Tempo fa, partecipando a una discussione
su un sito letterario, ebbi un piccolo scontro verbale con un affermato
intellettuale, o presunto tale. La discussione aveva preso il destro da una
domanda posta da un'aspirante scrittrice che chiedeva consiglio in merito al
suo desiderio di scrivere un libro che trattasse di Dio. Come spesso capita si
uscì dal tema e dal semplice pour parler si era arrivati al dileggio delle
altrui opinioni. Fui accusato di grettezza e di poca comprensione degli aspetti
spirituali della questione, di essere troppo materialista e troppo vicino a ciò
che è tangibile e di conseguenza banale e triviale nell'affrontare la questione.
È passato molto tempo da quel dibattito, oggi posso affermare che forse aveva
ragione il mio interlocutore, ma posso anche dire che non è necessariamente un
fatto negativo. Così, per gioco, vi propongo la mia lettera di risposta,
scritta dopo l'ennesimo insulto e accusa di scarsa profondità intellettuale.
"Come volevasi dimostrare, non riesci
a non offendere. Vuoi parlare di Dio? Ti racconto qualcosa su Dio e sulla fede:
La scorsa notte, insieme alla mia collega abbiamo ripristinato la funzionalità
respiratoria di una donna, madre e nonna, mentre ci adoperavamo mettendo in
atto tutto quello che la scienza e la tecnica ci offre per intervenire in
questi casi mi sono ritrovato a fissare quegli occhi spaventati, terrorizzati.
La mano di quella signora si è stretta sul mio braccio. Cercandomi, chiamandomi
silenziosamente. Io continuavo nel mio lavoro cercando di apparire calmo
tentando di non distrarmi. Mentre gli applicavo il respiratore automatico mi
sono reso conto delle vane parole che tutti noi stavamo pronunciando. La donna
continuava a fissarmi. A quel punto anche la mia collega si è bloccata, siamo
rimasti in silenzio ad aspettare che la macchina svolgesse il suo lavoro
supportando quel mantice sfiancato che era la cassa toracica di quella persona.
Poi quando la situazione si è stabilizzata, mi sono seduto sul bordo del letto.
Odore di sudore, di urina, di paura della morte. Occhi negli occhi, io e la
signora ci siamo guardati. Nuovamente mi ha poggiato la sua mano fredda e
sudata sul braccio, mi ha accarezzato come solo una madre sa accarezzare,
sempre fissandomi. Siamo rimasti tutti in silenzio, io sentivo ancora il tepore
che l'adrenalina ti lascia dopo un'azione convulsa, mi godevo il lieve tremore
che indica che il corpo può finalmente rilassarsi. La stanza era in penombra a
eccezione della luce gialla e quasi liquida sul letto della paziente. C'ero io,
c'era la mia collega, c'era il medico di guardia, di fianco c'era un'altra
paziente che dal letto vicino sommessamente diceva: «brava Rosina, brava, è
andato tutto bene.»
Alle
quattro di mattina, incidentalmente, ho incontrato Dio. Capita spesso nel mio
lavoro di incontrarlo, sguardi fugaci, veloci incontri senza troppo
soffermarsi. Seduto sul bordo di quel letto, guardando quella donna che mi
sorrideva a fatica ho pregato. Una preghiera antica. Una preghiera che dice più
o meno così: «io ci sono, sono qui per te, non ti lascio.»
In anni di Pronto Soccorso, unità coronarica,
neurochirurgia, mi sono ritrovato a rimettere in asse ossa spezzate, sono
passato dal massaggiare un cuore fermo o a defibrillare un cuore impazzito sino
a raccogliere le feci di un malato terminale che non controlla gli sfinteri.
Impari a sapere quello che vali e, contemporaneamente, l'assolvere compiti sgradevoli ti insegna l'umiltà. È una
grande scuola di vita. Sono cieco e sordo come dici tu? Può darsi. Hai
ironizzato dicendo servo vostro, lo reclamo io quel diritto. Io dico Servo
Vostro. È un privilegio non per tutti. Questa è la mia pratica religiosa. Dio
lo incontro nelle persone. E ora davvero vi lascio a disquisizioni più dotte
delle mie e smetto di annoiarvi. Dania vuoi scrivere un libro che parla spesso
di Dio, scrivi di te, della tua vita, delle sconfitte e delle vittorie. Di
teologia hanno scritto tanto e sicuramente menti più eccelse delle nostre.
Parla di te, del tuo essere una persona umana, vedrai che il Divino trasparirà
in ogni rigo che metterai su carta."
Tutto qui, ognuno ha le sue opinioni, le
mie sono sicuramente discutibili, addirittura risibili, però sicuramente mai
tenterò di imporle e sarò sempre pronto a modificarle in virtù di quello che la
vita e le altre persone possono insegnarmi. Sicuramente odio i pulpiti.
Un grande che stimo, il buon vecchio
Oscar, una volta disse: " In un tempio tutti dovrebbero essere seri, tutti
fuorché l'oggetto del culto".
Io, ogni tanto, mi permetto di unirmi al Nostro Signore nel sorridere con lui.
Così,
tanto per dire.
© 2015 di Massimiliano Riccardi