scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM
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martedì 16 febbraio 2016

Facezie in merito all'insostenibile leggerezza del... persistere



Vi propongo uno spunto di riflessione. 
La situazione politica, sociale, economica, meriterebbe ben più ampie discussioni di quelle scaturite dopo le notizie dei vari telegiornali. Voglio spingere quindi il livello di provocazione proponendo un passaggio di Silvano Agosti. Un artista a tutto campo, un filosofo, che dice cose necessariamente forti usando concetti brutali. Paradossi. Calci in culo. Parole che solo un poeta può essere in grado di dire, perché libero.
Non voglio nemmeno sottolineare quanto mi trova concorde la linea - non linea di questo grande intellettuale, non è importante e non è necessariamente vero che io sia in sintonia con lui. Ho vissuto tutto questo come una provocazione. Certo è che mi son trovato a pensare molto attentamente su ciò che il sistema attuale offre. Ascoltando Agosti non si percepiscono disamine pacate, se non nei toni e nella modulazione della voce, ma scrolloni e schiaffi verso la morale corrente. Siamo realmente schiavi senza catene? Non mi riferisco alla prigionia di fatto, ma piuttosto alla libertà intellettuale che "dovrebbe" portare a non ripetere vecchi schemi. Alla valorizzazione delle qualità imprescindibili dell'uomo che sono altro rispetto ai valori imposti dal potere, che sono altro rispetto all'umanità.
Ascoltate questi pochi minuti di dialogo.

Ognuno tragga le sue conclusioni.





© 2016 di Massimiliano Riccardi

mercoledì 27 gennaio 2016

Post assolutamente inutile. Facezie sull'essere o non essere




Quando si ascoltano le notizie che imperversano su tutti i telegiornali si possono fare alcune cose, tra queste ci sono la totale indifferenza,  la totale compenetrazione e conseguente presa di posizione, oppure l'ascolto con interesse limitato al momento specifico poi più niente e passare ad altro.
A me, recentemente,  è capitata una cosa strana, ho viaggiato con la memoria al lontano 1999 e precisamente a un mattino particolare: la mattina in cui è nato il mio primogenito. Ebbene, dopo ore e ore di travaglio dolorosissimo per quella poveretta della mia ex moglie e un parto altrettanto difficile, spossato dalla tensione, in un momento di calma mi sono lasciato andare ai sogni, ho composto una filastrocca stupidotta per regalarla al mio bambino che apriva gli occhi su questo mondo:
Luna rossa Luna Gialla,
sarà un cerchio o una palla?
Luna Rossa  Luna Blu?
Che sia cerchio oppure  palla Luna è Luna, è sempre Luna.
Che sia Rossa Gialla o Blu sarà quello che vuoi tu.

Vi avevo avvisato che si trattava di una cosa molto sciocca, frutto della mente stanca di un neo papà che non dormiva da quasi ventiquattro ore. Ma tant'è è lì, conservata in una scatola dei ricordi di quell'evento insieme al bracciale da neonato che ti danno in ospedale, più  tante altre cose di quei primi giorni di mio figlio.

Quello che ha fatto riaffiorare quei ricordi è il dibattito sulle unioni civili e quant'altro ci gira intorno.
Come tutti ho le mie opinioni, sono saturo di pregiudizi più o meno consapevoli, ho il mio personale immaginario su ciò che considero famiglia. Però, perché c'è un però … come sempre sono i figli a educare, nel senso più stretto del termine, educere: tirare fuori. Memore di quell'impeto protettivo maldestramente tradotto in filastrocca, in mezzo a questo marasma ho fatto una semplicissima riflessione, e cioè che mai e poi mai mi schiererò contro l'amore. 
Non  mi interessano le convinzioni e le regole che la società si è data, non mi interessa davvero niente di tutto ciò.
Il discorso è talmente ampio, ne sono consapevole, da meritare ben più delle poche righe sgrammaticate di un blogger pret a porter, non voglio accusare o giudicare nessuno, non mi interessa. Voglio semplicemente affermare un personalissimo principio:  laddove c'è chi si ama e senza far del male a nessuno, lì c'è un progetto di vita. Lì ci DEVE essere il rispetto.
Il rispetto anche di quello che non capiamo e che ci sembra assurdo o semplicemente lontano dal nostro sentire.
In due uomini o in due donne che si amano, e che decidono di vivere insieme, vedo solo due persone che cercano il loro posto nel mondo, come tutti.
Se la società o le religioni ne fanno un problema di semplice biologia o di dogma sbagliano. La penso così. Una società che non è in grado di valorizzare gli individui per le singole specificità è una società sbagliata, una religione che rinchiude un concetto alto come l'amore in parametri fisiologici o funzionali alla procreazione è una religione sbagliata, oppure fraintesa.
Mi rendo conto di porgere il fianco alle critiche, pazienza.
Torna quindi il senso della filastrocca che a suo tempo ho dedicato al mio bambino. Torna il proponimento di proteggerlo e di essergli vicino sempre.  Non è il mio caso specifico, non ho figli omosessuali. Per ora visto che manca all'appello della certezza sugli indirizzi sessuali il piccolo Pietro che è ancora troppo piccino, ma mi sento di estendere questi sentimenti al mondo circostante. Con rispetto.
Perché che sia gialla oppure blu, che sia un cerchio o una palla …

… Luna è Luna, è sempre Luna. 



© 2016 di Massimiliano Riccardi

venerdì 3 luglio 2015

FURORE di John Steinbeck


Furore

Una libro che tutti dovrebbero aver letto almeno una volta nella vita. Una storia di lotte, di miseria, di speranza nonostante tutto e contro ogni tipo di avversità. Un romanzo duro, crudo, violento.

Il capolavoro di John Steinbeck, premio Nobel per la letteratura nel 1962.

Gli anni '30, un decennio buio della storia americana.
Un Paese segnato dalla crisi economica, devastato dalla disoccupazione, dalla siccità, dalla crescente criminalità che insanguina le grandi città, dalla siccità nelle campagne del midwest sino ad allora ricco e produttivo. Il viaggio della speranza di milioni di americani verso la terra promessa, la California.
La "Route 66" fa da sfondo e da filo conduttore in avventura epica alla ricerca del riscatto. Personaggi emblematici, bellissimi. La loro attualità è impressionante. La crisi mondiale che scuote la società moderna possiamo tranquillamente ritrovarla in quelle vicende passate e, chissà, magari trovare lo stimolo a far meglio.
Il romanzo, tra gli altri premi, vinse nel 1940 il premio Pulitzer. Lo possiamo considerare il romanzo simbolo della "grande depressione americana" degli anni '30.
L'impatto sul pubblico fu destabilizzante, per la prima volta la borghesia americana e le classi sociali meno colpite dalla crisi ebbero una visione chiara e drammatica del tracollo del Paese. Uno spaccato doloroso, dolente, angosciante, della vita della classe medio bassa in un america che si immaginava invincibile. Per la prima volta l'opinione pubblica deve fare i conti con un nuovo tipo di povertà, questa volta i miserabili non sono i soliti emarginati afroamericani e nemmeno gli immigrati, questa volta parliamo di bianchi anglosassoni e protestanti. Un duro colpo per benpensanti di allora. Una presa di coscienza brutale. Fu compreso che la miseria e la povertà potevano colpire chiunque se nella società i diritti non venivano garantiti a tutti. L'influenza sul pubblico fu tale da avere rilevanza politica nel sostenere e far accettare il "New Deal", cioè quell'insieme di riforme attuate dall'allora presidente Roosevelt mirate a risolvere la grave crisi economica.

---Trama tratta da Wikipedia-----------------------------------------

La vicenda narra l'epopea della 'biblica' trasmigrazione della famiglia Joad, che è costretta ad abbandonare la propria fattoria nell'Oklahoma a bordo di un autocarro e - attraverso il Texas Panhandle, il New Mexico e l'Arizona, lungo la Route 66 - a tentare di insediarsi in California, dove spera di ricostruirsi un avvenire. Nella stessa situazione si trovano centinaia di altre famiglie, sfrattate dalle case dove avevano vissuto per generazioni perché le banche a cui avevano chiesto i prestiti non rinnovano i crediti e confiscano i terreni spedendo le "trattrici" a spianare tutto, comprese le abitazioni in legno.
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Furore, il racconto della lotta dell'uomo contro l'ingiustizia, della tenacia nel cercare di rialzarsi quando sembra che non ci siano più speranze. Un romanzo epico nel senso più stretto del termine. Il romanzo più americano tra tutti i classici della letteratura americana. Consigliato.


© 2015 di Massimiliano Riccardi.

mercoledì 10 giugno 2015

Umberto Eco - 40 regole per parlare bene l'italiano


  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  15. Sii sempre più o meno specifico.
  16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  19. Metti, le virgole, al posto giusto.
  20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
            Almeno, non quando non serve.
     35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
     36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
     37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le   premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
     38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
    39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
    40. Una frase compiuta deve avere.
(tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000) Rubato dal sito ITALIANA-Lingua e Cultura
 Direi che impone una sana riflessione e una attenta autocritica a tutti quelli che, come me, si dilettano a giocare con le parole. Spesso quello che diciamo e scriviamo è questione di vita o di morte. Vita o morte del pensiero.
Massimiliano Riccardi

mercoledì 17 dicembre 2014

Bellissimo: MELANCHOLIA di Lars Von Trier

Film di grande impatto. I dialoghi contano poco. Immagini ed atmosfere che si susseguono come pennellate su di una tela fatta di tessuto grezzo e stropicciato. 
Personaggi emblematici, caratterizzati mettendo in evidenza i punti di forza e le debolezze dell'animo umano. 
Le due sorelle, due parti di un unica anima. La lotta per la vita, la protezione. Simboli potenti.
Il marito che all'ultimo istante fugge davanti all'inevitabile cercando una morte solitaria a simboleggiare l'uomo che da egoista abbandona tutti al loro destino dopo aver preso quello che poteva da questo pianeta. 
Il bambino, innocente, inconsapevole e mantenuto tale sino alla fine. Il futuro dell'umanità che si dissolve.
Un grande ritorno di un grande regista, qui la fantascienza c'entra poco, tutto ciò che scorre sotto i nostri occhi attiene piuttosto all'arte subliminale. Bellissimo.



© 2014 di Massimiliano Riccardi.