Ho ascoltato con piacere le riflessioni di Erri de Luca, un
uomo portentoso, buono, ribelle. Ovviamente sono dispiaciuto per le vicende giudiziarie che lo coinvolgono per quello che è solo reato d'opinione. Ci
parla di emancipazione e di libertà, con parole semplici ma profonde. Ci
racconta dell'attrazione celeste. Quella spinta naturale, dal basso verso
l'alto, talvolta dolorosa, incessante. Il desiderio di emergere e occupare
spazio, vivere. Lotta contra la forza di gravità che ti schiaccia, ti riporta
al suolo riducendo la primitiva aspirazione di liberarti da ogni vincolo che
non riconosci come necessario al tuo sviluppo. "L'attrazione celeste"
usata come paradigma delle aspirazioni dell'uomo. Voglia di amare, desiderio di
conoscere, bisogno di completare il tuo essere umano condividendo pensieri, sogni.
Carne, sangue, gambe forti e potenti che tentano
il balzo nonostante la pressione che ti schiaccia. Pensieri che si innalzano
nonostante i vincoli delle catene di un ordine precostituito. Pressione,
impalpabile energia fatta di potere, convenzioni, arbitrario volere altrui che
ti riconduce a quello che altri vorrebbero tu fossi. Lotta contro i desideri
imposti, i bisogni artificiali creati ad arte per renderti desideroso di cose
di cui in realtà non avresti necessità. Lotta contro il tentativo di
impedirti di nutrirti degli umori della terra e come un albero occupare
prepotentemente lo spazio vuoto, vittorioso contro la forza di gravità che
tende a trattenere tutti i corpi al suolo. Come un albero, che pur rimanendo
ancorato, avvinghiato con le sue radici alla madre terra, ha rami, foglie,
fiori, frutti che si disperdono liberamente, scambio continuo. Libero. Forza
che si rigenera continuamente.
Nonostante tutto.
© 2015 di Massimiliano Riccardi
