scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM
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sabato 12 maggio 2018

Liberi i miei versi di Patricia Moll



COME GIUNCO

Son come giunco
Al vento
mi piego
fino a piegar la fronte
a sfiorar la terra.
Mi ferisco e sanguino.
Ma quando
il vento tace
mi rialzo
e
vivo

Ho introdotto il post con una poesia, l'autrice è una persona conosciuta da molti di coloro che bazzicano la blogosfera: Patricia Moll

Devo dire che rimasi sorpreso il giorno in cui appresi che aveva pubblicato una sua raccolta di versi. Sapevo che amava la poesia, addirittura da qualche anno sulla mia bacheca campeggiano un paio dei suoi lavori. Poi, un giorno:

LIBERI I MIEI VERSI

"E che c... Ehm, perbacco"😉, mi dissi. "Finalmente ha preso il coraggio a due mani e si è lanciata senza pudore o timori di sorta".
Conosco Patricia come una persona generosa, intelligente. La sua vita ha seguito percorsi che, talvolta, hanno attraversato le terre oscure della sofferenza, della malattia, del dolore. Luoghi dove la speranza rimane l'ultima risorsa a cui aggrapparsi.
Cosa accade quando si entra nella terra desolata dell'indefinito futuro? Della piena e vibrante coscienza della nostra finitezza? Le risposte sono molteplici, non voglio annoiare con disquisizioni che aprirebbero innumerevoli e diverse considerazioni. Non voglio perché questo non è un post triste, questa è la celebrazione di una cara amica, di una Donna, di una madre e moglie. Di una Donna che ha vinto e che guarda ai territori desolati lasciati alle spalle con un sorriso beffardo, per poco, però, perché la sua attenzione è attirata dall'oggi, al massimo da un futuro ancora da costruire.
Come spesso accade alle persone sensibili, le semplici parole non bastano per descrivere ciò che anima quello spirito segreto che comunica con l'universo. Che parla al Tutto in modo semplice, ma meraviglioso. Come meravigliosa è la naturalezza dello sbocciare delle gemme a primavera, o l'aprirsi di un banco di nubi dopo la tempesta.

Invito tutti a cliccare QUI. Acquistate la raccolta di LIBERI I MIEI VERSI.
Il prezzo è irrisorio, quasi simbolico. Quindi datevi da fare. Lasciate il primato dell'avarizia a me che son genovese,  acquistate.


Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo.
                                   Alda Merini

lunedì 3 aprile 2017

Inutili facezie. Cazzeggio in merito ai colori della nostra vita


Il blog è fermo da circa un mese, pazienza. Nessuna analisi da proporre, nessuna disamina sui massimi sistemi. Propongo soltanto un paio di riflessioni nel mio consueto modo sgrammaticato. Armatevi di pazienza e comprensione e vogliatemi bene. È stato un periodaccio 😃
Giornate intere passate a fare cose, risolvere problemi. Può capitare anche, ad esempio, di tornare a casa dopo dodici ore di notte trascorse a sentire urla, contenere gli impeti di un anziano che perde il senno a causa dell'ospedalizzazione, tranquillizzare un giovane uomo terrorizzato perché colpito da infarto. Ore passate a "fare cose", interminabili ore. Somministrare farmaci, combattere contro la voglia di urlare a causa dell'allucinante e ipnotico cicaleggio dei monitor, delle pompe infusionali che si bloccano e chiedono attenzione come se fossero vive e in grado di chiamarti. Sempre con gli occhi sulle tracce elettrocardiografiche attenti a eventuali modifiche. Tralasciamo il sangue, la merda, la morte, il dolore, la noia, la delusione, sono dettagli sempre compensati dalla consapevolezza di aver fatto tutto al meglio per la salute dei tuoi pazienti. Può capitare di essere stanchi di tutto ciò, cazzarola, la notte è fatta per dormire. 
Così si dice. 
Dentro di te c'è del buio, spesso e consistente, assonnato, puzzolente, rabbioso.
Torni a casa e il tuo nano è già sveglio, pronto per andare all'asilo. Inganna il tempo prima di incominciare la sua giornata. Vorresti soltanto andare a dormire, ma ti imponi di dedicargli del tempo. È giusto. Fa bene al cuore. Lo guardi.

Gesti minuti. Sguardi stupiti. Risate argentine. Gioia.
I movimenti sono goffi, senza un vero scopo preciso, così sembra. Manipolazione della materia, contatto con il reale.
Ti guardo giocherellare con le formine e i pennarelli. Sono stupito da come oggetti solidi e con uno scopo preciso si trasformino in mezzo per creare altro. I colori fluiscono come pensieri lasciati liberi, finalmente. C'è confusione e apparente disarmonia. L'improbabile è solo nei miei occhi di adulto, ovviamente.
Le immagini hanno un senso, alla fine. Figure di case, abbozzi di alberi, persone. È rassicurante per un adulto riconoscere qualcosa di famigliare.
Il flusso potente è però nei colori. Il rosso e il giallo, dinamico e caldo sfondo. Il tratteggio di nero che spicca lontano, come un confine violato dal resto della follia cromatica. Verde, arancione, blu, rosa, azzurro, e nuovamente rosso arancione e giallo. Arcobaleni che non hanno linea e direzione attraversano le immagini. Il vero senso del disegno, forse.
Scoperta. Speranza. Sogni. Fiducia. Tutto appare chiaro. Non c'è limite. 
Il foglio bianco sembra non essere in grado di contenere la marea montante delle emozioni. Spruzzi e sprazzi di colore tentano di lasciare la superficie. Non sono tratteggi timidi. Forzano lo spazio, lo superano. Travalicano l'ordine costituito dai bordi del foglio. Il fulcro del disegno è il centro. L'esplosione di cromatismi che si irradia. C'è senso di libertà in tutto ciò. Tutto appare possibile. In effetti, tutto è possibile quando si hanno cinque anni e i colori sono semplicemente particelle di anima, sentimento, risate e pianto. Pensieri che prendono forma e impalpabile lucentezza. Non c'è soddisfazione al termine dell'opera, c'è voglia di passare ad altro. Moto continuo, moto perpetuo. Voglia di esplorare, sperimentare, osare.
Vorrei avere la tua visione, ritornare a quel periodo dove tutto partiva dal centro, da noi stessi. Quando i confini erano ancora da definire, anzi, quando i confini apparivano qualcosa di sconosciuto. Prima che la vita, il lavoro, le regole, le convenzioni sociali, il "si fa così", ingabbiassero il naturale desiderio di essere un tutt'uno con la luce, l'aria, il sole, il cielo, la vita. Conserverò quel disegno, come tutti gli altri del resto, ma già catalogarlo e conservarlo è fargli torto. La tua tavolozza è molto più grande, quelli che conservo sono solo tasselli di un disegno più vasto. L'immaginifico e il concreto si confondono. Quello che è vero non è vero, e per questo ancora più reale. Non si tratta di semplice fantasia, c'è del lavoro dietro. La costruzione di un mondo che parte dal profondo e che attraverso il gesto di piccole mani ancora goffe, cerca di toccare altri mondi, infiniti mondi ancora da scoprire.

Luce.



© 2017 di Massimiliano Riccardi

martedì 24 gennaio 2017

La vibrante protesta


Con questo post susciterò lo sdegno di molti, l'ilarità di tanti, e perderò più della metà dei commentatori che carinamente mi vengono a trovare. Vorrò loro bene ugualmente. Dunque, e se giuro che non lo faccio più? Può bastare a farmi perdonare😃

Ho assistito alle manifestazioni anti Trump. Sono cose che aprono il cuore, la libertà/dovere di manifestare contro uno stato di cose che non si ritiene giusto è un atto sacro. Il dissenso, l'indignazione, sono tutte espressioni di libertà. Nulla da dire, solidarietà a chi ha la forza, il tempo, il coraggio di esprimere la propria opinione. 
Piccola parentesi, QUI trovate il link di una valente autrice e traduttrice (Silvia Pareschi) che in prima persona ha testimoniato con la sua presenza fisica il disgusto nei confronti del nuovo corso. 
Questo personaggio, il Trumpone, è pericoloso, oltre che a essere evocativo di ben altri tempi bui e sconfortanti. È giusto sancire il modo che ha scelto di presentarsi.
Ok, stop.

Adesso fermiamoci e proviamo a dimenticarci di Trump. Sgraviamoci della naturale avversione nei confronti di personaggi simili. Siamo sicuri di essere sempre presenti a noi stessi? Vigili nel condannare e segnalare atti o comportamenti esecrabili? Sempre? Oppure ci facciamo trascinare dall'onda delle campagne contro Tizio e contro Caio tralasciando, dimenticando, ignorando le malefatte di chi è riconoscibile e accettato come "uno de noartri"?

Adesso voglio provare a lanciare un sassetto sul vetro della finestra della stanza dove si riuniscono quelli bravi, quelli che fanno sempre la cosa giusta, i politicamente corretti, e qui arriveranno gli insulti o ancor peggio gli sberleffi. L'unica cosa che chiedo è di non attribuirmi schieramenti pro o contro qualche personaggio, in questo caso sentitevi pure mandati a prendere da tergo quel certo non so che di consistenza parenchimale 😎 
Mi divertirò soltanto ad aggiungere una piccola nota polemica, un banale pour parler tra amici. Esco per qualche istante dal coro. Non credo ci sia nulla di male, ogni tanto fa bene. Ed è pure giusto. Siamo tra persone ragionevoli no?
Noto che l'opinione pubblica in generale è sin troppo reattiva quando si tratta di contrastare un nemico evidente, appariscente, ben identificato. Quindi non me la prendo con chi nello specifico ha voluto manifestare disgusto per quello che è accaduto, anche a me sono tremati i polsi all'idea di sapere a capo di una delle superpotenze nucleari un personaggio di tal fatta.
Quello che osservo è il torpore nei confronti di situazioni consolidate, assolutamente negative, che possono minare coloro che sono considerati dei beniamini o alterare lo stato di calma relativa. Sì perché se sale al governo un democristiano che però è diventato segretario del PD non posso mica stare tanto a menarla, sono comunque di sinistra … quindi … ok, non sarà il massimo però …
E se mi eleggono un presidente americano democratico dopo quel minchione di Bush? Per di più di origini afro? Cazzo, e mi nomina pure la Clinton. Aricazzo, la moglie di Bill, il democraticissimo Bill amico di tutte le fellatrix del mondo. Perbacco, una donna come Segretario di Stato … non si può che gioire.
Infatti io ho gioito quando Obama ha vinto le elezioni.
Poi, però …
Come sempre c'è un però.
Vediamo un po' al netto degli accadimenti di questo ultimo periodo: otto anni di guerra sotto il mandato di Obama nei vari teatri bellici del mondo, in primis Iraq e Afghanistan. Sono un po' tanti per poter affermare che ci lasciamo alle spalle un periodo di pace per andare incontro a chissà quale devastazione. Ma anche lì … non l'ha mica iniziata lui la guerra. Però nemmeno l'ha fermata.
Quindi?
Quindi niente, sorvoliamo, e che stamo a fa le pulci stamo? 😀
Io sono convinto che Trump sia un emerito imbecille, un pericolosissimo emerito imbecille, ma credo anche che tutta la genia di radical chic ai vertici dell'informazione, della politica e della stampa, abbia lasciato correre su troppe cose. Come dire, bisogna rompere i coglioni, giustamente, al brutto e cattivo, ma le marachelle degli amichetti...
Spero che si sia capito che parlare di Trump è servito soltanto per affrontare ben altro tema. Mi piace parlare di coerenza senza usare toni ieratici, preferisco stuzzicare il toro che dà del cornuto al cervo. Mi sarebbe piaciuto tanto rivolgere una domanda ad alcuni amici: "ma perché, cazzarola, per riconoscere il demonio c'è bisogno che si vesta da diavolo con tanto di forcone ed emanazioni di zolfo? Per smuovervi bisogna farvi un disegnino affinché possiate capire? Sì, perché Trump è pericoloso, ma è un pericoloso che ci mette la faccia, tutto lì. È uno stronzo, lo vedi e lo rifiuti. E il resto? Tutto ciò che è mascherato da democrazia e ci sta fottendo da anni a botte di social, di telegiornali fuffa, di partite di calcio, di distrazioni televisive soporifere? Mentre pezzo per pezzo si sono sgranocchiati il nostro Paese mettendo sul lastrico milioni di famiglie, eliminando diritti conquistati con lacrime e sangue, infami Jobs act e quant'altro, dove erano i girotondi di Morettiana memoria, le adunate oceaniche al Circo Massimo (io c'ero) come quelle antiberlusconiane?". Ribadisco lacrime e sangue, perché c'è chi veramente ha sofferto e lottato per i diritti dei lavoratori, sono i distratti e i lacunosi in termini di memoria che hanno cancellato decenni di storia della nostra Repubblica.

Io penso che la sinistra, tutta, i democratici tutti, debbano compiere una profondissima riflessione. Credo fermamente che dietro le bandiere al vento della pace, della libertà e della democrazia ci sia un miliardo di persone, di lavoratori, di disoccupati, di oppressi, che hanno potuto soltanto guardare il culo di questi alfieri che portavano insegne e stendardi.
Lo abbiamo visto in Italia con gli accadimenti di questi ultimi anni, lo abbiamo visto in Francia con l'aumento del disagio sociale nelle banlieue, per non parlare degli stessi Stati Uniti e dei milioni di nuovi disoccupati. Vedo ondate di rivolta che si manifestano a targhe alterne. Milioni in piazza contro Berlusconi (io c'ero), poi, per le stesse porcherie, quattro gatti contro Renzi; tutti contro Bush per la guerra in Iraq e poi messaggi contraddittori durante gli otto anni della presidenza Obama, e soprattutto critiche sottotono in merito al lavoro della Clinton in relazione ai bombardamenti con i droni e alle operazioni militari oltremare durante i suoi 4 anni di mandato come Segretario di Stato. Vogliamo anche parlare del sostegno dato ai ribelli islamisti per abbattere Gheddafi? I risultati sono ben visibili, o no? (Vive la France e la sua politica vetero colonialista riproposta sotto forma di egemonia economica nei Paesi africani). Potremmo anche parlare del tempismo incredibile come il fenomeno delle "primavere arabe". Del sostegno in Siria al Fronte al-Nusra affiliato ad al-Qāʿida e il futuro Stato Islamico? Per cosa? Per dare contro a un dittatore come Assad (che comunque esercitava il potere già dal 2000, e sullo stesso stile il suo paparino prima di lui), che aveva commesso l'errore di permettere ai russi di controllare le forniture di gas all'Europa impedendo agli americani di passare sul suo territorio sfruttando il progetto dei nuovi impianti che sarebbero dovuti partire dal Qatar sino alle coste del mediterraneo; l'errore di aver sempre appoggiato Hamàs e di aver sempre mantenuto una politica anti israeliana. Guai a chi tocca Israele.
Voglio dire, sicuramente Trump merita di essere contrastato per gli evidenti scenari che ci prospetta, dico soltanto che mi piacerebbe vedere lo stesso livore di fronte alle porcherie fatte dagli amici della parrocchietta.
Non può essere che i bombardamenti NATO siano giusti e quelli russi no, non può essere che le riforme di Berlusconi siano sbagliate e diventino improvvisamente giuste se le propone Renzi, non può essere che la destra italiana sia il nemico da abbattere e criminalizzare, ma se serve per contrastare i cinque stelle si facciano le larghe intese (io ho vomitato quel giorno). Non può essere.
Forse è il momento di non lasciarsi imbambolare dai rintocchi delle varie campane e informarsi bene su chi detiene il martelletto, ma soprattutto sul perché si diverte a suonare.
Vogliamo dire che Trump è un pezzo di merda razzista? Bene, diciamolo. È lui che ha vicinanze con il Ku Klux Klan, mica la zia Peppina. Ma il resto? Tutto il casino, la recessione economica, le innumerevoli guerre e massacri? Non credo si siano verificati con intervalli di otto anni e solo durante la presidenza di capi di Stato sporchi e malvagi. A guardare bene è piovuta merda anche durante l'esercizio di mandato di cosiddetti democratici e liberali. Come mai in questi casi c'è stato un calo della giusta e sacrosanta indignazione? Come mai Madonna non ha offerto pompini gratuiti, come durante la campagna elettorale della Clinton, a tutti coloro che si sarebbero mossi per andare a urlare a Obama di smettere con le operazioni militari in Medio Oriente? Come mai le star di Hollywood in quel caso non si sono fatte sentire? Cavoli, hanno avuto otto anni per farlo, la gente li ascolta, li segue, avrebbero potuto mettere su un bel movimento di opinione. Misteri della fede, oppure dello star system. Vai a sapere.
Io vedo tanta buona fede in chi manifesta, ma anche tanta ingenuità. Vedo poca buonafede in chi millanta compassione nei confronti dei poveri e degli oppressi dall'alto degli attici di New York, di Roma, Milano, Parigi. Chissà come mai i soldi non conoscono schieramenti politici. Chissà come mai vedo un unico sistema gestito alternativamente da squadre diverse. Chissà come mai chi si deve alzare tutte le mattine alle 5 per andare a lavorare ce l'ha sempre nel culo, chissà come mai chi non ha un lavoro o chi lo perde vede il futuro ugualmente nero a prescindere da chi sventola la bandiera.
Soltanto domande, ho voluto pormi soltanto domande.
Ma è proprio vero che ci sono le squadre dei buoni e quelle dei cattivi?
Che i macrosistemi economici non esistono e i politici credono veramente in quello che sostengono? Che sono veramente i politici a detenere il vero potere e che non ci sono dietro lobbies che semplicemente puntano sul più probabile vincitore?
Va bene. Però non mi criticate quando dico che io credo in Babbo Natale.
Duro da digerire questo sproloquio che guasta il bel quadretto di attenti critici del mal costume ... altrui, vero? Sono proprio una merda.
Sono anche abbastanza stanco di seguire l'onda delle emozioni schierandomi dalla parte del più fotogenico o di quello che la racconta meglio.
Sì, perché c'è anche da dire che molto spesso i personaggi vengono costruiti a tavolino, si sottolineano soltanto le cose che non ci piacciono o che ci garbano di più. Si chiama propaganda. È già accaduto no?
Dai, vi ricordate di quel tizio che era dalla parte del popolo e faceva arrivare i treni in orario, amava l'olio di ricino e i manganelli? Oppure di quell'altro che voleva l'uguaglianza e la dittatura del popolo e poi apriva i gulag e "purgava" milioni di compatrioti? Di quelle brave persone che andavano sempre a messa e avevano pure uno scudo crociato come simbolo ma poi erano amici dei mafiosi? Oppure di quell'altro, meno sanguinario, che ci ha regalato la Milano da bere e i manager rampanti, intanto se magnava tutto e poi è inciampato in tangentopoli? E di quegli altri che ce lo hanno dipinto come un mostro, dopo aver goduto e prosperato con lui, e poi si sono rivelati peggio? 👼 Perché, alla fine, avercelo ancora un personaggio così, almeno era uno statista con i controcoglioni, uno che ha fatto quello che tutti facevano con il difetto di essere critico nei confronti degli Stati Uniti (Sigonella) e dubbioso della piega che l'Italia stava prendendo in previsione  dei futuri assetti europei.

Bene, ora abbiamo il cattivo di turno. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, eletto con un sistema elettorale che va avanti da due secoli. Piaccia o non piaccia. Qualcuno a cui dare addosso. Un Paese di tuttologi come il nostro non può che gioirne. Dita roventi sui social avranno da passare il tempo e godere sbrodolando 😏  Intanto quelli di prima, gli stessi di prima, continueranno a gestire le banche, l'informazione, l'economia.
E noi? Ah beh, noi saremo troppo impegnati con la nostra vibrante protesta per accorgerci che è tutto uguale, che non è cambiato niente. Perché in fondo scaricare lo sdegno su un unico bersaglio ci impedisce di ragionare su quanto sarebbe meglio cambiare il comportamento di noi stessi. Siamo davvero così limpidi, aperti al dialogo, pronti ad accettare "l'altro da me"? Oppure lo siamo ma solo con chi ci garba? Non è che molti illuminati democratici sono democratici solo con chi la pensa come loro? No, perché con tutta la merda che abbiamo dovuto ingoiare in questi ultimi anni il dubbio viene. Fine della tiritera populista e mugugnona. Colpa della gastrite 😏

A proposito … quando inizia San Remo?






© 2017 di Massimiliano Riccardi

lunedì 11 aprile 2016

Arzigogolando, inutilmente. Insomma, le solite facezie


Strano periodo questo, per me lo è sicuramente, più in generale sembra quasi che tutti siano necessariamente obbligati a vivere su piani sfalsati. Forse un tempo era tutto più semplice: necessità contingente; sopravvivenza; nemici riconoscibili; sentimenti di appartenenza forti e saldi.
Oggi appare tutto caotico, appare.
Piani sfalsati. A livello emozionale reagiamo al circostante con le poche armi che la nostra cultura ci fornisce, ma è tutto confuso e poco definito. Scampoli di tradizione, brandelli di valori formanti, sfilacciati riferimenti su ciò che è giusto. Già, il bene e il male, il giusto è l'ingiusto. Tutto opinabile, contestualizzato, adattato, ampiamente modificato in virtù di quello che ci interessa ORA, che ci serve ADESSO,  che ci riguarda da vicino.


Difficile, è tutto molto difficile.                                                   
Alle volte capita di osservare gli avvenimenti come si racconta vengano osservati da coloro che  descrivono le esperienze di pre-morte, fluttui in alto e guardi i corpi sottostanti che si affannano. Senza emozione, senza vera partecipazione, così, da semplice spettatore, e parti per la tangente.
I grandi avvenimenti, la lotta politica, le tragedie umanitarie, la guerra, tutto ci coinvolge nel tempo necessario che passa tra uno spot pubblicitario e l'altro. Nessuno neghi e nessuno si senta offeso, s'il vous plaît. Non basta il chiacchiericcio tra amici, la condivisione sui social di immagini, massime, motti, frasi memorabili a caratteri di scatola. I nostri vecchi per molto meno scendevano nelle piazze, imbracciavano un fucile, urlavano la loro rabbia nelle strade, dalle pagine dei giornali clandestini. Ora, pare che tutti noi occidentali si sia liberi, belli, alti e con gli occhi azzurri, si dice che viviamo tutti in Paesi democratici, assolutamente in grado di autodeterminarci. Pare … bah! 

Alla mia generazione hanno insegnato che parlare di Patria vuol dire essere fascisti, che chiedere più uguaglianza significa essere comunisti, che a parlare in funzione del buon senso comune si rischia di essere qualunquisti. Ci hanno bombardato talmente con categorizzazioni e schematismi che alla fine i concetti originari si sono persi, sono rimaste solo le parole. Lo vediamo tutti i giorni. Grandi accadimenti e rivoluzioni socio economiche ci passano sotto gli occhi, ma siamo prigionieri della routine fatta di scadenze, mutui, tasse, ricerca di benessere economico. Che possiamo farci, non è colpa di nessuno. Non è colpa mia se se mi commuovo di fronte all'ennesimo barcone che si rovescia mentre guardo il telegiornale con la bocca piena di pastasciutta. Eccheccazzo però, mettere il telegiornale all'ora dei pasti. Non è nemmeno colpa mia se i governi tutelano interessi sovra nazionali che nemmeno capisco.
Ti allontani un attimo, ti fai attrarre per un secondo da un altro piano ancestrale e tutto ti appare come un immenso formicaio, dove un gruppo di facoltosi gentlemen si divertono, di volta in volta, a cambiare i percorsi, a mettere ostacoli, a spianare la via, a creare percorsi obbligati. Miliardi di singole individualità che non contano più una mazza. Però libere, libere di farsi esplodere per un qualche Dio, libere di comprare, di consumare, di crepare. Senza troppo disturbare però, la vita va avanti e io oggi ho da fare mille cose.
Qualcuno potrebbe affermare che la nostra Storia, dall'età dei Titani si sia ridimensionata all'età dei nani e degli orchetti. Chi crede più nella via della tradizione, che è consapevolezza di chi siamo, non un dogma ma un punto di partenza per intraprendere nuove strade; chi segue la via dell'onore, che comprende il rispetto della parola data, il rispetto dell'altro anche se diverso da me, la via che ci impedisce di schiacciare il prossimo e di non vendere il culo per mille lire.
Forse bisognerebbe tornare alle radici, stiamo perdendo l'Europa. Il rinascimento, l'illuminismo, solo capitoli sui libri di storia per ragazzi.
Siamo in piena decadenza politica e culturale. Facciamo solo ciò che ci piace, mai più vedremo uomini che fanno ciò che conta e che costa per sete di giustizia e perché ciò renderà più forte e pura la VOLONTA' e più energico il possesso di sé.
La vita non è conservarsi, è lottare, non è essere privi di passioni ma possederle al massimo grado, senza esserne dominati ma dominandole, passare indenni attraverso a tutto ciò che è becero materialismo. La via del guerriero: l'amicizia, che è cosa sacra; l'onore, che è sopra ogni cosa; l'amore per la famiglia; l'amore per la tua Patria, che è semplicemente comunità, convivenza, casa, bene comune, senza accezioni scioviniste o di contrapposizione.
Elevazione dalle miserie umane.
Un poeta giapponese scrisse : " nella mia capanna non c'è nulla....eppure c'è tutto! "
Uffa, delirante, me ne rendo conto. Oggi mi ha preso così. Però, cazzo … però vorrei guardare mio figlio e dirgli che mi piacerebbe riuscire a stare in piedi in un mondo di rovine, che non voglio chinarmi ne mettermi seduto.

Tanto per parlare, nulla di che. Avevo avvisato già con il titolo che ero in vena di arzigogolare. Nessuna lezione da impartire, niente, solo banali osservazioni da crisi post-prandiale in attesa che la manovra di Valsalva aiuti a eliminare gli umori mefitici. La vita va avanti. 





© 2016 di Massimiliano Riccardi.

martedì 16 febbraio 2016

Facezie in merito all'insostenibile leggerezza del... persistere



Vi propongo uno spunto di riflessione. 
La situazione politica, sociale, economica, meriterebbe ben più ampie discussioni di quelle scaturite dopo le notizie dei vari telegiornali. Voglio spingere quindi il livello di provocazione proponendo un passaggio di Silvano Agosti. Un artista a tutto campo, un filosofo, che dice cose necessariamente forti usando concetti brutali. Paradossi. Calci in culo. Parole che solo un poeta può essere in grado di dire, perché libero.
Non voglio nemmeno sottolineare quanto mi trova concorde la linea - non linea di questo grande intellettuale, non è importante e non è necessariamente vero che io sia in sintonia con lui. Ho vissuto tutto questo come una provocazione. Certo è che mi son trovato a pensare molto attentamente su ciò che il sistema attuale offre. Ascoltando Agosti non si percepiscono disamine pacate, se non nei toni e nella modulazione della voce, ma scrolloni e schiaffi verso la morale corrente. Siamo realmente schiavi senza catene? Non mi riferisco alla prigionia di fatto, ma piuttosto alla libertà intellettuale che "dovrebbe" portare a non ripetere vecchi schemi. Alla valorizzazione delle qualità imprescindibili dell'uomo che sono altro rispetto ai valori imposti dal potere, che sono altro rispetto all'umanità.
Ascoltate questi pochi minuti di dialogo.

Ognuno tragga le sue conclusioni.





© 2016 di Massimiliano Riccardi

martedì 17 novembre 2015

Più inutile del solito, facezie in merito al Divino o all'umano troppo umano


Tempo fa, partecipando a una discussione su un sito letterario, ebbi un piccolo scontro verbale con un affermato intellettuale, o presunto tale. La discussione aveva preso il destro da una domanda posta da un'aspirante scrittrice che chiedeva consiglio in merito al suo desiderio di scrivere un libro che trattasse di Dio. Come spesso capita si uscì dal tema e dal semplice pour parler si era arrivati al dileggio delle altrui opinioni. Fui accusato di grettezza e di poca comprensione degli aspetti spirituali della questione, di essere troppo materialista e troppo vicino a ciò che è tangibile e di conseguenza banale e triviale nell'affrontare la questione. È passato molto tempo da quel dibattito, oggi posso affermare che forse aveva ragione il mio interlocutore, ma posso anche dire che non è necessariamente un fatto negativo. Così, per gioco, vi propongo la mia lettera di risposta, scritta dopo l'ennesimo insulto e accusa di scarsa profondità intellettuale.

"Come volevasi dimostrare, non riesci a non offendere. Vuoi parlare di Dio? Ti racconto qualcosa su Dio e sulla fede: La scorsa notte, insieme alla mia collega abbiamo ripristinato la funzionalità respiratoria di una donna, madre e nonna, mentre ci adoperavamo mettendo in atto tutto quello che la scienza e la tecnica ci offre per intervenire in questi casi mi sono ritrovato a fissare quegli occhi spaventati, terrorizzati. La mano di quella signora si è stretta sul mio braccio. Cercandomi, chiamandomi silenziosamente. Io continuavo nel mio lavoro cercando di apparire calmo tentando di non distrarmi. Mentre gli applicavo il respiratore automatico mi sono reso conto delle vane parole che tutti noi stavamo pronunciando. La donna continuava a fissarmi. A quel punto anche la mia collega si è bloccata, siamo rimasti in silenzio ad aspettare che la macchina svolgesse il suo lavoro supportando quel mantice sfiancato che era la cassa toracica di quella persona. Poi quando la situazione si è stabilizzata, mi sono seduto sul bordo del letto. Odore di sudore, di urina, di paura della morte. Occhi negli occhi, io e la signora ci siamo guardati. Nuovamente mi ha poggiato la sua mano fredda e sudata sul braccio, mi ha accarezzato come solo una madre sa accarezzare, sempre fissandomi. Siamo rimasti tutti in silenzio, io sentivo ancora il tepore che l'adrenalina ti lascia dopo un'azione convulsa, mi godevo il lieve tremore che indica che il corpo può finalmente rilassarsi. La stanza era in penombra a eccezione della luce gialla e quasi liquida sul letto della paziente. C'ero io, c'era la mia collega, c'era il medico di guardia, di fianco c'era un'altra paziente che dal letto vicino sommessamente diceva: «brava Rosina, brava, è andato tutto bene.»
Alle quattro di mattina, incidentalmente, ho incontrato Dio. Capita spesso nel mio lavoro di incontrarlo, sguardi fugaci, veloci incontri senza troppo soffermarsi. Seduto sul bordo di quel letto, guardando quella donna che mi sorrideva a fatica ho pregato. Una preghiera antica. Una preghiera che dice più o meno così: «io ci sono, sono qui per te, non ti lascio.» 
In anni di Pronto Soccorso, unità coronarica, neurochirurgia, mi sono ritrovato a rimettere in asse ossa spezzate, sono passato dal massaggiare un cuore fermo o a defibrillare un cuore impazzito sino a raccogliere le feci di un malato terminale che non controlla gli sfinteri. Impari a sapere quello che vali e, contemporaneamente, l'assolvere  compiti sgradevoli ti insegna l'umiltà. È una grande scuola di vita. Sono cieco e sordo come dici tu? Può darsi. Hai ironizzato dicendo servo vostro, lo reclamo io quel diritto. Io dico Servo Vostro. È un privilegio non per tutti. Questa è la mia pratica religiosa. Dio lo incontro nelle persone. E ora davvero vi lascio a disquisizioni più dotte delle mie e smetto di annoiarvi. Dania vuoi scrivere un libro che parla spesso di Dio, scrivi di te, della tua vita, delle sconfitte e delle vittorie. Di teologia hanno scritto tanto e sicuramente menti più eccelse delle nostre. Parla di te, del tuo essere una persona umana, vedrai che il Divino trasparirà in ogni rigo che metterai su carta."

Tutto qui, ognuno ha le sue opinioni, le mie sono sicuramente discutibili, addirittura risibili, però sicuramente mai tenterò di imporle e sarò sempre pronto a modificarle in virtù di quello che la vita e le altre persone possono insegnarmi. Sicuramente odio i pulpiti.
Un grande che stimo, il buon vecchio Oscar, una volta disse: " In un tempio tutti dovrebbero essere seri, tutti fuorché l'oggetto del culto".
Io, ogni tanto, mi permetto di unirmi al Nostro Signore nel sorridere con lui.

Così, tanto per dire.

© 2015 di Massimiliano Riccardi

martedì 8 settembre 2015

Riflessioni e considerazioni sul pensiero di Erri de Luca



Ho ascoltato con piacere le riflessioni di Erri de Luca, un uomo portentoso, buono, ribelle. Ovviamente sono dispiaciuto per le vicende giudiziarie che lo coinvolgono per quello che è solo reato d'opinione. Ci parla di emancipazione e di libertà, con parole semplici ma profonde. Ci racconta dell'attrazione celeste. Quella spinta naturale, dal basso verso l'alto, talvolta dolorosa, incessante. Il desiderio di emergere e occupare spazio, vivere. Lotta contra la forza di gravità che ti schiaccia, ti riporta al suolo riducendo la primitiva aspirazione di liberarti da ogni vincolo che non riconosci come necessario al tuo sviluppo. "L'attrazione celeste" usata come paradigma delle aspirazioni dell'uomo. Voglia di amare, desiderio di conoscere, bisogno di completare il tuo essere umano condividendo pensieri, sogni.
Carne, sangue, gambe forti e potenti che tentano il balzo nonostante la pressione che ti schiaccia. Pensieri che si innalzano nonostante i vincoli delle catene di un ordine precostituito. Pressione, impalpabile energia fatta di potere, convenzioni, arbitrario volere altrui che ti riconduce a quello che altri vorrebbero tu fossi. Lotta contro i desideri imposti, i bisogni artificiali creati ad arte per renderti desideroso di cose di cui in realtà non avresti  necessità. Lotta contro il tentativo di impedirti di nutrirti degli umori della terra e come un albero occupare prepotentemente lo spazio vuoto, vittorioso contro la forza di gravità che tende a trattenere tutti i corpi al suolo. Come un albero, che pur rimanendo ancorato, avvinghiato con le sue radici alla madre terra, ha rami, foglie, fiori, frutti che si disperdono liberamente, scambio continuo. Libero. Forza che si rigenera continuamente.

Nonostante tutto.

© 2015 di Massimiliano Riccardi



venerdì 10 luglio 2015

Della morte del padre... Riflessioni sgrammaticate


Ci sono avvenimenti che, prepotentemente, obbligano le persone a staccare dalla vita sociale, dalle frivolezze. Anche dai problemi quotidiani per quanto gravi, per rientrare nella dimensione dell’Io più profondo. Prima o poi tocca a tutti. 
Sembra strano a dirsi ma, in effetti, il caos della vita, il turbinio della quotidianità spesso ci allontanano dalla parte emozionale profonda e riflessiva del nostro essere. Capita spesso di agire come automi, protesi a risolvere  e affrontare istanze contingenti. Quanti di noi possono affermare di essere sempre presenti a se stessi, di aver ben chiaro nella mente ciò che attiene al nostro vero sentire. 
Non è forse vero che più facilmente siamo trasportati dagli eventi, dalle circostanze? Quante volte il nostro agire e le decisioni che prendiamo sono un riflesso dell’imponderabile, del caso, oppure di situazioni costruite da altri e noi semplicemente coloro che si adeguano, che seguono la corrente. 
Attori di una commedia scritta da un regista sconosciuto, magari anche attori bravi, ma pur sempre solo ed esclusivamente interpreti.
È facile pensare di se stessi come a persone consapevoli, in grado di esercitare il controllo sulla propria vita, sui propri sentimenti. E’ facile, ma non è così abituale come crediamo. 
Chiudere gli occhi e leggersi dentro è un'operazione difficilissima. 
Troppi di noi vedendo quello che realmente sono impazzirebbero, oppure proverebbero moti di rivolta nei confronti di chi gli impedisce di spiccare il volo verso la giusta auto realizzazione. In fondo, anche quella che scambiamo per vera consapevolezza è trasposizione mediata dalla cultura, dai piccoli interessi personali, dalle aspettative che gli altri ripongono in noi, da ciò che permettiamo agli altri di cogliere. Anche il nostro immaginario e le nostre riflessioni giornaliere sono facilmente indotte, un riflesso degli accadimenti. L’introspezione, questa chimera. Introspezione onesta, radicale, quella che scava, quella che ti mette a nudo.

Un bel giorno, sei distolto dalla routine quotidiana. Un colpo violento ti riporta alla realtà, quella vera, quella degli affetti più cari. Una brutale e incomprensibile violenza cala nella tua vita: tuo padre o tua madre muoiono. Improvvisamente rimani in bilico tra le cose, ascolti le voci degli altri come giungere da lontano. Tutto diventa ovattato, filtrato dal dolore schiacciante, opprimente. Un pugno violento che stordisce.
Non perdi un amico, che è un dolore grande, o una persona amata, che è un dolore immenso, perdere un genitore è un dolore che attiene alla psiche, alla biologia umana, alla comunione di codici genetici che diventano brandelli sfilacciati. 
È qualcosa di così profondo e inspiegabile da lasciare attoniti, sbigottiti di fronte a un evento che se riferito ad altri reputiamo normale, naturale. Ma quando tocca a noi... Non è un semplice distacco da qualcosa o qualcuno che amiamo, è una vera amputazione di una parte vitale del nostro essere. 
Forse per la prima volta, le eterne domande sulla vita, l’amore, sui valori, su chi siamo, tornano crudelmente a fare capolino nella nostra mente. Tutte le sicurezze si frantumano. L’orrido mostro che è la morte, che prima ci appariva come qualcosa di vero e ineluttabile ma tutto sommato lontano e che riguarda principalmente gli altri, bussa con forza alla porta della nostra anima. Devi fare i conti con i tuoi sentimenti, con la percezione che hai di te stesso, ti rendi realmente conto della finitezza delle cose e delle persone. Realmente, senza ombra di dubbio e nel modo più tragico. Le mille domande, le eterne domande sul senso della vita ti perseguitano sino a stordirti. Io, ovviamente, non sono in grado di dare risposte. 
Sicuramente una personalità strutturata può benissimo elaborare il lutto per la perdita del papà, come si dice: la vita va avanti. Si torna a sorridere. Certo è vero, ma sorridi un po’ meno, impercettibilmente. In una parte del tuo essere rimane per sempre un’ombra di malinconia. Il tuo sorriso, anche se non si vede, è un po’ più tirato, perché una parte del tuo sangue e della tua carne è venuta a mancare, sei incompleto. Si smette di essere figli, non importa a quale età. Paradossalmente si ottiene anche una piccola conquista. Una sorta di libertà. La libertà di rendere onore spontaneamente e non soltanto perché i genitori sono presenti, a chi ci ha messo su questo mondaccio infame, rendere onore ai sacrifici fatti per crescerci, rendere onore alle loro aspettative cercando di essere persone migliori. Anche di essere qualcosa di diverso perché al riparo dal giudizio di qualcuno di importante per noi. Sempre però con un pensiero fuggevole e dolente che ogni tanto ci farà venire un groppo in gola a prescindere dalla situazione che stiamo vivendo.
Quando un genitore muore inizia il vero cammino. Siamo veramente soli e dobbiamo realmente fare i conti con la nostra anima. Si stacca quel filo celeste che ci tiene legati all’eternità, al passato e ai secoli andati. Possiamo perderci o diventare a nostra volta radici profonde, alberi massicci per affrontare le intemperie e, quando è possibile, rami robusti per i nostri figli. È il giro di boa infinito, l’eterno ciclo che continua.


© 2015 di Massimiliano Riccardi

sabato 13 giugno 2015

Facezie con implicazioni psichiatriche che spero mi perdonerete - La legge del divenire



La nostra Storia, dall'età dei titani si è trasformata nell'era dei nani e degli orchi. Chi crede più nella via della Tradizione, chi segue la via dell'onore? Forse bisognerebbe tornare alle radici, stiamo perdendo l'Europa, siamo in piena decadenza politica e culturale. Facciamo solo ciò che ci piace, mai più vedremo uomini che fanno ciò che conta e che a volte costa per sete di giustizia e perché ciò renderà più forte e pura la VOLONTA' e più energico il possesso di sé. La vita non è conservarsi, è lottare. Non è essere privi di passioni, ma possederle al massimo grado, senza esserne dominato ma dominandole, passare indenne attraverso a tutto ciò che è becero materialismo. La via del guerriero. L'amicizia, che è cosa sacra. L'onore, che è sopra ogni cosa. L'amore per la famiglia, per la Patria che vuol dire solo comunità senza implicazioni scioviniste di sorta, per tutto ciò che è elevazione dalle miserie umane. Retorica? Sì, retorica. Non importa. Non voglio avere paura di parole e di concetti solo perché non sono alla moda o possono essere fraintesi e riconducibili a una qualche ideologia. Non mi interessano le ideologie, ascolto il cuore e guardo al futuro. La tradizione come fondamenta per la costruzione di un futuro migliore. Nell'era della globalizzazione abbiamo imparato a correre veloce, ci siamo dimenticati la bellezza del passeggiare con spirito lieto, pronti a godere del paesaggio, in grado di ascoltare i rumori della natura, le parole della gente. Non ci fermiamo più a guardare negli occhi l'occasionale interlocutore. Non capiamo, non accogliamo, non sentiamo. Nell'era iper tecnologica siamo paradossalmente tornati a ricercare solo la soddisfazione dei bisogni primari, solo più velocemente. A questo sono serviti migliaia di anni di civiltà? Alle volte bisogna fermarsi, tirare un respiro profondo e concentrarsi su chi siamo, su cosa vogliamo realmente dalla vita. Valutare se i bisogni sono reali o indotti dal tipo di società che ci è stata costruita intorno. Abbiamo la possibilità di raccogliere informazioni, talvolta inutili, in un nanosecondo, con un semplice click, ma non ascoltiamo più storie antiche, non leggiamo più delle gesta di chi questa civiltà l'ha costruita immaginando una società di uomini consapevoli. Tutto si è appiattito, omologato. Veloce, è vero è tutto più veloce, ma la corsa è schizofrenica e non porta a nulla. Finirà in un momento dove ci troveremo spossati con la bava alla bocca a guardarci intorno, soli. Miliardi di solitudini che hanno vissuto pensando di essere una comunità soltanto perché hanno bevuto le stesse bevande, indossato gli stessi vestiti, guardato le stesse trasmissioni televisive, si sono fatte stordire dalle stesse pubblicità.
Un poeta giapponese scrisse: " nella mia capanna non c'è nulla... eppure c'è tutto! "
Voglio stare in piedi in un mondo di rovine, non voglio chinarmi ne mettermi seduto. Ip ip Hurrà, trallallero trallallà.
© 2014 di Massimiliano Riccardi. Tutti i diritti riservati