scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ****************************************************************************************************************** USQUE AD FINEM

sabato 22 aprile 2017

Epistula non erubescit, figuratevi io. Facezie oltremodo inutili




Molto bene, è il caso di dirlo. L'aver diradato la pubblicazione dei post è servita. Magari non ne ha beneficiato questo blogghetto ma sicuramente ha giovato al detentore dello stesso, il sottoscritto, ovviamente.
Ho avuto modo di seguire le mie vicende personali con più attenzione e ho avuto modo di leggere gli articoli degli amici blogger con calma e senza fretta. Per fortuna ci sono loro, il web è altrimenti impestato di personaggi inquietanti, davvero.
Un milione di Blog e siti, e altrettante vaccate in rete. Nulla di male, rientra tutto nel quadro dell'economia generale. Ho letto di scrittura, di come si dovrebbe scrivere, di cosa è giusto scrivere, sull'opportunità di scrivere o non scrivere, di quanto siano tutti assolutamente inadeguati rispetto ai grandi della letteratura. Addirittura ho letto critiche feroci e prese di posizione da parte di autonominati guru della penna e del calamaio che mai si sono cimentati o che non sono mai stati pubblicati. I guru, per intenderci, sono quelli che non fanno ma insegnano, che ti spiegano la vita senza viverla realmente. Dei Buddha, anzi soltanto ciccioni come Buddha, anzi personaggi che di ciccione hanno solo l'ego smisurato. Li adoro. Mi riconciliano con il mondo quando mi trovo a pensare che la vita è uno schifo, mi dico: "Beh, non sono ancora sceso così in basso, faccio cose, muovo il culo, agisco, non vivo di vetrine virtuali dispensando massime e interpretazioni personali spacciandole per sacrosante verità."
Tra i blogger che seguo (alcuni sono nel mio blog roll e altri nell'elenco di letture dei blog seguiti offerta da blogspot), ho trovato spunti interessantissimi. Ho letto con vero piacere la splendida Marina Guarneri (c'è sempre da imparare da lei, fidatevi); mi sono gustato gli articoli di quel gran paraculo sagace e intelligente blogger che risponde al nome di Salvatore Anfuso 😇 (anche da lui c'è da imparare, fidatevi nuovamente di me), in grado di toccare tasti dolenti come pochi sanno fare; ho seguito il percorso del Jolly raccontato così bene da Chiara Solerio. Questo breve elenco per citare soltanto alcuni blogger che si sono occupati di scrittura, ma ce ne sono altri ovviamente. Tralascio tutti gli altri blogger che seguo, per alcuni provo sincero affetto e lo sanno (nevvero Patricia Moll?), soltanto perché, come me, diversificano maggiormente le tematiche dei post. Durante queste giornate emotivamente pesanti mi sono anche divertito, e in qualche occasione ho trovato spunti di riflessione, di questo li ringrazio, tutti.
Come sapete io scribacchio, e incidentalmente pubblico, ma di scrittura non ne parlo mai, non esprimo giudizi e non fornisco indicazioni di sorta. Scribacchio, sì. Lo faccio per piacere personale ma anche nella speranza di diventare abbastanza bravo da lasciare un giorno testimonianza del mio passaggio su questa terra. Inutile nascondersi, è giusto dirlo. Chi scrive per se stesso si prendesse un cazzo di diario personale da riporre nel cassetto e non rompesse le palle, direbbe la mia vicina di casa. Non ho consigli da dare, non ho nulla da insegnare, non sono in grado di indicare la giusta via per diventare scrittori. Come i primi uomini, sono armato soltanto di pietra focaia e tento di accendere un fuoco. Lavoro sodo per cercare di controllarlo, questo benedetto fuoco. Diciamo che sono in itinere, figuriamoci se mi permetto di salire in cattedra. Vedremo, chissà, boh.
Una cosa però posso dirla, ma riguarda indicazioni di massima che attengono tanto alla scrittura come alla vita di tutti i giorni: lavorate sodo, sperimentate, rischiate esponendovi con i vostri lavori al pubblico, non giudicate ciò che non siete in grado di fare o di capire. Insomma non rompete le scatole agli altri e scrivete, scrivete punto e basta, se è ciò che amate fare. Qualcosa succederà.
Nella scrittura c'è vita, diversa, diversificata, migliore, peggiore, c'è tutto e non c'è niente. Può essere totalizzante o alienante. Ma c'è vita. Scrivere non è soltanto riportare fatti, descrivere emozioni, non è soltanto cronaca del mondo o costruzione di altri mondi, è di più. Qui mi tocca citare un tipo strambo, ma strambo davvero eh: “La scrittura e le cose non si somigliano. Tra esse, Don Chisciotte vaga all’avventura.
Va bene, ho concluso la tiritera. Che due palle vero? Hahahaha, piatto del giorno: Cabbasisi scaramellati, come direbbe un mio amico siciliano.
Buon proseguimento e state sereni, c'è posto e spazio per tutti, puntare il dito è facilissimo, è nel capire e comprendere il prossimo che sta la differenza. Nel capire se stessi la difficoltà maggiore.

Ok, ora vi lascio, vado a ubriacarmi e a prendere pessime decisioni 😉



                                               Somewhere over the rainbow, way up high... 

© 2017 di Massimiliano Riccardi

lunedì 3 aprile 2017

Inutili facezie. Cazzeggio in merito ai colori della nostra vita


Il blog è fermo da circa un mese, pazienza. Nessuna analisi da proporre, nessuna disamina sui massimi sistemi. Propongo soltanto un paio di riflessioni nel mio consueto modo sgrammaticato. Armatevi di pazienza e comprensione e vogliatemi bene. È stato un periodaccio 😃
Giornate intere passate a fare cose, risolvere problemi. Può capitare anche, ad esempio, di tornare a casa dopo dodici ore di notte trascorse a sentire urla, contenere gli impeti di un anziano che perde il senno a causa dell'ospedalizzazione, tranquillizzare un giovane uomo terrorizzato perché colpito da infarto. Ore passate a "fare cose", interminabili ore. Somministrare farmaci, combattere contro la voglia di urlare a causa dell'allucinante e ipnotico cicaleggio dei monitor, delle pompe infusionali che si bloccano e chiedono attenzione come se fossero vive e in grado di chiamarti. Sempre con gli occhi sulle tracce elettrocardiografiche attenti a eventuali modifiche. Tralasciamo il sangue, la merda, la morte, il dolore, la noia, la delusione, sono dettagli sempre compensati dalla consapevolezza di aver fatto tutto al meglio per la salute dei tuoi pazienti. Può capitare di essere stanchi di tutto ciò, cazzarola, la notte è fatta per dormire. 
Così si dice. 
Dentro di te c'è del buio, spesso e consistente, assonnato, puzzolente, rabbioso.
Torni a casa e il tuo nano è già sveglio, pronto per andare all'asilo. Inganna il tempo prima di incominciare la sua giornata. Vorresti soltanto andare a dormire, ma ti imponi di dedicargli del tempo. È giusto. Fa bene al cuore. Lo guardi.

Gesti minuti. Sguardi stupiti. Risate argentine. Gioia.
I movimenti sono goffi, senza un vero scopo preciso, così sembra. Manipolazione della materia, contatto con il reale.
Ti guardo giocherellare con le formine e i pennarelli. Sono stupito da come oggetti solidi e con uno scopo preciso si trasformino in mezzo per creare altro. I colori fluiscono come pensieri lasciati liberi, finalmente. C'è confusione e apparente disarmonia. L'improbabile è solo nei miei occhi di adulto, ovviamente.
Le immagini hanno un senso, alla fine. Figure di case, abbozzi di alberi, persone. È rassicurante per un adulto riconoscere qualcosa di famigliare.
Il flusso potente è però nei colori. Il rosso e il giallo, dinamico e caldo sfondo. Il tratteggio di nero che spicca lontano, come un confine violato dal resto della follia cromatica. Verde, arancione, blu, rosa, azzurro, e nuovamente rosso arancione e giallo. Arcobaleni che non hanno linea e direzione attraversano le immagini. Il vero senso del disegno, forse.
Scoperta. Speranza. Sogni. Fiducia. Tutto appare chiaro. Non c'è limite. 
Il foglio bianco sembra non essere in grado di contenere la marea montante delle emozioni. Spruzzi e sprazzi di colore tentano di lasciare la superficie. Non sono tratteggi timidi. Forzano lo spazio, lo superano. Travalicano l'ordine costituito dai bordi del foglio. Il fulcro del disegno è il centro. L'esplosione di cromatismi che si irradia. C'è senso di libertà in tutto ciò. Tutto appare possibile. In effetti, tutto è possibile quando si hanno cinque anni e i colori sono semplicemente particelle di anima, sentimento, risate e pianto. Pensieri che prendono forma e impalpabile lucentezza. Non c'è soddisfazione al termine dell'opera, c'è voglia di passare ad altro. Moto continuo, moto perpetuo. Voglia di esplorare, sperimentare, osare.
Vorrei avere la tua visione, ritornare a quel periodo dove tutto partiva dal centro, da noi stessi. Quando i confini erano ancora da definire, anzi, quando i confini apparivano qualcosa di sconosciuto. Prima che la vita, il lavoro, le regole, le convenzioni sociali, il "si fa così", ingabbiassero il naturale desiderio di essere un tutt'uno con la luce, l'aria, il sole, il cielo, la vita. Conserverò quel disegno, come tutti gli altri del resto, ma già catalogarlo e conservarlo è fargli torto. La tua tavolozza è molto più grande, quelli che conservo sono solo tasselli di un disegno più vasto. L'immaginifico e il concreto si confondono. Quello che è vero non è vero, e per questo ancora più reale. Non si tratta di semplice fantasia, c'è del lavoro dietro. La costruzione di un mondo che parte dal profondo e che attraverso il gesto di piccole mani ancora goffe, cerca di toccare altri mondi, infiniti mondi ancora da scoprire.

Luce.



© 2017 di Massimiliano Riccardi