scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

martedì 17 novembre 2015

Più inutile del solito, facezie in merito al Divino o all'umano troppo umano


Tempo fa, partecipando a una discussione su un sito letterario, ebbi un piccolo scontro verbale con un affermato intellettuale, o presunto tale. La discussione aveva preso il destro da una domanda posta da un'aspirante scrittrice che chiedeva consiglio in merito al suo desiderio di scrivere un libro che trattasse di Dio. Come spesso capita si uscì dal tema e dal semplice pour parler si era arrivati al dileggio delle altrui opinioni. Fui accusato di grettezza e di poca comprensione degli aspetti spirituali della questione, di essere troppo materialista e troppo vicino a ciò che è tangibile e di conseguenza banale e triviale nell'affrontare la questione. È passato molto tempo da quel dibattito, oggi posso affermare che forse aveva ragione il mio interlocutore, ma posso anche dire che non è necessariamente un fatto negativo. Così, per gioco, vi propongo la mia lettera di risposta, scritta dopo l'ennesimo insulto e accusa di scarsa profondità intellettuale.

"Come volevasi dimostrare, non riesci a non offendere. Vuoi parlare di Dio? Ti racconto qualcosa su Dio e sulla fede: La scorsa notte, insieme alla mia collega abbiamo ripristinato la funzionalità respiratoria di una donna, madre e nonna, mentre ci adoperavamo mettendo in atto tutto quello che la scienza e la tecnica ci offre per intervenire in questi casi mi sono ritrovato a fissare quegli occhi spaventati, terrorizzati. La mano di quella signora si è stretta sul mio braccio. Cercandomi, chiamandomi silenziosamente. Io continuavo nel mio lavoro cercando di apparire calmo tentando di non distrarmi. Mentre gli applicavo il respiratore automatico mi sono reso conto delle vane parole che tutti noi stavamo pronunciando. La donna continuava a fissarmi. A quel punto anche la mia collega si è bloccata, siamo rimasti in silenzio ad aspettare che la macchina svolgesse il suo lavoro supportando quel mantice sfiancato che era la cassa toracica di quella persona. Poi quando la situazione si è stabilizzata, mi sono seduto sul bordo del letto. Odore di sudore, di urina, di paura della morte. Occhi negli occhi, io e la signora ci siamo guardati. Nuovamente mi ha poggiato la sua mano fredda e sudata sul braccio, mi ha accarezzato come solo una madre sa accarezzare, sempre fissandomi. Siamo rimasti tutti in silenzio, io sentivo ancora il tepore che l'adrenalina ti lascia dopo un'azione convulsa, mi godevo il lieve tremore che indica che il corpo può finalmente rilassarsi. La stanza era in penombra a eccezione della luce gialla e quasi liquida sul letto della paziente. C'ero io, c'era la mia collega, c'era il medico di guardia, di fianco c'era un'altra paziente che dal letto vicino sommessamente diceva: «brava Rosina, brava, è andato tutto bene.»
Alle quattro di mattina, incidentalmente, ho incontrato Dio. Capita spesso nel mio lavoro di incontrarlo, sguardi fugaci, veloci incontri senza troppo soffermarsi. Seduto sul bordo di quel letto, guardando quella donna che mi sorrideva a fatica ho pregato. Una preghiera antica. Una preghiera che dice più o meno così: «io ci sono, sono qui per te, non ti lascio.» 
In anni di Pronto Soccorso, unità coronarica, neurochirurgia, mi sono ritrovato a rimettere in asse ossa spezzate, sono passato dal massaggiare un cuore fermo o a defibrillare un cuore impazzito sino a raccogliere le feci di un malato terminale che non controlla gli sfinteri. Impari a sapere quello che vali e, contemporaneamente, l'assolvere  compiti sgradevoli ti insegna l'umiltà. È una grande scuola di vita. Sono cieco e sordo come dici tu? Può darsi. Hai ironizzato dicendo servo vostro, lo reclamo io quel diritto. Io dico Servo Vostro. È un privilegio non per tutti. Questa è la mia pratica religiosa. Dio lo incontro nelle persone. E ora davvero vi lascio a disquisizioni più dotte delle mie e smetto di annoiarvi. Dania vuoi scrivere un libro che parla spesso di Dio, scrivi di te, della tua vita, delle sconfitte e delle vittorie. Di teologia hanno scritto tanto e sicuramente menti più eccelse delle nostre. Parla di te, del tuo essere una persona umana, vedrai che il Divino trasparirà in ogni rigo che metterai su carta."

Tutto qui, ognuno ha le sue opinioni, le mie sono sicuramente discutibili, addirittura risibili, però sicuramente mai tenterò di imporle e sarò sempre pronto a modificarle in virtù di quello che la vita e le altre persone possono insegnarmi. Sicuramente odio i pulpiti.
Un grande che stimo, il buon vecchio Oscar, una volta disse: " In un tempio tutti dovrebbero essere seri, tutti fuorché l'oggetto del culto".
Io, ogni tanto, mi permetto di unirmi al Nostro Signore nel sorridere con lui.

Così, tanto per dire.

© 2015 di Massimiliano Riccardi

52 commenti:

  1. Hai saputo esprimere così bene il concetto di Dio che non saprei proprio aggiungere altro, anch'io credo che Dio si incontri nelle persone, nei loro occhi, nei loro sorrisi, nella loro paura.

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    1. Grazie Giulia Lù, penso che prima del rispetto dei dogmi e delle disquisizioni semantiche strutturate in forma di "religione", ci debba essere la comprensione per le persone, se non vedo il sacro nei singoli individui, non posso concepire il sacro che c'è, per chi ci crede, al di fuori del consesso umano.

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  2. Sei una meraviglia, Massimo. Che bello averti incontrato!

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  3. Grazie Mariella, ma sono solo un pochino avvilito per tutto quello che sta succedendo, mi sfogo scrivendo. Grazie ancora, in realtà nella vita di tutti i giorni faccio fatica a contenere un gran brutto caratteraccio.

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    1. Scusami se sono stata breve. IN realtà ho un rapporto contraddittorio con la religione. Pur riconoscendo il divino, lo trovo solo nei sorrisi e negli affanni delle persone comuni. Quindi mi incazzo spesso. Parecchio. Lo ritrovo poco, davvero poco. Forse dovrei azzardare di più. Scoprirmi di più e farmi scoprire. Chissà può essere la risposta.
      Ma perché mi intimorisce il tuo blog? Boh

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    2. Ciao Mariella, mi ritrovo in quello che dici. E non sei stata breve, hai detto quello che ti veniva da dire, e io non posso che aver gradito. Poi... perché intimorita dal mio blog? E' un blogghetto generalista che parla di tutto un po', senza pretese. Ci sono blogger più affermati che trattano argomenti impegnativi.

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    3. Insomma, a volte discutete in così "alto" linguaggio" che sento tutta l'inutilità del mio intervenire...
      Un abbraccio.

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    4. Ma non è vero Mariella, questo è il blog del cazzeggio, non ho nemmeno una linea, chiacchiero di tutto. Vai tranquilla che invece a me fa molto piacere quando intervieni.

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  4. In queste righe trovo conferma della tua professione: avevi lasciato un bell'input commentando il mio ultimo post, ma non ho chiesto per non sporcare il tuo intervento, sapevo che ci sarebbe stata altra occasione, ed eccola qua.

    In questa risposta, l'unica cosa che mi ha fatto inarcare il sopracciglio è stata leggere la parola umiltà. Detto in tutta franchezza, avrei evitato, per varie motivazioni. In primis perché la tua è stata una reazione di pancia, con la vena pulsante, aggressiva al punto giusto, comunque rispettosa ma impattante. In secundis perché solitamente quando la si tira in ballo, dall'altra parte non si ha sempre la ricettività adeguata per capirne il contesto o, viceversa, si potrebbe peccare di non averne (sempre limitatamente alla situazione, sia chiaro).

    Ok, ok, scendo dal pulpito :P

    Facendo un passo avanti, mi hanno colpito in particolare 3 cose:

    - l'ottimo suggerimento dato alla potenziale scrittrice -> complimenti.
    - la tua ammissione di "torto" -> come mai ritieni -ad oggi- che probabilmente il tuo interlocutore avesse forse ragione? E in che senso non sarebbe un fatto negativo?
    - la scelta dell'etichetta "ipocrisia" -> in quello che hai riportato non ne vedrei, è riferita al tuo interlocutore?

    Intanto ti ringrazio per questa bella condivisione.

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    1. Ciao Paolo, intervento impegnativo il tuo, come sempre del resto. In merito alla parola umiltà bisogna contestualizzare e capire il senso che ognuno da al termine. Per me l'umiltà è un valore che attiene alla consapevolezza che nessuno può arrogarsi il diritto di sentirsi superiore ad un altro, cosa diversa dalla modestia che invece riconduco ad un atteggiamento di posa, non necessariamente ipocrita ma comunque ambiguo. Nel mio intendimento la persona "umile" ha delle competenze e delle capacità e le mette in luce e al servizio degli altri senza farsene vanto eccessivo ma godendo con gli altri dei risultati ottenuti. Senza arroganza.Umile non significa annullarsi, significa non essere un iceberg che contiene ettolitri d'acqua inutilizzata, significa farsi ghiacciaio che in primavera alimenta fiumi e laghi. Ma è la mia personale opinione.
      In merito alla domanda sul perché ritengo che il mio interlocutore avesse ragione, ebbene, perché ha ragione. Ho anche io come molti una mia spiritualità, ma di fronte al contingente e all'immediato agisco, cessano le speculazioni filosofiche e le valutazioni di ordine morale o etico. Faccio quel che va fatto e quando va fatto. Quindi ne consegue la conclusione che non penso sia una cosa negativa. Quando dico che ho incontrato Dio, e ti prego di non farmi così sempliciotto da pensare che parlassi in senso letterale, alludevo al fatto che il divino e il sacro lo vedo in chi mi sta di fronte, al valore che do alla vita e agli uomini, ho poco bisogno di mediazioni sovrannaturali.
      Per quello che riguarda il termine ipocrisia, sì, è riferito al mio interlocutore, o a tutti quelli che si rifugiano in credenze e rituali e senza mai sporcarsi le mani per il prossimo. Resta comunque un incidente in cui tutti prima o poi incorriamo, è difficile rimanere tutta la vita lineari e saldi dei propri convincimenti.
      Cavoli, mi hai messo in difficoltà e costretto ad aprirmi un po' di più di quanto avrei voluto, ma me la sono cercata. A questo punto sono io che ringrazio te. In effetti non dovrei aver paura di espormi, lo faccio già tutti i giorni, perché devo e perché non posso evitarlo. Un abbraccio Paolo.

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    2. Non sono cattivo, è che mi disegnano così :P

      Sul concetto di umiltà non posso che essere d'accordo, e forse si avvicina ad una visione spirituale (non religiosa) per cui si dà senza pretendere, si dona parte di sé senza aspettative di ritorno. Però, per carattere, considerando umiltà e presunzione come 2 facce della stessa medaglia, compagni indissolubilmente a braccetto, io tendo a riconoscere la seconda in me e lasciare agli altri l'attestazione della prima: per travalicare in un esempio un po' forzato, per me l'umiltà è il Fight Club e la sua prima regola. In altre parole ancora, preferisco "assegnarla" individuandola negli altri e farne tabù per me stesso. Una sorta di prova ontologica al contrario :P Punto di vista differente probabilmente, tutto qui ;)

      Per tutto il resto, ti risparmio approfondimenti XD anche perché penso che quello che sei e che vuoi comunicare, tu lo abbia fatto nel migliore dei modi sia nel post che nelle risposte date a tutti noi.

      Mi permetto, da persona ex credente (attivista e praticante) e attualmente di molto lontana dalle religioni, di dedicare a te e a tutti gli amici presenti una canzone che a me piace attualizzare tralasciando il soggetto del titolo (e oggetto delle invocazioni nel testo) sostituendolo con chi quotidianamente fa la differenza, te compreso: click

      Per concludere. Ti ho messo in difficoltà? Al massimo potresti aver letto -inconsciamente- tra le righe delle mie parole un consiglio sentito e riportato da un tizio che conosci bene e che una volta disse: scrivi di te, della tua vita, delle sconfitte e delle vittorie :P

      Ha ragione la mia mamma quando scherzosamente dice che la vita è un boomerang, e, in questo caso, ti porta indietro anche il mio abbraccio ;)

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    3. Ti ringrazio Paolo, per le belle riflessioni e anche per la canzone che conosco molto bene apprezzando Renato Zero da anni. In merito al concetto di umiltà sono contento che tu sia in sintonia con me, anche sull'attribuzione che ti riconosci, vale per me come vale per te. Non voglio fare un gioco di semantica e nemmeno di finezza dialettica, ma quando ho scritto che determinate cose ti insegnano l'umiltà intendevo proprio questo, il tipo di umiltà cui mi riferisco è un processo, un obiettivo, una pratica quotidiana, sopratutto per persone che come me vengono definite, usando un termine improprio "caratteriali", mi incazzo facilmente, sono reattivo a ogni stimolo nocicettivo sia esso fisico o verbale. Cerco di essere una persona degna e di esempio per le persone che amo e che mi amano, ma da lì al riuscirci sempre... la strada è lunga, per usare un tuo esempio: sono in pieno fight club.
      Sono contento di questo scambio, e ti confermo, se mai ce ne fosse bisogno, che la tua mamma ha ragione,
      Hahaha, cazzo, ti garantisco che alla veneranda età di 47 anni, ora che sono genitore anche io, ho capito che le madri hanno quasi sempre ragione.
      Non ci resta che vivere. Usque ad finem amico mio

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  5. Sarà che son atea, ma sinceramente vedere il Cristo che soffre nell'Altro è un'esperienza che per presunzione i credenti pensano sia riservata solo a loro.
    Io so bene cosa significa non poter far nulla e vedere spegnersi le persone, troppe volte è capitato tra i miei familiari. Se dio c'è o meno, non dovrebbe interessarci nelle interazioni con l'Altro.
    Detto ciò, ognuno vedrà o non vedrà dio in base alla propria sensibilità. Se la tipa voleva scrivere un trattato... ;)

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    1. Brava Glò, esattamente ciò che cercavo di spiegare all'illustre e colto intellettuale. Io metto al centro l'uomo. Io non vedo Cristo che soffre nell'altro, vedo una persona che soffre punto e basta, aiutare è la mia liturgia, esserci è la mia preghiera. Non ho bisogno che sia una fede religiosa ha dettare le regole su ciò che è giusto o sbagliato. Il mio concetto di Divino attiene a ben altro. ma sarebbe troppo lungo spiegarlo.

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  6. Le tue sono parole bellissime Massimiliano. E ti dirò di più: il tuo è un lavoro che avvicina davvero all'esperienza umana più essenziale: la vita, la morte, la gioia, il dolore. Questa è pura umanità, e in essa c'è già di per sé qualcosa di sufficientemente straordinario da poter essere considerato divino (senza però dover scomodare nessuna divinità dei pantheon di tutti i tempi e tutte le religioni).
    Non sono mai stata particolarmente religiosa e ho smesso di esserlo del tutto da quando ho perso una persona a me carissima tra sofferenze che nessuno, mai, meriterebbe. Ho odiato chi mi diceva per consolarmi "Dio l'ha chiamato a sé", mi sono sempre chiesta quale Dio potesse mai permettere ciò a una persona che aveva ancora anni e anni davanti a sé e accanto a me. Poi, con gli anni, la rabbia è passata e ho accettato e continuo ad accettare la tremenda umanità che c'è in tutto ciò. Tremenda, e meravigliosa: chiamalo cerchio della vita o come preferisci, sta di fatto che non sarei quella che sono se non ci fosse stata quella persona e se non le fosse capitato quello che le è capitato. Mi consola di più la consapevolezza di tutto quello che ha lasciato dentro di me, piuttosto che l'idea che sia da qualche parte con qualche Dio. Quella persona è dentro di me, e va bene così.

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    1. Ciao Penny Lane, ti capisco bene. Per questo motivo penso che dovremmo affidarci tutti a ciò che possiamo fare o non fare per noi stessi e per gli altri. Molto spesso affidare esclusivamente a "un entità" le aspettative diventa un escamotage per rinunciare alla propria umanità. Direi che gli ultimi avvenimenti, come molti altri che riguardano anche l'occidente ne siano un esempio. L'amore, il dolore, la gioia, sono tutte cose che dobbiamo elaborare noi, senza mediazioni ultraterrene.

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  7. Non mi permetto di immaginare Dio, ma certamente lo vedrei più volentieri come un umile angelo che si abbassa alle nostre miserie e a noi si mescola non visto, piuttosto che come una lontana e irraggiungibile entità superiore.
    E complimenti a te per la bellissima risposta piena di umanità che hai scritto per spiegare il tuo punto di vista.

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    1. Grazie Ariano (scopriranno prima o poi i nostri eroi il tuo vero nome?),. Io non sono Ateo, più probabilmente agnostico, nel senso che sono aperto alla discussione ragionata anche sulla fede. Certo rifiuto i dogmi. In fondo mi immagino anche io un deus ex machina, ma non ingabbiato in regolette di qualche sacerdote di palazzo.

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  8. Mi aggiungo ai complimenti di PiGreco per il consiglio di scrittura dato all'aspirante scrittrice. Non riesco a immaginare di meglio.
    Per quel che riguarda invece lo sporcarsi le mani, ti confesso che non riuscirei mai a fare un lavoro come il tuo. Credo che se fossi messo davanti all'alternativa, sceglierei di fuggire su una montagna e fare l'eremita. L'aver visto morire in giovane età la persona più importante della mia vita ha come esaurito tutto in una volta il mio potenziale di dedizione agli altri. In pratica, non ne ho più per nessuno, salvo per le poche persone che mi sono vicinissime.
    Detto questo, non ho potuto evitare di notare che sono finito in bella mostra nella bacheca qui a sinistra. L'idea in sé della bacheca mi piace molto, ma pormi di nuovo in evidenza a una settimana dalla pubblicazione e ripubblicazione del mio guest-post potrebbe indurre qualcuno a pensare che io sia, come minimo, un raccomandato XD

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    1. Ciao Ivano, grazie per i complimenti che fanno sempre bene. Per il resto... che dire, non considero il mio lavoro una missione, anzi, credo che debba essere inquadrato nell'ottica della professionalità. Si studia, si cerca di migliorare, si offrono le proprie competenze. Il mio percorso è scaturito proprio partendo dalle motivazioni che hanno portato il rifiuto a molte persone. Ad un certo punto ho desiderato, ho voluto, cercare di "far qualcosa". Il mio modo per agire è stato quello di lavorare in un ospedale, ma avrei potuto fare il pompiere, l'insegnante, qualunque altra cosa che mi mettesse in relazione con gli altri in una dinamica di aiuto scambievole, come tutti del resto. E' solo lavoro, nessuna missione, semplicemente ci metto, per quel che posso, scienza e coscienza. Come tutti ogni tanto sbaglio, ma mai con dolo.
      In merito alla raccomandazione, certo che sì, raccomando caldamente la lettura dei tuoi articoli che grondano intelligenza, come di volta in volta nel mio piccolo raccomanderò anche i post di altri blogger.
      Tanto per togliere ogni dubbio, immaginando che questo commento venga letto anche da altri, non vorrei essere frainteso, non sono una personcina con il cuore di panna, ho un caratteraccio, facilmente mi incazzo e sopratutto in gioventù ho risolto le cose con la fisicità piuttosto che con la mediazione. Però ho sempre cercato l'incontro e lo scambio. Questa è cultura secondo il mio giudizio. Fatto salvo il concetto di deus ex machina che comunque in qualche modo immagino, il mio culto sono le menti superiori alla mia che in qualche modo con i loro scritti o le loro parole possono aiutarmi a riflettere meglio sui fatti dell'esistenza umana. Tutto lì.

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    2. Che te devo di', se non ringraziarti ancora una volta per il grande sostegno che offri al mio blog. Ovviamente ricambio ogni volta possibile, e certo non per cortesia ma per convinzione.

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    3. Grazie a te Ivano. Tu sei uno di coloro che cito sempre quando dico che il poco di buono che riesco a combinare con questo blogghetto è dovuto ai buoni esempi di altri.

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  9. L'eterna battaglia tra scienza e religione e tra razionalità e l'irrazionalità.
    Considerando che per me La Bibbia o qualsiasi altro testo sacro ha la stessa valenza di un romanzo come Il Signore Degli Anelli, sono sicuramente al tuo fianco in questo tuo essere " materialistico ". :-P

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    1. Grazie Raffaele, a modo mio cerco però una forma di spiritualità. Non dogmatica.

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  10. Max... meravigliosa la tua risposta al tizio, il consiglio alla novella scrittrice, a tutti quanti i commenti.
    Sono convinta che tu non sia nel torto.
    Io sono una specie di atea. Credo in una entità superiore ma ci litigo e lo prendo a male parole quando mi mette di fronte alla ennesima prova. Sono però anche convinta che credere in un Dio, comunque si chiami, non significhi solo pregare con le parole che ci hanno inculcato da piccoli. Significa tirarsi su le maniche ed essere presenti. Aiutare. Avere pietà. Dare consolazione.
    Fare come certe beghinette che vanno in chiesa tutti i giorni e poi appena fuori criticano uno e l'altra che senso ha?
    La tua "religiosità" a dimostri così. Col tuo lavoro, col tuo esser presente, pronto ad intervenire. Con l'umanità che dimostri di possedere a quintalate.
    Io non so chi era l'altro interlocutore nè voglio saperlo ma forse sei più indicato tu a parlare di Dio che certi espertoni. E' l'umanità dolente, quella che ha bisogno di cure e rassicurazioni, quella che in qualche maniera tu sostieni anche solo con un sorriso caldo e un gesto gentile che ti dà l'autorità per farlo.
    Bacio!

    ps Se scrivi ancora una volta inutile nel titolo del post..... mi faccio offrire le vacanze per un anno!!!!! :)))))

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    1. Dimenticavo... non cambiare!!!!!!

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    2. Grazie Patricia, si trattava di uno dei classici intellettuali da Accademia, di quelli che pontificano dall'alto del ruolo istituzionale, al sicuro nel loro studio di legno pregiato, con titoli e attestati, ma che in strada non sono mai scesi. Gente che legge, studia ma senza capire. Tutto, per avere un senso, deve essere riportato alla vita, quella vera altrimenti è solo fuffa, circonvoluzioni mentali senza costrutto. Il contraddittorio serve anche a me, colgo nell'altro l'errore e mi pongo il problema di quando sono io a dire minchiate. Grazie per le belle parole che mi riservi sempre. Un bacione grande.
      p.s. I miei post sono inutili, devo pur dirlo, non portano nulla di nuovo se non la mia personale opinione (la verità è che serve a darmi un tono hahaha, è divertente)

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  11. Vorrei stringerti forte se ne avessi la possibilità Massi caro...
    Quanto mi hai ricordato mio padre, l'dea dell'ospedale , lui chirurgo integerrimo che disprezzava le mutue, e adorava l'odore delle corsie, delle urgenze per salvare la gente ,l'odore di quegli ospedali che mi ha fatto amare , io studente di lingue, che con tanta felicità poteva fare ( non essendo chirurgo come lui) ma la crocerossina volontaria, grattandomi le mani con i letti di ferro, medicando piaghe da decubito ,e vegliando sui moribondi. Anch'io ho trovato Dio da queste parti e l'ho trovato anche come paziente ,quando mi ha salvato da malattie non propriamente da ridere.Quanto è bello questo post , bello commovente e tanto mio caro amico, grazie!
    UN BACIO!

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  12. Nella, Nella. Allora tu sai. Non c'è bisogno di tante parole. Sono io che ti abbraccio, e sai i rischi che corri con questo orso stritolatore.

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  13. Un racconto molto toccante. Non invidio il tuo lavoro ma di sicuro lo ammiro. Vivere costantemente così vicino alla morte e lottare un giorno dopo l'altro per tenerla lontano deve essere sfiancante... Non so se Dio esista o meno.. ma di sicuro esistono gli eroi.

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    1. Tom, cavoli... non appartengo alla categoria degli eroi,timbro il cartellino e mi pagano (però ci metto il cuore). Ti ringrazio tanto per il bellissimo commento, non ho qualità particolari, ho però il mio codice d'onore che prevede il rispetto degli altri e la loro tutela se in difficoltà (saranno le tradizioni militari da parte materna, boh.). Non so nemmeno io se Dio esiste. So però che esiste sto mondaccio infame e che esistono le persone che hanno voglia di fare, ognuno nello specifico che gli appartiene. Gli eroi, io non sono tale, sono quelli che tutti i giorni cercano di rimanere fedeli a se stessi. Mizzega che tiritera che ti ho fatto, scusa hahahaha. Però è vero. Grazie Tom. Grazie davvero.

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  14. Io ho un passato di profondo credente e praticante di cui non mi è spesso facile parlare perchè ho abbandonato in toto tutto quel mondo e ciò che rappresenta per seguire ciò che dice la mia testa e vedere dietro le apparenze. Per cui capisco la sufficienza con cui si viene spesso trattati da chi crede in altro e ritiene di avere la verità in tasca, verità che non ha cercato, ma che gli è stata comodamente fornita. Dio, sono arrivato a pensare, è quello spirito che spinge il tutto a essere invece che a non essere, la probabilità improbabile dell'ordine contro il caos, della vita autoconsapevole contro il nulla.

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    1. Vale anche per me, otto anni di scuola cattolica. Penso, immagino, un deus ex machina, credo che sia un corpo organico con l'universo, ma sarebbe lunga la discussione.

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  15. Molto bello il racconto della tua esperienza, Massimiliano, certe volte è la vita stessa che offre le risposte più giuste.
    Ho fatto la volontaria del soccorso presso la CRI per anni e so bene quanto valga il sorriso sincero di qualcuno che in quel momento sta affidando tutto se stesso nelle tue mani. Io, invece, credo in Dio, per me Lui esiste e lo vivo nelle scelte che faccio, nei rapporti con la gente, nella mia quotidianità qui, sulla terra. Un'idea che non si discosta molto da quella di chi non crede o cerca risposte razionali ai perché della vita, ma, a differenza loro, a me piace la preghiera, partecipare all'Eucaristia domenicale, a me piace pensare di essere il pensiero più bello nella mente di Chi mi ha creato. Scusa la lezione di catechismo, anzi, non scusarla, sono felice di potere dire queste cose: ormai è sempre più raro trovare persone che credano in Dio incondizionatamente, perché alla fine, la fede è questo: non provare a ragionare sull'inimmaginabile, ma trovarlo riflesso su ogni cosa che i nostri occhi possano vedere, le nostre orecchie sentire, i nostri gesti rendere possibile nel bene.

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  16. Grazie per il bel commento Marina, discutere così, portando avanti con rispetto il proprio credo ha senso, Le scelte personali e l'agire devono essere comunque spontanee e partire dal cuore, Il valore e l'essenza dell'essere umano si misura con quello che si riesce a dare e trasmettere, poi le etichette sono cose sempre sgradevoli e sentirsi sminuire nel proprio operato solo perché non sotto l'egida di un qualche credo religioso non è bello. Sarebbe come dire che uno come Gino strada è meno meno meritevole perché non cattolico, sarebbe allora facile proporre come esempio sacerdoti o vescovi che di cristiano hanno ben poco. E' un discorso che non regge da ambo le parti. Il bene e il giusto, questi sono valori, poi chiamiamoli come vogliamo.

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  17. Che dire, di fronte a tutti questi interventi così alti e ispirati (e non lo dico come presa in giro!)? Penso solo che se la sofferenza, di qualunque tipo e intensità, mette a nudo la persona, è proprio per questo che il Dio cristiano ha scelto di diventare uomo a tutti gli effetti e di morire come l'ultimo dei terreni. Non c'è modo migliore di incontrarsi con Dio se non quando non hai più niente a cui aggrapparti, e non perché diventa un'illusione, una consolazione fallace. Ma perché quando stai toccando il fondo ti rendi conto davvero che quello che sei veramente va al di là di ogni spiegazione, di ogni descrizione, di ogni teoria e concetto. Dio ti spoglia di tutto prima di incontrarti perché vuole che tu sia convinto che nulla di umano ti può veramente salvare e l'anima e il corpo. Finché siamo aggrappati a qualcosa o a qualcuno non abbiamo mani per aggrapparci a Dio. Finché la nostra vita è piena di 'altro' non c'è posto per l''Altro'. Francesco d'Assisi aveva una sola invocazione per chiamare Dio: "Deus meus et omnia", 'Tu sei ogni cosa', oppure letteralmente 'mio Dio e mio tutto'. Io penso che quando ancora si confonde la religione con la fede è perché non si è fatta una vera esperienza di Dio. C'è un passo della Bibbia in 1Re: "Dio disse ad Elia: «Va' fuori e fermati sul monte, davanti al SIGNORE». E il SIGNORE passò. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al SIGNORE, ma il SIGNORE non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma il SIGNORE non era nel terremoto. E, dopo il terremoto, un fuoco; ma il SIGNORE non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un mormorio di vento leggero. Quando Elia lo udì, si coprì la faccia con il mantello, andò fuori, e si fermò all'ingresso della spelonca; e una voce giunse fino a lui, e disse: «Che fai qui, Elia?»" Ecco Dio non è nel vento impetuoso ma nel mormorio di quello leggero, non è nei fasti e nelle strutture della religione (che è comunque e sempre cosa di uomini) ma nel silenzio dell'anima. E proprio lì scopri che siamo tutti uguali, tutte anime in pena fino a che non trovano la roccia su cui riposare.

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    1. Ciao Juan, Portentoso Oste mescitore di saggezza, ti ringrazio per il commento che è così bello che non mi sento di aggiungere altro. Un caro saluto.

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    2. un grazie a te che proponi sempre argomenti interessanti ed espressi in modo chiaro e stimolante!

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    3. Belin, mi fai arrossire, davvero, spero di farlo, tento, Grazie Juan.

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  18. Riconoscere Dio negli altri uomini è arrivare alla comprensione del mistero della vita... non tutti vi riescono. Un post che emana amore e umiltà. Sei davvero una bella persona. Un saluto dal cuore.

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  19. Riconoscere Dio negli altri uomini è arrivare alla comprensione del mistero della vita... non tutti vi riescono. Un post che emana amore e umiltà. Sei davvero una bella persona. Un saluto dal cuore.

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    1. Rosanna, io ti ringrazio tanto, però non sono affatto una bella persona, sono solo un viandante con la polvere sulle scarpe, come tutti. Vorrei avere la tua capacità di esprimermi in poesia. Un grosso abbraccio.

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  20. Arrivo in ritardo, come mio solito! Non aggiungo niente, visto che col divino ho un rapporto molto particolare e conflittuale, però dico che ti invidio per la tua profonda spiritualità.
    Lo dico davvero.

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    1. Ti ringrazio Nick, ma non c'è niente da invidiare. Tutto normale, sono semplici riflessioni che nascono quando incontri persone che vogliono leggerti la vita senza neanche conoscerti.

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  21. La tua posizione è molto vicina al pensiero buddhista, che concepisce la divinità non come un'entità astratta, ma come l'uomo stesso, e in particolare la sua anima illuminata, che si oppone a quella oscura. :)

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    1. Ciao Chiara, benvenuta. Forse, anche se rifuggo dall'idea Buddhista che l'azione primaria sia quella interiore, esclusivamente interiore. Diciamo che sono più figlio dell'umanesimo rinascimentale, dove l'uomo è padrone del proprio destino, non rinnegando il divino ma riconoscendolo nel bello e agendo attuando scelte consapevoli tra il "bene" e il "male". Credo che la spiritualità sia disciplina, scelta, elaborazione e azione, trovo poco attinente all'uomo la passiva accettazione di riti fine a se stessi. Ovvio che la mia matrice cattolica influenzi il modo di elaborare certi concetti. Credo che Dio, si più, molto di più di quello che ci viene raccontato. Sicuramente riconosco il sacro e il Divino "nell'altro da me" senza necessità di una sorta di catechesi indotta.

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  22. Bellissimo post, odio i pulpiti pure io.
    E detesto chi non è coerente con quanto predica.
    Ti racconto questo aneddoto, che si commenta da solo.
    Ero al liceo ed avevo una compagna di classe tutta casa e chiesa, una bigotta da paura, una che pure faceva corsi di catechesi ai bambini. Un giorno un'altra compagna di scuola le ha chiesto la gomma in prestito. La sua cristiana e caritatevole risposta è stata ... no, perché si consuma!!!! E giuro che ha detto esattamente così, ero lì davanti. Sono rimasta pietrificata.
    Sono passati tantissimi anni, ma io non potrò mai dimenticare quella scena.
    Per me rimane ancora oggi l'immagine dell'ipocrisia.
    Io non so a cosa credo sinceramente, ma in qualcosa credo. Di sicuro nelle persone che, come te, hanno l'amore dentro. Io non sono così brava.

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    1. Squitty, il tuo aneddoto è significativo, perché come vedi... i censori, i "son tutto io", poi cadono come pere marce, e cadono nei dettagli. Per il resto, non sono così bravo come dici, anzi. Però è bello sentirselo dire.

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  23. Assistendo mio padre nei ricorrenti suoi ricoveri ho passato tante ore in ospedale. Ho visto di tutto, dall'incompetenza alla professionalità dalla disorganizzazzione più totale alla efficienza ...
    una cosa però me la sento di dire: c'è più spiritualità tra le corsie di un ospedale che tra le panche di una chiesa.

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    1. Ciao Silvia, benvenuta. Quello che conta è sempre fare del proprio meglio, essere corretti e non giudicare a priori. Io credo nello spirito di fratellanza, poi gli orientamenti religiosi sono una cosa privata.

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  24. Ciao Max, mi permetto di dirti la mia opinione. Io, come forse tu saprai sono credente, vedo in te più cristianesimo che non in un cristiano che scrive di teologia a tutto andare. Vedere Cristo nell'altro è davvero credere in Dio.
    Spero di non scatenare qualche polemica. Abbraccio sempre per te. <3

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    1. Sono le parole più belle che potevo desiderare di sentirmi dire. Grazie Anna.

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