scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

martedì 30 maggio 2017

Insieme raccontiamo 21. Alle volte la speranza è un palloncino colorato


Nuovo appuntamento con Insiemeraccontiamo. Appuntamento 21°
Come sapete Patricia Moll lancia un incipit e noi partecipanti proseguiamo in base all'estro del momento e in base ai nostri gusti. Tutto nell'arco di 300 parole, la difficoltà del gioco consiste in questo.

Partecipo con gioia. Sull'onda dell'emozione, ma con gioia.


L'incipit di Patricia

Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.
Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong.
Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.
Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.
Come è bello il mondo… ma era bello davvero?

Il mio finale

Per un attimo il viso fu scosso da un tremito. Abbassò le mani. Lo sguardo corse sui lividi già vecchi che tinteggiavano di giallo la pelle delle sue braccia.
La radio continuava crudele. Di nuovo Elvis:
" Like a river flows
Surely to the sea
Darling, so it goes
Some things are meant to be…"
Già,
... come un fiume che scorre sicuro verso il mare. Dolcezza, funziona così
Certe cose sono destinate. Prendi la mia mano, prendi anche tutta la mia vita
perché non posso evitare di amarti...
Belle parole, purtroppo la sua vita era stata presa, ma non come cantava Elvis.
Guardò il suo bambino che disegnava tranquillo seduto al tavolino costruito dal nonno. Palloncini colorati ornavano i bordi. Non alzava mai lo sguardo quando era nel suo mondo di fantasia.
Erano fuggiti da quella casa con indosso soltanto una camicia da notte e un pigiamino. Alle spalle le urla del marito. 
Il tassista non aveva proferito parola mentre dallo specchietto guardava il suo viso tumefatto. Ricordava di aver sostenuto quegli sguardi, non era lei a doversi vergognare. Così come non aveva detto nulla il suo vecchio padre che l'aveva accolta. Un padre non ha mai bisogno di troppe parole, può solo esserci, sempre.
Altre note riempivano il vuoto. Si avvicinò al suo piccolo uomo. Gli accarezzò i capelli e si chinò a baciargli il capo.
Poteva ricominciare. Doveva ricominciare. Per lui. Lontano da tutto quel male, da quei gesti e quelle parole che feriscono.

Si lasciò trasportare dalle parole e dal Blues di Nina Simone. Nonostante alcune lacrime prepotenti e il nodo alla gola, sorrise. Tutto sommato il mondo poteva essere bello, davvero.




© 2017 di Massimiliano Riccardi

sabato 20 maggio 2017

Edgar Allan Poe - Quando l'inquietudine e il tormento si trasformano in arte


Voglio riproporre e riprendere un vecchio post pubblicato nel 2015 agli inizi del blog. Credo meriti, non fosse altro per il protagonista dell'articolo: Edgar Allan Poe.
Gli amanti della letteratura conoscono sicuramente questo grande scrittore, poeta e novellista americano. Chi non lo ha mai letto può comunque averlo incidentalmente incontrato attraverso le numerose riduzioni cinematografiche dei suoi racconti dell'orrore tanto in voga negli anni '60 spesso interpretate dal grande Vincent Price. Per non parlare dei cortometraggi, dei telefilm, delle serie tv, in questo caso superiamo  i 150 liberi adattamenti.
Voglio riassumere brevemente gli aspetti fondamentali della vita di questo personaggio che amo molto, senza alcuna pretesa da biografo improvvisato. Desidero soltanto mettere in evidenza una delle figure più emblematiche che hanno caratterizzato la passione per la letteratura della mia giovinezza. Diciamo che si tratta di un atto d'amore, sic et simpliciter.
Edgar Allan Poe, come dicevamo, fu un uomo inquieto, tormentato, vittima di se stesso e di un'epoca puritana che lo mantenne sempre ai margini, letto con interesse pruriginoso ma mai apertamente apprezzato. Ci volle il grande Charles Baudelaire, primo traduttore delle sue opere e ammiratore in Europa, perché questo immenso scrittore fosse conosciuto a livello mondiale. Altri artisti contemporanei di Poe, o di epoche immediatamente successive, trassero ispirazione dalla sua arte: Mallarmé (che divenne uno studioso di Poe); Jules Verne; lo scrittore e critico letterario giapponese Taro Hirai che addirittura assunse lo pseudonimo di Ranpo Edogawa versione fonetica anagrammata del nome di Poe; Lovecraft.
Il suo stile gotico produsse anche quella che può considerarsi la matrice primaria della letteratura gialla e poliziesca. Addirittura considerato precursore del metodo deduttivo che caratterizzò personaggi letterari della caratura di Sherlock Holmes.
Edgar (Allan) Poe nasce a Boston nel 1809, figlio di una coppia di attori girovaghi in perenni difficoltà economiche.
I primi anni della vita di Poe furono caratterizzati dalla miseria e dai disagi. Perse presto entrambi i genitori a causa della tubercolosi. Venne adottato, anche se in maniera non ufficiale, da John Allan, un ricchissimo mercante della Virginia. Successivamente la famiglia Allan si trasferì in Inghilterra, questo permise al giovanissimo Poe di accedere a studi regolari, rivelandosi immediatamente un lettore compulsivo e uno sfrenato amante della poesia e della musica.
Nel 1821  ritornò negli Stati uniti e frequentò l'Accademia di Richmond da cui venne cacciato nel 1825 a causa delle sue numerose intemperanze. Gli anni della gioventù furono caratterizzati da uno stile di vita dissipato, dal gioco d'azzardo, dal bere, dagli amori femminili tumultuosi. Fu decisivo l'anno 1826: la rottura con il padre adottivo, che si rifiutò di corrispondere ai debiti di gioco contratti da Poe durante il percorso formativo all'università della Virginia, portò al trasferimento a Boston dove pubblicò a sue spese "Tamerlano e altre poesie" che gli conferì  una prima fama.
Gli anni dal 1827 al 1932 sono poco documentati. Poe si arruola nell'esercito raggiungendo il grado di sergente maggiore, poi, in virtù del suo percorso scolastico, riesce a entrare all'accademia militare di West Point, ma anche in quel caso viene espulso per il poco rispetto della disciplina militare.
Intraprende la carriera giornalistica come redattore del "Gentleman's Magazine", pubblica articoli sull'"Evening Mirror", pubblica a puntate, su vari giornali, la maggior parte dei racconti che conosciamo. Tra alti e bassi, più bassi a dire il vero, la carriera di Poe prosegue offrendoci una vastissima produzione distribuita tra racconti, racconti brevi, poesie (ad esempio The Raven-Il corvo), romanzi. Tutte le sue opere sono pregne di riferimenti di volta in volta shakespeariani, di stampo metafisico, legati all'occultismo, cosmologici.
Tra i romanzi citiamo "Storia di Arthur Gordon Pym", "Il diario di Julius Rodman".  Racconti memorabili come: I delitti della Rue Morgue; Il mistero di Marie Roget; La lettera rubata; Lo scarabeo d'oro.
Significativi, e archetipi del romanzo gotico moderno, sono i racconti del terrore come: La caduta della casa degli Usher; Una discesa nel Maelström; Manoscritto trovato in una bottiglia; L'uomo finito; Mai scommettere la testa del diavolo; Ombra; Morella; Berenice; Re peste; Silenzio, e tanti altri.
Abbiamo anche la possibilità di gustarci le raccolte "Racconti del grottesco e dell'arabesco" 1840, "Racconti in prosa" 1843, "Racconti" 1845. Vasta è anche la produzione poetica e saggistica. 
Tutto l'impegno profuso e il lavoro, non portarono mai al giusto merito e all'agognata indipendenza economica.
La vita di Poe fu un susseguirsi di vicende dolorose, come la morte della giovane moglie a causa della tisi, la costante presenza di forme depressive che sfociarono addirittura in un tentativo di suicidio nel 1848.
Il vizio del gioco, l'alcolismo, la dissolutezza dei costumi, minarono la salute dell'uomo. Il culmine della vicenda umana di Edgar Allan Poe, assolutamente in linea con il personaggio, fu il ritrovamento dello scrittore in stato pre agonico in una stradina buia di Baltimora. Giorni convulsi, la città era protagonista di una movimentata e violenta campagna elettorale per nominare un rappresentante per lo Stato del Maryland al Congresso. Poe morì il 7 ottobre 1849 dopo quattro giorni di coma. Le cause della morte, attribuite a volte all'alcol piuttosto che alla sifilide o alla rabbia, non furono mai del tutto chiarite. Non fu mai eseguita un'autopsia, neppure sommaria.
Contribuì a creare un'aura di mistero il fatto che al momento del ritrovamento non indossasse vestiti suoi, addirittura di qualche taglia più grossa rispetto alla corporatura dello scrittore, e che le poche parole pronunciate prima di perdere definitivamente i sensi furono l'invocazione di un certo e mai identificato "Reynolds". Ulteriore stranezza è legata al fatto che Poe non avrebbe nemmeno dovuto trovarsi a Baltimora, in quanto atteso a Philadelphia per la revisione di un libello di poesie commissionato da una famiglia facoltosa di quella città. Viste le precarie condizioni economiche mai avrebbe rinunciato al lauto compenso per quel lavoro.
Malattia? Tumore cerebrale? Sifilide? Delitto? In questo caso probabilmente commesso da bande di reclutatori che esercitavano il "cooping", pratica criminale diffusa all'epoca per cui si rapivano ignari passanti e che, costringendoli con le minacce o dopo averli fatti ubriacare o drogare, venivano portati nei vari seggi per votare a ripetizione. Generalmente i malcapitati venivano abbandonati in qualche vicolo in stato di incoscienza.
Ancora oggi non è possibile  stabilire la verità.

Una piccola curiosità che ho scoperto, è legata alla critica feroce che Poe pubblicò sulla rivista Lady's Book nei confronti del letterato, patriota, musicista e scrittore Piero Maroncelli, compagno di sventure di Silvio Pellico allo Spielberg ed esule negli Stati Uniti, dove l'eroe del Risorgimento viene definito: " un poveraccio che arranca per le strade di New York". 


Un mistero moderno legato alla figura di Edgar Allan Poe è quello che riguarda "The toaster",  "Il brindatore". Un personaggio elegantemente vestito con il volto celato da una maschera. Ogni anno, Dal 1949 sino al 2009, la strana figura scivolava nel buio delle prime ore del mattino del 19 gennaio, giorno del compleanno di Edgar Allan Poe, compiendo una sua precisa routine: prima si versava un bicchiere di cognac e faceva un brindisi (in inglese una delle varianti del termine brindare è “toast”, da qui il suo soprannome “The Toaster”) alla memoria dello scrittore, e poi organizzava tre rose rosse in uno specifico ordine sulla pietra tombale, per poi svanire nella notte, lasciando la bottiglia di liquore mezza vuota. Nel 1993 lasciò un inquietante biglietto con scritto: "La torcia verrà passata". 

Già, la torcia verrà passata. Che significato ha questa frase? A chi verrà passata? Perché?


Non voglio approfondire. Sicuramente un virtuale passaggio del testimone è avvenuto per tutti coloro che scoprendo i suoi scritti hanno incominciato ad amare la letteratura anche grazie alle opere dell'autore dei più memorabili racconti dell'orrore, del grottesco, del mistero.



P.S.
Questo non è il genere di post cui è abituato chi mi segue abitualmente, lo dedico al blogger Nick Parisi in attesa che torni con il suo Nocturnia a trattare questo tipo di argomenti in modo sicuramente più professionale di me.

© 2017 di Massimiliano Riccardi

sabato 13 maggio 2017

Padri e figli



Tentativo di narrazione. Forse per un racconto lungo da inserire in una raccolta, oppure parte di un romanzo con attinenza in fase di progettazione. Boh, bozza nuda e cruda esposta al pubblico giudizio. Nulla di definitivo, tutto ancora da scrivere, correggere e migliorare... o cancellare.


… Riesco a immaginare la tua rabbia, ma ancora di più il tuo smarrimento. Perché di questo si tratta, in fondo. 
La violenza è spesso figlia della desolante paura di chi si sente in balia del mondo. C'è un confine, sottile ma profondissimo, che separa l'umana coscienza dall'animalesco dibattersi annichiliti dal terrore.
Dicevo di essere in grado di capire, ed è vero. Sono io stesso il risultato di quelle paure e turbamenti. Non ho dimenticato cosa significhi l'incertezza, il senso di inadeguatezza di fronte a una vita che si rivela piena di incognite.
Quando si è giovani esiste solo l'assoluto. Tutto ti schiaccia o ti esalta.
Tutto scorre, anche questo è vero. Non voglio però sminuire la questione raccontandoti che il tempo aggiusta sempre le cose.
Occasionalmente ci sentiamo come aggrappati a un masso mentre il turbinare delle acque ci passa sopra. Ci attraversa. Urliamo al cielo, non necessariamente per chiedere aiuto. Spesso semplicemente perché non vorremmo essere lì, non ci interessa nuotare e navigare quel fiume. Il desiderio di salvezza ci è estraneo. Ed è un urlo doloroso, che spacca i polmoni e risucchia i visceri, rende sordi. 
Sì, può capitare di desiderare il nulla. Non esistere. 
In questo non posso aiutarti. Io, se scaraventato sul ciglio del più profondo dei precipizi cercherei di restare aggrappato anche al più aguzzo e tagliente spunzone di roccia. Sono fatto così.
Ho osservato il tuo volto e ascoltato ciò che avevi da dire, più che fare attenzione alle accuse vomitate e alle parole dette con la bava alla bocca mi sono soffermato sul suono soffocato delle ultime sillabe, sullo scricchiolio della gola che cercava di deglutire, sulla sofferenza che c'era nelle vocali spezzate pronunciate, sul lamento monocorde e quasi impercettibile che scuoteva il mio cuore tra lo spazio dell'ultimo suono udibile e il roteare dei tuoi occhi che avrebbero voluto piangere, dire altro. C'era speranza inconfessata nei tuoi gesti. A questo mi aggrappo.
Avrei voluto abbracciarti. Non l'ho fatto. Ho lasciato vincere il tuo rifiuto. Ho scelto di essere odiato. Mi sono fatto agnello sull'altare di qualche dio bastardo che chiede sangue. Ora hai bisogno di questo? Ebbene io te lo offro. Usami come valvola di sfogo per tutta la desolazione che porti nel cuore.
Io ti sono padre. Il tuo dolore è il mio.
Non puoi capire adesso, lo so. Ora madre e padre hanno la consistenza di quella polvere maledetta che ti distrae da te stesso. Quello che non capisci è che mille volte verrai abbandonato e altre mille ritroverai quei genitori artificiali e infami che ti guardano beffardi, illusioni di benessere chimico. Oppure lo sai bene, e questo è il tuo modo per gridarci in faccia quanto siamo stati inadeguati con te. Allora che odio sia. Prenditela con me, non distruggere ciò che sei e che potrai ancora essere.
Se far parte della tua vita comporta ricevere sputi in faccia, allora ben vengano, se dare il mio nome al tuo furore è necessario per trovare una strada, fallo. Io ci sono, anche da lontano. Io ti sono padre. Ho le spalle larghe e le braccia forti, posso abbracciarti senza nemmeno toccarti. Si chiama amore.



© 2017 di Massimiliano Riccardi