Il blog è fermo da circa un mese, pazienza. Nessuna analisi da proporre, nessuna disamina sui massimi sistemi. Propongo soltanto un paio di riflessioni nel mio consueto modo sgrammaticato. Armatevi di pazienza e comprensione e vogliatemi bene. È stato un periodaccio 😃
Giornate intere
passate a fare cose, risolvere problemi. Può capitare anche, ad esempio, di
tornare a casa dopo dodici ore di notte trascorse a sentire urla, contenere gli
impeti di un anziano che perde il senno a causa dell'ospedalizzazione,
tranquillizzare un giovane uomo terrorizzato perché colpito da infarto. Ore
passate a "fare cose", interminabili ore. Somministrare farmaci,
combattere contro la voglia di urlare a causa dell'allucinante e ipnotico
cicaleggio dei monitor, delle pompe infusionali che si bloccano e chiedono
attenzione come se fossero vive e in grado di chiamarti. Sempre con gli occhi
sulle tracce elettrocardiografiche attenti a eventuali modifiche. Tralasciamo
il sangue, la merda, la morte, il dolore, la noia, la delusione, sono dettagli
sempre compensati dalla consapevolezza di aver fatto tutto al meglio per la
salute dei tuoi pazienti. Può capitare di essere stanchi di tutto ciò,
cazzarola, la notte è fatta per dormire.
Così si dice.
Dentro di te c'è del
buio, spesso e consistente, assonnato, puzzolente, rabbioso.
Torni a casa e il tuo
nano è già sveglio, pronto per andare all'asilo. Inganna il tempo prima di
incominciare la sua giornata. Vorresti soltanto andare a dormire, ma ti imponi
di dedicargli del tempo. È giusto. Fa bene al cuore. Lo guardi.
Gesti minuti. Sguardi
stupiti. Risate argentine. Gioia.
I movimenti sono
goffi, senza un vero scopo preciso, così sembra. Manipolazione della materia,
contatto con il reale.
Ti guardo giocherellare con le formine e i pennarelli. Sono stupito da come oggetti solidi e con uno scopo
preciso si trasformino in mezzo per creare altro. I colori fluiscono come
pensieri lasciati liberi, finalmente. C'è confusione e apparente disarmonia.
L'improbabile è solo nei miei occhi di adulto, ovviamente.
Le immagini hanno un
senso, alla fine. Figure di case, abbozzi di alberi, persone. È rassicurante
per un adulto riconoscere qualcosa di famigliare.
Il flusso potente è
però nei colori. Il rosso e il giallo, dinamico e caldo sfondo. Il tratteggio di
nero che spicca lontano, come un confine violato dal resto della follia
cromatica. Verde, arancione, blu, rosa, azzurro, e nuovamente rosso arancione e
giallo. Arcobaleni che non hanno linea e direzione attraversano le immagini. Il
vero senso del disegno, forse.
Scoperta. Speranza.
Sogni. Fiducia. Tutto appare chiaro. Non c'è limite.
Il foglio bianco
sembra non essere in grado di contenere la marea montante delle emozioni.
Spruzzi e sprazzi di colore tentano di lasciare la superficie. Non sono
tratteggi timidi. Forzano lo spazio, lo superano. Travalicano l'ordine
costituito dai bordi del foglio. Il fulcro del disegno è il centro.
L'esplosione di cromatismi che si irradia. C'è senso di libertà in tutto ciò.
Tutto appare possibile. In effetti, tutto è possibile quando si hanno cinque
anni e i colori sono semplicemente particelle di anima, sentimento, risate e
pianto. Pensieri che prendono forma e impalpabile lucentezza. Non c'è
soddisfazione al termine dell'opera, c'è voglia di passare ad altro. Moto
continuo, moto perpetuo. Voglia di esplorare, sperimentare, osare.
Vorrei avere la tua
visione, ritornare a quel periodo dove tutto partiva dal centro, da noi stessi.
Quando i confini erano ancora da definire, anzi, quando i confini apparivano
qualcosa di sconosciuto. Prima che la vita, il lavoro, le regole, le
convenzioni sociali, il "si fa così", ingabbiassero il naturale
desiderio di essere un tutt'uno con la luce, l'aria, il sole, il cielo, la
vita. Conserverò quel disegno, come tutti gli altri del resto, ma già
catalogarlo e conservarlo è fargli torto. La tua tavolozza è molto più grande,
quelli che conservo sono solo tasselli di un disegno più vasto. L'immaginifico
e il concreto si confondono. Quello che è vero non è vero, e per questo ancora
più reale. Non si tratta di semplice fantasia, c'è del lavoro dietro. La
costruzione di un mondo che parte dal profondo e che attraverso il gesto di
piccole mani ancora goffe, cerca di toccare altri mondi, infiniti mondi ancora
da scoprire.
Luce.
© 2017 di Massimiliano Riccardi
