scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM
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martedì 16 febbraio 2016

Facezie in merito all'insostenibile leggerezza del... persistere



Vi propongo uno spunto di riflessione. 
La situazione politica, sociale, economica, meriterebbe ben più ampie discussioni di quelle scaturite dopo le notizie dei vari telegiornali. Voglio spingere quindi il livello di provocazione proponendo un passaggio di Silvano Agosti. Un artista a tutto campo, un filosofo, che dice cose necessariamente forti usando concetti brutali. Paradossi. Calci in culo. Parole che solo un poeta può essere in grado di dire, perché libero.
Non voglio nemmeno sottolineare quanto mi trova concorde la linea - non linea di questo grande intellettuale, non è importante e non è necessariamente vero che io sia in sintonia con lui. Ho vissuto tutto questo come una provocazione. Certo è che mi son trovato a pensare molto attentamente su ciò che il sistema attuale offre. Ascoltando Agosti non si percepiscono disamine pacate, se non nei toni e nella modulazione della voce, ma scrolloni e schiaffi verso la morale corrente. Siamo realmente schiavi senza catene? Non mi riferisco alla prigionia di fatto, ma piuttosto alla libertà intellettuale che "dovrebbe" portare a non ripetere vecchi schemi. Alla valorizzazione delle qualità imprescindibili dell'uomo che sono altro rispetto ai valori imposti dal potere, che sono altro rispetto all'umanità.
Ascoltate questi pochi minuti di dialogo.

Ognuno tragga le sue conclusioni.





© 2016 di Massimiliano Riccardi

lunedì 14 dicembre 2015

Il post Natalizio più inutile del mondo, facezie tra il banale e lo psichiatrico



Un po' per vezzo un po' per noia ripropongo uno dei primissimi post di questo blog, è passato un anno dalla sua apertura (anche se è operativo e a pieno regime da circa sette otto mesi). Scrissi allora un piccolo sfogo.
Considerando gli avvenimenti che hanno caratterizzato questo 2015 che si sta per concludere devo dire che rileggendolo ho trovato tutto attualissimo. In merito alle vicende della vita, le mie considerazioni sono sempre disincantate e velate di amarezza.
Devo dire che gli accadimenti e la schiacciante realtà hanno svolto il loro ottimo lavoro nello spegnere le illusioni della gioventù, posso però affermare che la speranza è invece sempre pronta a essere alimentata da quello che di buono e bello mi circonda: una pacca sulla spalla di incoraggiamento da parte di un amico, il sorriso e la gioia del mio piccolo bambino, i gesti di altruismo di chi mi circonda, compresi coloro che conosco solo virtualmente e da luoghi lontani sono stati cari e gentili con me, l'amore della mia Donna che sopporta un energumeno di un metro e novantacinque totalmente fuori di testa.
Però, però perbacco, si fa fatica a restare saldi e retti in questo mondaccio infame dove tutto concorre a spegnere e annichilire il bello, il buono e il giusto.
Si tira avanti? Ma certo che sì.
Mai come ora i massimi sistemi hanno poco senso, le ideologie sono così lontane e inutili. Verrà il momento dove gli uomini di buona volontà, singolarmente, in piedi con gambe forti e ben divaricate sui cumuli di macerie della società dell'odio e dell'indifferenza ricominceranno a costruire rapporti veri e veramente umani. Singolarmente ma uniti da quella che un poeta definì "corrispondenza di amorosi sensi".  Accadrà? È già in atto ma non siamo più capaci di coglierne i segnali? Non lo so, ai saggi l'ardua sentenza.
Ecco, qui sotto il delirio del post del 2014. Auguri né, tanto per dire.


"E' Natale, siamo tutti più buoni. Nessuno farà cattivi pensieri, Non ci saranno azioni malvagie. Finalmente concordia tra gli uomini. Finiranno le guerre di religione. Stop all'odio razziale. Per la prima volta  qualcuno prenderà in mano un libro scoprendo che la maggior parte delle cose sono già state scritte o dette e si sentirà meno originale. Finalmente la cultura, la bellezza, l'arte, l'amore, prenderanno il posto della volgarità, della bruttezza morale, dell'ipocrisia. La cattiveria verrà bandita. Respiriamo quest'aria di fratellanza. Siamo tutti fratelli sotto questo cielo. 
Però, cavoli, a giudicare dagli scandali, dalla corruzione, dalla quantità di omicidi, dalle stragi, dalla quantità di perfidia e malevolenza, fratelli e figli  della stessa Puta Madre."


© 2015 di Massimiliano Riccardi.

martedì 17 novembre 2015

Più inutile del solito, facezie in merito al Divino o all'umano troppo umano


Tempo fa, partecipando a una discussione su un sito letterario, ebbi un piccolo scontro verbale con un affermato intellettuale, o presunto tale. La discussione aveva preso il destro da una domanda posta da un'aspirante scrittrice che chiedeva consiglio in merito al suo desiderio di scrivere un libro che trattasse di Dio. Come spesso capita si uscì dal tema e dal semplice pour parler si era arrivati al dileggio delle altrui opinioni. Fui accusato di grettezza e di poca comprensione degli aspetti spirituali della questione, di essere troppo materialista e troppo vicino a ciò che è tangibile e di conseguenza banale e triviale nell'affrontare la questione. È passato molto tempo da quel dibattito, oggi posso affermare che forse aveva ragione il mio interlocutore, ma posso anche dire che non è necessariamente un fatto negativo. Così, per gioco, vi propongo la mia lettera di risposta, scritta dopo l'ennesimo insulto e accusa di scarsa profondità intellettuale.

"Come volevasi dimostrare, non riesci a non offendere. Vuoi parlare di Dio? Ti racconto qualcosa su Dio e sulla fede: La scorsa notte, insieme alla mia collega abbiamo ripristinato la funzionalità respiratoria di una donna, madre e nonna, mentre ci adoperavamo mettendo in atto tutto quello che la scienza e la tecnica ci offre per intervenire in questi casi mi sono ritrovato a fissare quegli occhi spaventati, terrorizzati. La mano di quella signora si è stretta sul mio braccio. Cercandomi, chiamandomi silenziosamente. Io continuavo nel mio lavoro cercando di apparire calmo tentando di non distrarmi. Mentre gli applicavo il respiratore automatico mi sono reso conto delle vane parole che tutti noi stavamo pronunciando. La donna continuava a fissarmi. A quel punto anche la mia collega si è bloccata, siamo rimasti in silenzio ad aspettare che la macchina svolgesse il suo lavoro supportando quel mantice sfiancato che era la cassa toracica di quella persona. Poi quando la situazione si è stabilizzata, mi sono seduto sul bordo del letto. Odore di sudore, di urina, di paura della morte. Occhi negli occhi, io e la signora ci siamo guardati. Nuovamente mi ha poggiato la sua mano fredda e sudata sul braccio, mi ha accarezzato come solo una madre sa accarezzare, sempre fissandomi. Siamo rimasti tutti in silenzio, io sentivo ancora il tepore che l'adrenalina ti lascia dopo un'azione convulsa, mi godevo il lieve tremore che indica che il corpo può finalmente rilassarsi. La stanza era in penombra a eccezione della luce gialla e quasi liquida sul letto della paziente. C'ero io, c'era la mia collega, c'era il medico di guardia, di fianco c'era un'altra paziente che dal letto vicino sommessamente diceva: «brava Rosina, brava, è andato tutto bene.»
Alle quattro di mattina, incidentalmente, ho incontrato Dio. Capita spesso nel mio lavoro di incontrarlo, sguardi fugaci, veloci incontri senza troppo soffermarsi. Seduto sul bordo di quel letto, guardando quella donna che mi sorrideva a fatica ho pregato. Una preghiera antica. Una preghiera che dice più o meno così: «io ci sono, sono qui per te, non ti lascio.» 
In anni di Pronto Soccorso, unità coronarica, neurochirurgia, mi sono ritrovato a rimettere in asse ossa spezzate, sono passato dal massaggiare un cuore fermo o a defibrillare un cuore impazzito sino a raccogliere le feci di un malato terminale che non controlla gli sfinteri. Impari a sapere quello che vali e, contemporaneamente, l'assolvere  compiti sgradevoli ti insegna l'umiltà. È una grande scuola di vita. Sono cieco e sordo come dici tu? Può darsi. Hai ironizzato dicendo servo vostro, lo reclamo io quel diritto. Io dico Servo Vostro. È un privilegio non per tutti. Questa è la mia pratica religiosa. Dio lo incontro nelle persone. E ora davvero vi lascio a disquisizioni più dotte delle mie e smetto di annoiarvi. Dania vuoi scrivere un libro che parla spesso di Dio, scrivi di te, della tua vita, delle sconfitte e delle vittorie. Di teologia hanno scritto tanto e sicuramente menti più eccelse delle nostre. Parla di te, del tuo essere una persona umana, vedrai che il Divino trasparirà in ogni rigo che metterai su carta."

Tutto qui, ognuno ha le sue opinioni, le mie sono sicuramente discutibili, addirittura risibili, però sicuramente mai tenterò di imporle e sarò sempre pronto a modificarle in virtù di quello che la vita e le altre persone possono insegnarmi. Sicuramente odio i pulpiti.
Un grande che stimo, il buon vecchio Oscar, una volta disse: " In un tempio tutti dovrebbero essere seri, tutti fuorché l'oggetto del culto".
Io, ogni tanto, mi permetto di unirmi al Nostro Signore nel sorridere con lui.

Così, tanto per dire.

© 2015 di Massimiliano Riccardi

sabato 22 agosto 2015

Facezie... Il potere degli stupidi - Tratte da una riflessione di Carlo "Maria" Cipolla


Nel titolo ho lasciato volutamente il secondo nome Maria, ovviamente è frutto di un equivoco volutamente provocato dal professor Cipolla che pubblicava aggiungendo una M subito dopo il primo nome.
Ma veniamo al sodo.

Sono molti gli stimoli che ci scrollano dal torpore e che portano a valutare quello che è il mondo circostante con desolante lucidità. Immancabilmente, come fosse una costante matematica osserviamo la presenza degli stessi personaggi, facce diverse, nomi diversi, ma caratteristiche antropologiche identiche. 
Non è difficile comprendere come il potere politico o economico o burocratico accresca il potenziale nocivo di una persona stupida. Ma dobbiamo ancora spiegare e capire cosa essenzialmente rende pericolosa una persona stupida; in altre parole in cosa consiste il potere della stupidità.
Essenzialmente gli stupidi sono pericolosi e funesti perché le persone ragionevoli trovano difficile immaginare e capire un comportamento stupido. Una persona intelligente può capire la logica di un bandito. Le azioni del bandito seguono un modello di razionalità: razionalità perversa, se si vuole, ma sempre razionalità. Il bandito vuole un «più» sul suo conto. Dato che non è abbastanza intelligente per escogitare metodi con cui ottenere un «più» per sé procurando allo stesso tempo un «più» anche ad altri, egli otterrà il suo «più» causando un «meno» al suo prossimo. Tutto ciò non è giusto, ma è razionale e se si è razionali lo si può prevedere. Si possono insomma prevedere le azioni di un bandito, le sue sporche manovre e le sue deplorevoli aspirazioni e spesso si possono approntare le difese opportune.
Con una persona stupida tutto ciò è assolutamente impossibile. Come è implicito nella Terza Legge Fondamentale*, una creatura stupida vi perseguiterà senza ragione, senza un piano preciso, nei tempi e nei luoghi più improbabili e più impensabili. Non vi è alcun modo razionale per prevedere se, quando, come e perché, una creatura stupida porterà avanti il suo attacco. Di fronte ad un individuo stupido, si è completamente alla sua mercé.
Poiché le azioni di una persona stupida non sono conformi alle regole della razionalità, ne consegue che:
a) generalmente si viene colti di sorpresa dall’attacco;
b) anche quando si acquista consapevolezza dell’attacco, non si riesce ad organizzare una difesa razionale, perché l’attacco, in se stesso, è sprovvisto di una qualsiasi struttura razionale.
Il fatto che l’attività ed i movimenti di una creatura stupida siano assolutamente erratici ed irrazionali, non solo rende la difesa problematica, ma rende anche estremamente difficile qualunque contrattacco – come cercare di sparare ad un oggetto capace dei più improbabili ed inimmaginabili movimenti. Questo è ciò che Dickens e Schiller avevano in mente quando l’uno affermò che «con la stupidità e la buona digestione l’uomo può affrontare molte cose» e l’altro che «contro la stupidità gli stessi Dei combattono invano».
Occorre tener conto anche di un’altra circostanza. La persona intelligente sa di essere intelligente. Il bandito è cosciente di essere un bandito. Lo sprovveduto è penosamente pervaso dal senso della propria sprovvedutezza. Al contrario di tutti questi personaggi, lo stupido non sa di essere stupido. Ciò contribuisce potentemente a dare maggior forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastatrice. Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo lo stupido comparirà improvvisamente a scatafasciare i tuoi piani, distruggere la tua pace, complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, appetito, produttività – e tutto questo senza malizia, senza rimorso, e senza ragione. Stupidamente.

Sempre, lo stupido, ha un'altissima opinione di sé. Di solito è specializzato in qualcosa che lo vede eccellere per cui si arroga il diritto di contrastare chiunque. Ci riesce. Molto spesso. Persevera, senza motivo. Stupidamente.

© 2015 di Massimiliano Riccardi