

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  28. Ciao arrivo a te tramite, cielo, me ne sono dimenticata... sono sprofondata nella lettura del tuo post... aspetta che mi riprendo, ah sì tramite, mo mi ricordo, Cristiana.
    A parte gli scherzi il tuo post è molto interessante, vero che si legge poco, che tutti sono diventati scrittori, porti, giornalisti, ma si legge poco. Però c'è da considerare una cosa importante, anzi due, primo il costo di un libro, secondo la mancanza di biblioteche. Io abito in un paesino delle Langhe, dove non esiste una biblioteca e sì che abbiamo lottato per averne una anche piccolina ma ci è stato risposto che non ci sono soldi e quei pochi che ci sono servono per altre cose più urgenti. Stabilire poi cosa si intende per cose più urgenti è un altro discorso che qui non centra nulla.
    Bisogna andare ad Alba, i nipotini sono ancora piccoli per andare da soli e quindi devono trovare adulti che li accompagnino che non sempre sono disponibili. Allora è necessario comperare i libri ma a che prezzo? Non tutte le famiglie possono permettersi di comperare libri di lettura se non quelli di scuola. Quindi vedi caro amico (mi permetto data la mia età) il problema non è che i nostri giovani leggano poco, il problema è che non vengano forniti loro i mezzi necessari affinchè possano leggere ed imparare questo benedetto italiano.
    Spero di non essere andata fuori tema, se è così ti chiedo scusa. Abbraccio

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  29. Ciao Farfalla, benvenuta. Non sei andata fuori tema affatto, descrivi una realtà che esiste senz'altro. Uno degli aspetti del problema. Devo dire che mi vengono in mente però, i ragazzi di città che hanno una libreria come minimo in ogni quartiere, che messi di fronte a un gioco della playstation da 90 euro e un libro da 12 scelgono quasi sempre la prima opzione. Ovvio che la responsabilità è di noi genitori, non è colpa loro. Tutti girano con telefonini da centinaia di euro e li cambiano pure spesso ma mai che venga chiesto di avere qualche bel romanzo in regalo, gli esempi sono tanti. Ma nemmeno questo è il vero problema, la situazione è sociologica, semplicemente certe cose non sono più un valore, sono noiose, non hanno importanza. Riflessioni amare ma realistiche credo. Ovvio che ci sono priorità immediate che prendono il sopravvento, io vivo in un quartiere degradato ad altissima tensione sociale, lo capisco bene.. Ti mando un abbraccio, mi ha fatto molto piacere leggere la tua opinione.

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    1. Grazie del benvenuto. Sai ricordo sempre una frase che diceva il mio babbo, riguardo all'apparire agli altri, anche se ai suoi tempi non c'erano ancora i telefonini da centinaia di euro, non c'erano le playstation ecc ecc ecc. Si aveva a malapena un televisore per famiglia e ricordo che al sabato sera ci si trovava tutti a casa del proprietario della Tv per vedere il Musichiere... ebbene dicevo che mio padre era solito dire: bisogna vedere cosa c'è in tavola, cosa mangiano.... Spero che tu capisca quello che voglio intendere, non è tutto ora quello che luccica.
      Cmq sono pienamente d'accordo con te quando affermi che la responsabilità è di noi genitori, troppo condiscendenti siamo, per non parlare di noi nonni... :D

      Ricambio l'abbraccio con un arrivederci.

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  30. Eh sì fai considerazioni più amare, ma concordo su quanto scrivi nel post. Credo che sia importante trasmettere ai giovani l'amore per la lettura e le famiglie possono fare molto. Anche se penso che non sempre sia così, i miei non leggevano però io mi sono appassionata alla lettura fin da piccola cominciando con le favole, poi topolino, poi letteratura per ragazzi e crescendo non ho più smesso. Chissà da chi ho preso...

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  31. Ciao Giulia, si sono considerazioni dettate dalla difficoltà che noi scribacchini incontriamo e se si hanno figli, come nel mio caso, dalla deriva che questa società sta prendendo.

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