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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

domenica 21 agosto 2016

55 giorni a Pechino, ovvero Il signor Rossi nel far west 2. Caxxeggio semiserio, pseudo storico



Tempo di estate tempo di…
No, non di estaté, piuttosto di svago, caxxeggio, leggerezza. Problemi personali, drammi umanitari a parte.
Riprendo un discorso iniziato con il post intitolato "Il signor Rossi nel Far West, caxxeggio semiserio, pseudo storico" che trovate QUI. Voglio nuovamente occuparmi della presenza storica di Italiani nei posti più impensati e resi celebri dalla cinematografia americana. Presenza storica ignorata o citata sommessamente dai cineasti americani. Ovviamente la parte frivola è quella dedicata al film di cui vi parlerò, massimo rispetto invece per i veri protagonisti della vicenda che combatterono e morirono in terre lontane.
Nel 1963 esce il film " 55 giorni a Pechino" un Kolossal dai toni epici con attori del calibro di Charlton Heston, Ava Gardner, David Niven, John Ireland, e molti altri. Le musiche furono composte da Dimitri Tiomkin, compositore con all'attivo quattro premi oscar e almeno una decina di nominations.
Una piccola curiosità che segnalo per gli amanti del mondo Nippo è la presenza nel cast di un giovane attore e futuro regista: Juzo Itami, che sotto lo pseudonimo di Ichizo Itami interpreta il colonnello Goro Shiba. Per gli amanti delle arti marziali abbiamo il cinese Yuen Siu Tien maestro dei film di Kung Fu anni '70.
Il film, sicuramente sensazionale per quei tempi, di grande presa emotiva per le scene di massa e gli scontri cruenti e con l'immancabile intermezzo rosa dei protagonisti principali, riscosse molto successo.

 La storia prende il via da un fatto realmente accaduto nel 1900 nella Cina dominata dalla decadente dinastia Qing anche nota come dinastia Manciù: la rivolta dei Boxer.
L'influenza straniera, espressa dal colonialismo più becero, rischiava di ridurre la Cina come già erano ridotte l'africa e i restanti Paesi sotto il dominio delle nazioni europee. Uno scenario che vede l'imperatrice vedova Ci-Xi intimorita dalla potenza militare occidentale e resa debole dalle lotte intestine tra fazioni, totalmente succube e inizialmente connivente. La totale ingerenza negli appalti per la costruzione di infrastrutture, monopolio delle miniere, richieste sempre più pressanti di vaste zone territoriali gestite autonomamente dai Vari governi occidentali, disprezzo assoluto delle tradizioni e della cultura cinese con autentiche invasioni di missionari cristiani che addirittura pretendevano lo status attribuito ai cinesi di altissimo rango, come ad esempio la richiesta del 1899  di equiparazione dei vescovi cattolici ai Governatori Generali. La linfa vitale della Cina, il commercio interno e l'esportazione poco a poco stava passando nelle mani degli imperi e delle nazioni europee. Tutto ciò favorì il malcontento e la nascita di movimenti che cercavano di contrastare l'arroganza del "barbaro straniero".
La base sociale di questa presa di coscienza avvenne nelle scuole di Kung Fu, diffusissime e attive nella salvaguardia, tutela ed educazione del popolo. Le prime organizzazioni si dettero il nome di Yihetuan, ovvero "Gruppi della giustizia e dell'armonia". Questi gruppi di autodifesa, per altro già attivi da tempo immemore, con un'azzardata traduzione dei cronisti e dei missionari occidentali vennero assimilati a dei banali centri di addestramento pugilistico, il passo per ridurre tutto alla denominazione di Boxer fu semplice.
Il disagio sociale e le rivendicazioni del popolo sfociarono in vere e proprie rivolte armate con eccidi di europei, sabotaggi di industrie gestite da occidentali, omicidi di cinesi convertiti al cristianesimo, sino ad arrivare all'uccisione per le strade di Pechino del plenipotenziario tedesco barone Klemens Freiherr von Ketteler e  all'assalto e conseguente assedio del quartiere delle ambasciate a sud della "Città Proibita" centro nevralgico del potere Imperiale. Per la prima volta l'esercito imperiale, con il tacito consenso dell'imperatrice, si schiera con i rivoltosi capeggiati dai temibili Boxer.

Battaglie cruente e massacri fecero della capitale del "celeste impero" un luogo di sangue e di morte. Questo è in buona sostanza l'antefatto di questo kolossal.
Il film è comunque godibile, seppur narrato dal punto di vista occidentale, dove i "bianchi", come al solito sono i buoni.
Cosa c'entrano gli Italiani? Perché sostengo che la cinematografia americana ci ha sempre snobbato, per lo meno nei film prima degli anni '70? Perché cavoli, oserei dire stracavoli, in quelle vicende storiche così lontane c'era anche il signor Rossi, anzi, moltissimi signor Rossi. Nel film vediamo solo aitanti Marines, gentiluomini inglesi, baronesse russe, granitici tedeschi, ecc.. E noi? Qualche fugace apparizione, una fanfara dei bersaglieri alla fine sullo sfondo, come se niente fosse … e sticazzi, direbbe un fine dicitore, non fummo solamente comparse, oibò, perdinci e pure per Giove. Dati alla mano:
- un battaglione di fanteria
-un battaglione di Bersaglieri
-una batteria di mitragliatrici
- un ospedale da campo
-un distaccamento del Genio Militare
-un drappello di Carabinieri
- Forze di marina sbarcate dalla Torpediniera "Calabria" e dall'incrociatore "Elba"
Si stima che i combattenti dei battaglioni a ranghi ridotti e delle altre forze ammontassero a 83 ufficiali e a 1882 tra sottufficiali e truppa, queste le cifre del corpo di spedizione inviato dal governo Italiano in soccorso alle Ambasciate.
Gli scontri iniziali e l'immediato contatto con il nemico videro come protagonisti  i marinai delle navi all'ancora e dirottati velocemente a protezione degli europei.
Gli Italiani si distinsero, oltre che nella tutela delle Legazioni straniere anche nella difesa della cattedrale di Pe-Tang dove si erano rifugiati circa 3500 civili. Rimasta isolata, lontana dal resto delle truppe europee e accerchiata da soverchianti forze nemiche, 41 marinai resistettero, insieme a centinaia di civili abili alle armi. Combatterono ferocemente, respingendo a più riprese gli attaccanti sino all'arrivo dei soccorsi.
I caduti furono: Vincenzo Rossi, sottocapo; Filippo Basso, cannoniere scelto; Cesare Sandroni, cannoniere; Alberto Autuori, cannoniere; Ovidio Painelli, trombettiere; Ermanno Carlotto, sottotenente di vascello; Leonardo Mazza, marinaio; Francesco Zola, cannoniere; Giuseppe Boscarini, marinaio; Francesco Melluso, cannoniere scelto; Antonio Milani, sottocapo cannoniere; Francesco Manfron, cannoniere; Pietro Marielli, sottocapo cannoniere; Damiano Piacenza, cannoniere scelto; Adeodato Roselli, cannoniere scelto; Luigi Fanciulli, cannoniere; (?) Danese, marinaio; Giovanni Colombo, marinaio.




















Bene, spero che questo intermezzo storico cinematografico vi sia piaciuto. 
Ovviamente ho dovuto necessariamente condensare e riassumere. Confido di essere riuscito a rendere interessante questo post coniugando un film finito quasi nel dimenticatoio e un fatto storico oramai lontano nel tempo e riposto in un cantuccio remoto della memoria collettiva del nostro Paese.

Buon proseguimento e buona estate a tutti.




© 2016 di Massimiliano Riccardi

34 commenti:

  1. quando avevo visto il film in televisione (tra l'altro mi era piaciuto e mi piace molto) notando gli italiani mi ero interessato alla vicenda

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    1. Stessa cosa per me, ricordo di aver provato un moto di orgoglio accompagnato da delusione dopo aver scoperto quanto fummo in realtà presenti in quelle vicende. Al di la delle valutazioni etiche sull'argomento colonialismo, resta un filmone, se ne fanno pochi così al giorno d'oggi, spettacolo e intrattenimento puro.

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  2. Ho visto "55 giorni a Pechino" almeno tre volte da bambino, conservo il ricordo anche dei soldati Italiani, ma ti ringrazio per l'ottimo ripasso e il post, questa rubrica è una figata ;-) Cheers!

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    1. Grazie Cassidy, non sono al tuo livello ma ci provo lo stesso. Il cinema è un grande amore.

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  3. Purtroppo siamo "noi" i primi a denigrare queste nostre esperienze storiche, conosco molti che in nome di un malinteso senso dell'antifascismo sputano su ogni esperienza militare italiana fuori dai confini, la tacciano di "imperialismo fascista" a prescindere (anche se all'epoca Mussolini era ancora un lattante) e dichiarano che dorevmmo vergognarci, infatti i loro sodali al governo se ne vergognano a tal punto che anche sui libri di storia vengono descritte come crimini contro l'umanità, quasi... Povera Italia!

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    1. Motivo per cui, ridendo e scherzando, mi piace commemorare i nostri "vecchi", nota che ho voluto omaggiare i caduti citandoli uno per uno.

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  4. Bravo Max! Bel post per rendere onore a chi non se lo è mai visto riconoscere.

    E poi, se proprio fosse il posto giusto farei una piccola polemica dove scrivi....

    ... disprezzo assoluto delle tradizioni e della cultura cinese con autentiche invasioni di missionari cristiani che addirittura pretendevano lo status attribuito ai cinesi di altissimo rango, come ad esempio la richiesta del 1899 di equiparazione dei vescovi cattolici ai Governatori Generali.... ma non mi sembra il caso di entrare nel discorso del fondamentalismo religioso :)))
    Onde per cui perciò... taccio! :)

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    1. Grazie Patri, sono contento tu abbia colto nel segno. Io sono un fautore del conservare la memoria storica. Quello dell'ingerenza religiosa fu per i cinesi un tasto dolente, una religione sconosciuta imposta dalle superpotenze di allora, ovviamente per meglio assoggettare quei popoli.
      Diciamo che io sono a favore del preservare la tradizione a patto che i guardiani siano interessati a conservare il fuoco piuttosto che le ceneri :D
      Bacione grande.

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    2. Io ritengo che tutte le radici storiche e culturali vadano conservate bene e studiate a fondo per capire chi siamo, da dove veniamo e come abbiamo fatto per arrivare dove siamo arrivati.
      Chi distrugge tutto, che siano civiltà diverse o monumenti o libri o comunque tutto quello che è sapere diverso dal nostro è un mostro.
      Quanto al fuoco.... certi guardiani lo mantengono ben acceso tanto le ceneri sono le nostre

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    3. Verissimo Patri. In merito al fuoco della tradizione alludo a ciò che c'è di positivo in esse, per ceneri alludo al retaggio di cose deteriori e anacronistiche.

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    4. Io sono più prosaica di te. Mi riferisco alla tradizione dei roghi reali e metaforici, quelli di streghe ed eretici e quelli non reali a cui vengono sottoposti tutti quelli che pensano, dicono e hanno tradizioni diverse.
      Nelle tradizioni e quindi in quel poutpourry di storia arte cultura e folclore ci sono cose stupende e che andrebbero rivalutate perchè sì, sono positive. Poi, ci sono anche i preconcetti contro...

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    5. In questo senso, come darti torto. Qui a genova nel frontone dell'ex ospedale per reduci c'è inciso sul marmo a caratteri cubitali: "la guerra insegna che l'uomo dalla storia non ha mai imparato nulla". Direi che si può benissimo riportare per tutto il resto delle vicende umane.
      Ma belin, la pianti di avere sempre ragione? hahahahaha

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  5. Evviva il ritorno di Maximillian e delle sue facezie! Tra l'altro siamo tornati attivi nello stesso giorno (e forse, da alcune ore, ti hanno anche cominciato a fischiare le orecchie ^^).

    Il mio ex commercialista ha scritto un libro sulla rivolta dei boxer e uno sull'esercito imperiale cinese. Per caso hai usato qualcosa di suo per la documentazione? Si chiama Luca Tesi.

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    1. Ciao Ivano, bene, bene, siamo tutti rientrati, vado a vedere da te. No, non conosco il testo di Luca Tesi ma vado a cercarlo, eccome se vado a cercarlo. Il post (molto approssimativo per altro), è costruito grazie a vecchie reminiscenze, archivio on line per i dati sui caduti, e un libro di mio nonno che si chiama "In Cina contro i Boxer" (tra l'altro con grande dispiacere l'ho perso in qualche trasloco, era un ricordo).

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  6. Ho capito il campanilismo... ma in questo caso il nemico chi sarebbe??? XD Mi astengo via :D
    Comunque, questo film del pleistocene mi manca XD

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    1. Eeeeh Glò, bella domanda, diciamo che oggi come allora tutti quelli in doppio petto o cilindro che mandano la gente a farsi ammazzare. In merito al film, spettacolo puro, spettacolo come solo allora sapevano fare.

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  7. Il film non l'ho mai visto, però sembra carino. Dei boxer non sapevo nulla, molto interessante.

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    1. Sì, è carino, secondo me se ti piacciono i filmoni di una volta merita. Quella dei Boxer è una vicenda interessante

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  8. ahhh..questi cazzeggi come mi piacciono, forse perchè io ho poco da cazzeggiare, ma invece ho molto da lavorare e se mi fanno spensieratamente volare gli altri come te Massi , è una goduria..
    Noi italiani , a parte ( una volta=italians do it better..la pizza la pasta e la moda) siamo proprio gli ultimi della fila. Macchiette messe ogni tanto nelle pellicole per mostrare cose assolutamente ridicole e fuori tempo.
    MA battiamoci il petto noi stessi tre volte: pronti sempre ad esaltare gli altri contro noi stessi...critici nei momenti sbagliati, fessacchiotti nei momenti giusti!
    Bacissimo afosissimo!

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    1. Grazie Nella, possono dire quello che vogliono, ma se da secoli vengono qui da noi a visitare le nostre città un motivo c'è, qualcosa abbiamo fatto nella storia, piccolezze eh, tipo il rinascimento o altre bazzecole.
      Afa AFa AFA AFAAAAA, qui si muore di caldo. Bacio afosissimo anche da parte mia.

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  9. Complimenti per la facezia... e comunque un'indagine storica non è mai un cazzeggio :-D. Mi espongo al pubblico ludibrio dicendo che non ho mai visto "55 giorni a Pechino" e che ora mi è venuta voglia di vederlo... :-D

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    1. Ciao Darius, grazie. Metto le mani avanti dicendo cazzeggio, sono un amatore ma non uno storico professionista. Per quello che riguarda il film, è il classico Kolossal di quei tempi, intrattenimento puro.

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  10. Spesso cinema e storia vanno a braccetto.
    Saluti a presto.

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    1. Ciao Vincenzo, vero. Un salutone anche a te.

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  11. Leggo con colpevole ritardo ma apprezzo tantissimo: splendido post!
    L'evento storico mi appassionò molto, ricordo il romanzo "Donna imperiale" con cui Pearl S. Buck raccontò gli eventi dal punto di vista dell'imperatrice.
    Se ti capita, invece, ti consiglio il capolavoro epico "Boxer Rebellion" di Chang Cheh, un kolossal anni '70 strepitoso che ci fornisce la versione cinese degli eventi. Con il solito Richard Harrison che fa il tedesco, mi pare: arti marziali, storia ed epica, una vera delizia ;-)

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    1. Ma che ritardo, figurati, i post di tutti noi son lì a disposizione. Il romanzo e il film che mi consigli li cerco senz'altro. Harrison, poverino, lo beccavi dovunque nei filmetti made Hong Kong. Grazie Lucius, grazie davvero.

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  12. Neppure io ho visto il film, ma ho un vago, vaghissimo ricordo della rivolta dei Boxer. Reminiscenze scolastiche? Mah ....
    Hai scritto un post molto ricco ed interessante,bravo.

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  13. Mi ricordo il film molto vagamente, perché lo vidi da bambina e forse era un po' complicato da capire a livello socio-politico. Molto più immediati erano i kolossal come "I dieci comandamenti" e "Cleopatra". Questi film però hanno il pregio di incuriosirti, infatti qualche tempo dopo avevo letto qualche notizia sulla rivolta dei Boxer in Cina. Il problema è che in generale della storia e cultura orientale si sa poco, a meno che non si sia dei veri appassionati.

    Anch'io, come ora avrai letto, appartengo alla sterminata famiglia dei Rossi! :-) Mio padre, ad esempio, aveva combattuto in Africa come carrista durante la II Guerra Mondiale. Avevo recensito sul blog una bella raccolta di lettere, telegrammi e cartoline dei prigionieri italiani di guerra nei cosiddetti "campi dimenticati", quelli in Africa dove era stato anche lui.

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    1. Ciao Cristina, spero che questo giochino pseudo storico ti sia piaciuto. Comunque sia, hai colto il punto, scrivo di queste cose proprio perché anche a casa mia ho alcuni signor Rossi che hanno combattuto nei vari teatri di guerra. Puoi farmi sapere in che divisione era il Papà carrista? Non dirmi che era nella "Ariete"...

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    2. Ciao Massimiliano, il giochino mi è piaciuto, anche perché di solito quando si nomina la parola "Storia" si sente una pesante sonnolenza.

      Purtroppo non riesco a rispondere alla tua domanda sul papà carrista, perché è mancato da più di vent'anni e all'epoca ero troppo giovane e immatura per ascoltare con attenzione i suoi racconti di guerra. Lui comunque aveva combattuto in Libia, ed era stato preso prigioniero dagli inglesi a Sidi el-Barrani, quindi prima di el-Alamein.

      Se ti interessa il libro che ho recensito, si chiama "Verrà pure quel giorno", testimonianze di guerra da campi dimenticati." Lo trovi al seguente link:
      http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/2013/09/verra-pure-quel-giorno-testimonianze-di.html

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    3. Ho capito, battaglia disastrosa poca comunicazione tra le forze corazzate italiane e con carri insufficienti, lì avevamo i carri leggeri CV35 e gli M11/39, si bucavano come il burro, ci volevano le palle per scendere in battaglia contro quelli inglesi che erano pesantemente corazzati. Oltre 100.000 militari Italiani catturati e migliaia di morti. Grazie per la segnalazione del libro.

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    4. Era andata proprio così, purtroppo, come dici tu. Mio papà aveva sicuramente un M11/39... Mi hai fatto venire in mente che potrei un domani indagare presso il Distretto Militare di Milano - era stato arruolato là - per avere più informazioni.

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    5. I nostri soldati... io non dimentico, e ne parlo ogni volta che posso.

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