Letteratura, arte, cinema, musica, società. Infinitesimale come quello che so rispetto all'infinito che ancora devo scoprire.
scrivere per vivere vivere per scrivere
La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM
Ho
introdotto il post con una poesia, l'autrice è una persona conosciuta da molti di
coloro che bazzicano la blogosfera: Patricia Moll
Devo
dire che rimasi sorpreso il giorno in cui appresi che aveva pubblicato una sua
raccolta di versi. Sapevo che amava la poesia, addirittura da qualche anno
sulla mia bacheca campeggiano un paio dei suoi lavori. Poi, un giorno:
LIBERI
I MIEI VERSI
"E che c... Ehm, perbacco"😉, mi dissi. "Finalmente ha preso il coraggio a due mani e si è
lanciata senza pudore o timori di sorta".
Conosco
Patricia come una persona generosa, intelligente. La sua vita ha seguito
percorsi che, talvolta, hanno attraversato le terre oscure della sofferenza,
della malattia, del dolore. Luoghi dove la speranza rimane l'ultima risorsa a
cui aggrapparsi.
Cosa
accade quando si entra nella terra desolata dell'indefinito futuro? Della piena
e vibrante coscienza della nostra finitezza? Le risposte sono molteplici, non
voglio annoiare con disquisizioni che aprirebbero innumerevoli e diverse
considerazioni. Non voglio perché questo non è un post triste, questa è la
celebrazione di una cara amica, di una Donna, di una madre e moglie. Di una
Donna che ha vinto e che guarda ai territori desolati lasciati alle spalle con
un sorriso beffardo, per poco, però, perché la sua attenzione è attirata
dall'oggi, al massimo da un futuro ancora da costruire.
Come
spesso accade alle persone sensibili, le semplici parole non bastano per
descrivere ciò che anima quello spirito segreto che comunica con l'universo. Che parla al Tutto in
modo semplice, ma meraviglioso. Come meravigliosa è la naturalezza dello sbocciare
delle gemme a primavera, o l'aprirsi di un banco di nubi dopo la tempesta.
Invito
tutti a cliccare QUI. Acquistate la raccolta di LIBERI I MIEI VERSI.
Il
prezzo è irrisorio, quasi simbolico. Quindi datevi da fare. Lasciate il primato
dell'avarizia a me che son genovese, acquistate.
Io trovo i miei versi intingendo il
calamaio nel cielo.
Il blog è fermo da circa un mese, pazienza. Nessuna analisi da proporre, nessuna disamina sui massimi sistemi. Propongo soltanto un paio di riflessioni nel mio consueto modo sgrammaticato. Armatevi di pazienza e comprensione e vogliatemi bene. È stato un periodaccio 😃
Giornate intere
passate a fare cose, risolvere problemi. Può capitare anche, ad esempio, di
tornare a casa dopo dodici ore di notte trascorse a sentire urla, contenere gli
impeti di un anziano che perde il senno a causa dell'ospedalizzazione,
tranquillizzare un giovane uomo terrorizzato perché colpito da infarto. Ore
passate a "fare cose", interminabili ore. Somministrare farmaci,
combattere contro la voglia di urlare a causa dell'allucinante e ipnotico
cicaleggio dei monitor, delle pompe infusionali che si bloccano e chiedono
attenzione come se fossero vive e in grado di chiamarti. Sempre con gli occhi
sulle tracce elettrocardiografiche attenti a eventuali modifiche. Tralasciamo
il sangue, la merda, la morte, il dolore, la noia, la delusione, sono dettagli
sempre compensati dalla consapevolezza di aver fatto tutto al meglio per la
salute dei tuoi pazienti. Può capitare di essere stanchi di tutto ciò,
cazzarola, la notte è fatta per dormire.
Così si dice.
Dentro di te c'è del
buio, spesso e consistente, assonnato, puzzolente, rabbioso.
Torni a casa e il tuo
nano è già sveglio, pronto per andare all'asilo. Inganna il tempo prima di
incominciare la sua giornata. Vorresti soltanto andare a dormire, ma ti imponi
di dedicargli del tempo. È giusto. Fa bene al cuore. Lo guardi.
I movimenti sono
goffi, senza un vero scopo preciso, così sembra. Manipolazione della materia,
contatto con il reale.
Ti guardo giocherellare con le formine e i pennarelli. Sono stupito da come oggetti solidi e con uno scopo
preciso si trasformino in mezzo per creare altro. I colori fluiscono come
pensieri lasciati liberi, finalmente. C'è confusione e apparente disarmonia.
L'improbabile è solo nei miei occhi di adulto, ovviamente.
Le immagini hanno un
senso, alla fine. Figure di case, abbozzi di alberi, persone. È rassicurante
per un adulto riconoscere qualcosa di famigliare.
Il flusso potente è
però nei colori. Il rosso e il giallo, dinamico e caldo sfondo. Il tratteggio di
nero che spicca lontano, come un confine violato dal resto della follia
cromatica. Verde, arancione, blu, rosa, azzurro, e nuovamente rosso arancione e
giallo. Arcobaleni che non hanno linea e direzione attraversano le immagini. Il
vero senso del disegno, forse.
Scoperta. Speranza.
Sogni. Fiducia. Tutto appare chiaro. Non c'è limite.
Il foglio bianco
sembra non essere in grado di contenere la marea montante delle emozioni.
Spruzzi e sprazzi di colore tentano di lasciare la superficie. Non sono
tratteggi timidi. Forzano lo spazio, lo superano. Travalicano l'ordine
costituito dai bordi del foglio. Il fulcro del disegno è il centro.
L'esplosione di cromatismi che si irradia. C'è senso di libertà in tutto ciò.
Tutto appare possibile. In effetti, tutto è possibile quando si hanno cinque
anni e i colori sono semplicemente particelle di anima, sentimento, risate e
pianto. Pensieri che prendono forma e impalpabile lucentezza. Non c'è
soddisfazione al termine dell'opera, c'è voglia di passare ad altro. Moto
continuo, moto perpetuo. Voglia di esplorare, sperimentare, osare.
Vorrei avere la tua
visione, ritornare a quel periodo dove tutto partiva dal centro, da noi stessi.
Quando i confini erano ancora da definire, anzi, quando i confini apparivano
qualcosa di sconosciuto. Prima che la vita, il lavoro, le regole, le
convenzioni sociali, il "si fa così", ingabbiassero il naturale
desiderio di essere un tutt'uno con la luce, l'aria, il sole, il cielo, la
vita. Conserverò quel disegno, come tutti gli altri del resto, ma già
catalogarlo e conservarlo è fargli torto. La tua tavolozza è molto più grande,
quelli che conservo sono solo tasselli di un disegno più vasto. L'immaginifico
e il concreto si confondono. Quello che è vero non è vero, e per questo ancora
più reale. Non si tratta di semplice fantasia, c'è del lavoro dietro. La
costruzione di un mondo che parte dal profondo e che attraverso il gesto di
piccole mani ancora goffe, cerca di toccare altri mondi, infiniti mondi ancora
da scoprire.
Con questo post
susciterò lo sdegno di molti, l'ilarità di tanti, e perderò più della metà dei
commentatori che carinamente mi vengono a trovare. Vorrò loro bene ugualmente. Dunque, e se giuro che non lo
faccio più? Può bastare a farmi perdonare😃
Ho assistito alle
manifestazioni anti Trump. Sono cose che aprono il cuore, la libertà/dovere di
manifestare contro uno stato di cose che non si ritiene giusto è un atto sacro.
Il dissenso, l'indignazione, sono tutte espressioni di libertà. Nulla da dire,
solidarietà a chi ha la forza, il tempo, il coraggio di esprimere la propria
opinione. Piccola parentesi, QUI trovate il link di una valente autrice e traduttrice (Silvia Pareschi) che in prima persona ha testimoniato con la sua presenza fisica il disgusto nei confronti del nuovo corso. Questo personaggio, il Trumpone, è
pericoloso, oltre che a essere evocativo di ben altri tempi bui e sconfortanti.
È giusto sancire il modo che ha scelto di presentarsi.
Ok, stop.
Adesso fermiamoci e
proviamo a dimenticarci di Trump. Sgraviamoci della naturale avversione nei
confronti di personaggi simili. Siamo sicuri di essere sempre presenti a noi
stessi? Vigili nel condannare e segnalare atti o comportamenti esecrabili? Sempre?
Oppure ci facciamo trascinare dall'onda delle campagne contro Tizio e contro Caio
tralasciando, dimenticando, ignorando le malefatte di chi è riconoscibile e
accettato come "uno de noartri"?
Adesso voglio provare a lanciare un sassetto sul vetro della finestra della stanza dove si riuniscono quelli bravi, quelli che fanno sempre la cosa giusta, i politicamente corretti, e qui arriveranno gli insulti o ancor peggio gli
sberleffi. L'unica cosa che chiedo è di non attribuirmi schieramenti pro o contro qualche personaggio, in questo caso sentitevi pure mandati a prendere da tergo quel certo non so che di consistenza parenchimale 😎 Mi divertirò soltanto ad aggiungere una piccola nota polemica, un banale pour
parler tra amici. Esco per qualche istante dal coro. Non credo ci sia nulla di
male, ogni tanto fa bene. Ed è pure giusto. Siamo tra persone ragionevoli no?
Noto che l'opinione
pubblica in generale è sin troppo reattiva quando si tratta di contrastare un
nemico evidente, appariscente, ben identificato. Quindi non me la prendo con chi nello specifico ha voluto manifestare disgusto per quello che è accaduto, anche a me sono tremati i polsi all'idea di sapere a capo di una delle superpotenze nucleari un personaggio di tal fatta.
Quello che osservo è
il torpore nei confronti di situazioni consolidate, assolutamente negative, che
possono minare coloro che sono considerati dei beniamini o alterare lo stato di
calma relativa. Sì perché se sale al governo un democristiano che però è
diventato segretario del PD non posso mica stare tanto a menarla, sono comunque
di sinistra … quindi … ok, non sarà il massimo però …
E se mi eleggono un
presidente americano democratico dopo quel minchione di Bush? Per di più di origini
afro? Cazzo, e mi nomina pure la Clinton. Aricazzo, la moglie di Bill, il
democraticissimo Bill amico di tutte le fellatrix del mondo. Perbacco, una
donna come Segretario di Stato … non si può che gioire.
Infatti io ho gioito
quando Obama ha vinto le elezioni.
Poi, però …
Come sempre c'è un
però.
Vediamo un po' al
netto degli accadimenti di questo ultimo periodo: otto anni di guerra sotto il
mandato di Obama nei vari teatri bellici del mondo, in primis Iraq e
Afghanistan. Sono un po' tanti per poter affermare che ci lasciamo alle spalle
un periodo di pace per andare incontro a chissà quale devastazione. Ma anche lì
… non l'ha mica iniziata lui la guerra. Però nemmeno l'ha fermata.
Quindi?
Quindi niente,
sorvoliamo, e che stamo a fa le pulci stamo? 😀
Io sono convinto che Trump
sia un emerito imbecille, un pericolosissimo emerito imbecille, ma credo anche
che tutta la genia di radical chic ai vertici dell'informazione, della politica
e della stampa, abbia lasciato correre su troppe cose. Come dire, bisogna
rompere i coglioni, giustamente, al brutto e cattivo, ma le marachelle degli
amichetti... Spero che si sia capito che parlare di Trump è servito soltanto per affrontare ben altro tema. Mi piace parlare di coerenza senza usare toni ieratici, preferisco stuzzicare il toro che dà del cornuto al cervo. Mi sarebbe piaciuto tanto rivolgere una domanda ad alcuni amici: "ma perché, cazzarola, per riconoscere il demonio c'è bisogno che si vesta da diavolo con tanto di forcone ed emanazioni di zolfo? Per smuovervi bisogna farvi un disegnino affinché possiate capire? Sì, perché Trump è pericoloso, ma è un pericoloso che ci mette la faccia, tutto lì. È uno stronzo, lo vedi e lo rifiuti. E il resto? Tutto ciò che è mascherato da democrazia e ci sta fottendo da anni a botte di social, di telegiornali fuffa, di partite di calcio, di distrazioni televisive soporifere? Mentre pezzo per pezzo si sono sgranocchiati il nostro Paese mettendo sul lastrico milioni di famiglie, eliminando diritti conquistati con lacrime e sangue, infami Jobs act e quant'altro, dove erano i girotondi di Morettiana memoria, le adunate oceaniche al Circo Massimo (io c'ero) come quelle antiberlusconiane?". Ribadisco lacrime e sangue, perché c'è chi veramente ha sofferto e lottato per i diritti dei lavoratori, sono i distratti e i lacunosi in termini di memoria che hanno cancellato decenni di storia della nostra Repubblica.
Io penso che la
sinistra, tutta, i democratici tutti, debbano compiere una profondissima riflessione. Credo fermamente
che dietro le bandiere al vento della pace, della libertà e della democrazia ci
sia un miliardo di persone, di lavoratori, di disoccupati, di oppressi, che
hanno potuto soltanto guardare il culo di questi alfieri che portavano insegne
e stendardi. Lo abbiamo visto in Italia con gli accadimenti di questi ultimi
anni, lo abbiamo visto in Francia con l'aumento del disagio sociale nelle banlieue,
per non parlare degli stessi Stati Uniti e dei milioni di nuovi disoccupati.
Vedo ondate di rivolta che si manifestano a targhe alterne. Milioni in piazza
contro Berlusconi (io c'ero), poi, per le stesse porcherie, quattro gatti
contro Renzi; tutti contro Bush per la guerra in Iraq e poi messaggi
contraddittori durante gli otto anni della presidenza Obama, e soprattutto
critiche sottotono in merito al lavoro della Clinton in relazione ai
bombardamenti con i droni e alle operazioni militari oltremare durante i suoi 4
anni di mandato come Segretario di Stato. Vogliamo anche parlare del sostegno
dato ai ribelli islamisti per abbattere Gheddafi? I risultati sono ben visibili, o no? (Vive la France e la sua politica vetero colonialista riproposta sotto forma di egemonia economica nei Paesi africani). Potremmo anche parlare del tempismo incredibile come il fenomeno delle "primavere arabe". Del sostegno in Siria al
Fronte al-Nusra affiliato ad al-Qāʿida e il futuro Stato Islamico? Per cosa? Per
dare contro a un dittatore come Assad (che comunque esercitava il potere già
dal 2000, e sullo stesso stile il suo paparino prima di lui), che aveva commesso l'errore di permettere ai russi di controllare le
forniture di gas all'Europa impedendo agli americani di passare sul suo
territorio sfruttando il progetto dei nuovi impianti che sarebbero dovuti partire
dal Qatar sino alle coste del mediterraneo; l'errore di aver sempre appoggiato
Hamàs e di aver sempre mantenuto una politica anti israeliana. Guai a chi tocca
Israele.
Voglio dire,
sicuramente Trump merita di essere contrastato per gli evidenti scenari che ci
prospetta, dico soltanto che mi piacerebbe vedere lo stesso livore di fronte
alle porcherie fatte dagli amici della parrocchietta.
Non può essere che i
bombardamenti NATO siano giusti e quelli russi no, non può essere che le
riforme di Berlusconi siano sbagliate e diventino improvvisamente giuste se le
propone Renzi, non può essere che la destra italiana sia il nemico da abbattere
e criminalizzare, ma se serve per contrastare i cinque stelle si facciano le
larghe intese (io ho vomitato quel giorno). Non può essere.
Forse è il momento di
non lasciarsi imbambolare dai rintocchi delle varie campane e informarsi bene
su chi detiene il martelletto, ma soprattutto sul perché si diverte a suonare.
Vogliamo dire che
Trump è un pezzo di merda razzista? Bene, diciamolo. È lui che ha vicinanze con
il Ku Klux Klan, mica la zia Peppina. Ma il resto? Tutto il casino, la
recessione economica, le innumerevoli guerre e massacri? Non credo si siano
verificati con intervalli di otto anni e solo durante la presidenza di capi di
Stato sporchi e malvagi. A guardare bene è piovuta merda anche durante
l'esercizio di mandato di cosiddetti democratici e liberali. Come mai in questi
casi c'è stato un calo della giusta e sacrosanta indignazione? Come mai Madonna
non ha offerto pompini gratuiti, come durante la campagna elettorale della
Clinton, a tutti coloro che si sarebbero mossi per andare a urlare a Obama di
smettere con le operazioni militari in Medio Oriente? Come mai le star di
Hollywood in quel caso non si sono fatte sentire? Cavoli, hanno avuto otto anni
per farlo, la gente li ascolta, li segue, avrebbero potuto mettere su un bel
movimento di opinione. Misteri della fede, oppure dello star system. Vai a
sapere.
Io vedo tanta buona
fede in chi manifesta, ma anche tanta ingenuità. Vedo poca buonafede in chi
millanta compassione nei confronti dei poveri e degli oppressi dall'alto degli
attici di New York, di Roma, Milano, Parigi. Chissà come mai i soldi non
conoscono schieramenti politici. Chissà come mai vedo un unico sistema gestito
alternativamente da squadre diverse. Chissà come mai chi si deve alzare tutte
le mattine alle 5 per andare a lavorare ce l'ha sempre nel culo, chissà come
mai chi non ha un lavoro o chi lo perde vede il futuro ugualmente nero a
prescindere da chi sventola la bandiera.
Soltanto domande, ho
voluto pormi soltanto domande.
Ma è proprio vero che
ci sono le squadre dei buoni e quelle dei cattivi?
Che i macrosistemi
economici non esistono e i politici credono veramente in quello che sostengono?
Che sono veramente i politici a detenere il vero potere e che non ci sono
dietro lobbies che semplicemente puntano sul più probabile vincitore?
Va bene. Però non mi
criticate quando dico che io credo in Babbo Natale.
Duro da digerire questo sproloquio che guasta il bel quadretto di attenti critici del mal costume ... altrui, vero? Sono proprio una merda.
Sono anche abbastanza stanco
di seguire l'onda delle emozioni schierandomi dalla parte del più fotogenico o
di quello che la racconta meglio.
Sì, perché c'è anche
da dire che molto spesso i personaggi vengono costruiti a tavolino, si
sottolineano soltanto le cose che non ci piacciono o che ci garbano di più. Si
chiama propaganda. È già accaduto no?
Dai, vi ricordate di
quel tizio che era dalla parte del popolo e faceva arrivare i treni in orario,
amava l'olio di ricino e i manganelli? Oppure di quell'altro che voleva
l'uguaglianza e la dittatura del popolo e poi apriva i gulag e
"purgava" milioni di compatrioti? Di quelle brave persone che
andavano sempre a messa e avevano pure uno scudo crociato come simbolo ma poi
erano amici dei mafiosi? Oppure di quell'altro, meno sanguinario, che ci ha
regalato la Milano da bere e i manager rampanti, intanto se magnava tutto e poi
è inciampato in tangentopoli? E di quegli altri che ce lo hanno dipinto come un
mostro, dopo aver goduto e prosperato con lui, e poi si sono rivelati peggio? 👼 Perché, alla fine, avercelo ancora un personaggio così, almeno era uno statista con i controcoglioni, uno che ha fatto quello che tutti facevano con il difetto di essere critico nei confronti degli Stati Uniti (Sigonella) e dubbioso della piega che l'Italia stava prendendo in previsione dei futuri assetti europei.
Bene, ora abbiamo il
cattivo di turno. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, eletto con un sistema
elettorale che va avanti da due secoli. Piaccia o non piaccia. Qualcuno a cui
dare addosso. Un Paese di tuttologi come il nostro non può che gioirne. Dita roventi sui social avranno da passare il tempo e godere sbrodolando 😏 Intanto quelli di prima, gli stessi di prima, continueranno a
gestire le banche, l'informazione, l'economia.
E noi? Ah beh, noi
saremo troppo impegnati con la nostra vibrante protesta per accorgerci che è
tutto uguale, che non è cambiato niente. Perché in fondo scaricare lo sdegno su
un unico bersaglio ci impedisce di ragionare su quanto sarebbe meglio cambiare
il comportamento di noi stessi. Siamo davvero così limpidi, aperti al dialogo,
pronti ad accettare "l'altro da me"? Oppure lo siamo ma solo con chi
ci garba? Non è che molti illuminati democratici sono democratici solo con chi
la pensa come loro? No, perché con tutta la merda che abbiamo dovuto ingoiare
in questi ultimi anni il dubbio viene. Fine della tiritera populista e mugugnona. Colpa della gastrite 😏
Strano periodo questo, per me lo
è sicuramente, più in generale sembra quasi che tutti siano necessariamente
obbligati a vivere su piani sfalsati. Forse un tempo era tutto più semplice:
necessità contingente; sopravvivenza; nemici riconoscibili; sentimenti di
appartenenza forti e saldi.
Oggi appare tutto caotico, appare.
Piani sfalsati. A livello
emozionale reagiamo al circostante con le poche armi che la nostra cultura ci
fornisce, ma è tutto confuso e poco definito. Scampoli di tradizione, brandelli
di valori formanti, sfilacciati riferimenti su ciò che è giusto. Già, il bene e
il male, il giusto è l'ingiusto. Tutto opinabile, contestualizzato, adattato,
ampiamente modificato in virtù di quello che ci interessa ORA, che ci serve
ADESSO, che ci riguarda da vicino.
Difficile,
è tutto molto difficile.
Alle volte capita di osservare
gli avvenimenti come si racconta vengano osservati da coloro che descrivono le esperienze di pre-morte,
fluttui in alto e guardi i corpi sottostanti che si affannano. Senza emozione,
senza vera partecipazione, così, da semplice spettatore, e parti per la tangente.
I grandi avvenimenti, la lotta
politica, le tragedie umanitarie, la guerra, tutto ci coinvolge nel tempo
necessario che passa tra uno spot pubblicitario e l'altro. Nessuno neghi e
nessuno si senta offeso, s'il vous plaît. Non basta il chiacchiericcio tra
amici, la condivisione sui social di immagini, massime, motti, frasi memorabili
a caratteri di scatola. I nostri vecchi per molto meno scendevano nelle piazze,
imbracciavano un fucile, urlavano la loro rabbia nelle strade, dalle pagine dei
giornali clandestini. Ora, pare che tutti noi occidentali si sia liberi, belli,
alti e con gli occhi azzurri, si dice che viviamo tutti in Paesi democratici,
assolutamente in grado di autodeterminarci. Pare … bah!
Alla mia generazione hanno
insegnato che parlare di Patria vuol dire essere fascisti, che chiedere più
uguaglianza significa essere comunisti, che a parlare in funzione del buon
senso comune si rischia di essere qualunquisti. Ci hanno bombardato talmente
con categorizzazioni e schematismi che alla fine i concetti originari si sono
persi, sono rimaste solo le parole. Lo vediamo tutti i giorni. Grandi
accadimenti e rivoluzioni socio economiche ci passano sotto gli occhi, ma siamo
prigionieri della routine fatta di scadenze, mutui, tasse, ricerca di benessere
economico. Che possiamo farci, non è colpa di nessuno. Non è colpa mia se se mi
commuovo di fronte all'ennesimo barcone che si rovescia mentre guardo il
telegiornale con la bocca piena di pastasciutta. Eccheccazzo però, mettere il
telegiornale all'ora dei pasti. Non è nemmeno colpa mia se i governi tutelano
interessi sovra nazionali che nemmeno capisco.
Ti allontani un attimo, ti fai
attrarre per un secondo da un altro piano ancestrale e tutto ti appare come un
immenso formicaio, dove un gruppo di facoltosi gentlemen si divertono, di volta
in volta, a cambiare i percorsi, a mettere ostacoli, a spianare la via, a
creare percorsi obbligati. Miliardi di singole individualità che non contano
più una mazza. Però libere, libere di farsi esplodere per un qualche Dio,
libere di comprare, di consumare, di crepare. Senza troppo disturbare però, la
vita va avanti e io oggi ho da fare mille cose.
Qualcuno potrebbe affermare che la
nostra Storia, dall'età dei Titani si sia ridimensionata all'età dei nani e
degli orchetti. Chi crede più nella via della tradizione, che è consapevolezza
di chi siamo, non un dogma ma un punto di partenza per intraprendere nuove
strade; chi segue la via dell'onore, che comprende il rispetto della parola
data, il rispetto dell'altro anche se diverso da me, la via che ci impedisce di
schiacciare il prossimo e di non vendere il culo per mille lire.
Forse bisognerebbe tornare alle radici,
stiamo perdendo l'Europa. Il rinascimento, l'illuminismo, solo capitoli sui
libri di storia per ragazzi.
Siamo in piena decadenza politica
e culturale. Facciamo solo ciò che ci piace, mai più vedremo uomini che fanno
ciò che conta e che costa per sete di giustizia e perché ciò renderà più forte
e pura la VOLONTA' e più energico il possesso di sé.
La vita non è conservarsi, è
lottare, non è essere privi di passioni ma possederle al massimo grado, senza
esserne dominati ma dominandole, passare indenni attraverso a tutto ciò che è
becero materialismo. La via del guerriero: l'amicizia, che è cosa sacra; l'onore,
che è sopra ogni cosa; l'amore per la famiglia; l'amore per la tua Patria, che è
semplicemente comunità, convivenza, casa, bene comune, senza accezioni
scioviniste o di contrapposizione.
Elevazione dalle miserie umane.
Un poeta giapponese scrisse :
" nella mia capanna non c'è nulla....eppure c'è tutto! "
Uffa, delirante, me ne rendo conto. Oggi mi ha preso così. Però, cazzo … però vorrei
guardare mio figlio e dirgli che mi piacerebbe riuscire a stare in piedi in un
mondo di rovine, che non voglio chinarmi ne mettermi seduto.
Tanto
per parlare, nulla di che. Avevo avvisato già con il titolo che ero in vena di
arzigogolare. Nessuna lezione da impartire, niente, solo banali osservazioni da
crisi post-prandiale in attesa che la manovra di Valsalva aiuti a eliminare gli
umori mefitici. La vita va avanti.
Vi propongo uno spunto
di riflessione. La situazione politica, sociale, economica, meriterebbe ben più
ampie discussioni di quelle scaturite dopo le notizie dei vari telegiornali.
Voglio spingere quindi il livello di provocazione proponendo un passaggio di
Silvano Agosti. Un artista a tutto campo, un filosofo, che dice cose necessariamente forti
usando concetti brutali. Paradossi. Calci in culo. Parole che solo un poeta può
essere in grado di dire, perché libero.
Non voglio nemmeno sottolineare quanto mi trova concorde la linea - non linea di questo grande
intellettuale, non è importante e non è necessariamente vero che io sia in
sintonia con lui. Ho vissuto tutto questo come una provocazione. Certo è che mi
son trovato a pensare molto attentamente su ciò che il sistema attuale offre.
Ascoltando Agosti non si percepiscono disamine pacate, se non nei toni e nella
modulazione della voce, ma scrolloni e schiaffi verso la morale corrente. Siamo
realmente schiavi senza catene? Non mi riferisco alla prigionia di fatto, ma
piuttosto alla libertà intellettuale che "dovrebbe" portare a non
ripetere vecchi schemi. Alla valorizzazione delle qualità imprescindibili
dell'uomo che sono altro rispetto ai valori imposti dal potere, che sono altro
rispetto all'umanità.
Tempo fa, partecipando a una discussione
su un sito letterario, ebbi un piccolo scontro verbale con un affermato
intellettuale, o presunto tale. La discussione aveva preso il destro da una
domanda posta da un'aspirante scrittrice che chiedeva consiglio in merito al
suo desiderio di scrivere un libro che trattasse di Dio. Come spesso capita si
uscì dal tema e dal semplice pour parler si era arrivati al dileggio delle
altrui opinioni. Fui accusato di grettezza e di poca comprensione degli aspetti
spirituali della questione, di essere troppo materialista e troppo vicino a ciò
che è tangibile e di conseguenza banale e triviale nell'affrontare la questione.
È passato molto tempo da quel dibattito, oggi posso affermare che forse aveva
ragione il mio interlocutore, ma posso anche dire che non è necessariamente un
fatto negativo. Così, per gioco, vi propongo la mia lettera di risposta,
scritta dopo l'ennesimo insulto e accusa di scarsa profondità intellettuale.
"Come volevasi dimostrare, non riesci
a non offendere. Vuoi parlare di Dio? Ti racconto qualcosa su Dio e sulla fede:
La scorsa notte, insieme alla mia collega abbiamo ripristinato la funzionalità
respiratoria di una donna, madre e nonna, mentre ci adoperavamo mettendo in
atto tutto quello che la scienza e la tecnica ci offre per intervenire in
questi casi mi sono ritrovato a fissare quegli occhi spaventati, terrorizzati.
La mano di quella signora si è stretta sul mio braccio. Cercandomi, chiamandomi
silenziosamente. Io continuavo nel mio lavoro cercando di apparire calmo
tentando di non distrarmi. Mentre gli applicavo il respiratore automatico mi
sono reso conto delle vane parole che tutti noi stavamo pronunciando. La donna
continuava a fissarmi. A quel punto anche la mia collega si è bloccata, siamo
rimasti in silenzio ad aspettare che la macchina svolgesse il suo lavoro
supportando quel mantice sfiancato che era la cassa toracica di quella persona.
Poi quando la situazione si è stabilizzata, mi sono seduto sul bordo del letto.
Odore di sudore, di urina, di paura della morte. Occhi negli occhi, io e la
signora ci siamo guardati. Nuovamente mi ha poggiato la sua mano fredda e
sudata sul braccio, mi ha accarezzato come solo una madre sa accarezzare,
sempre fissandomi. Siamo rimasti tutti in silenzio, io sentivo ancora il tepore
che l'adrenalina ti lascia dopo un'azione convulsa, mi godevo il lieve tremore
che indica che il corpo può finalmente rilassarsi. La stanza era in penombra a
eccezione della luce gialla e quasi liquida sul letto della paziente. C'ero io,
c'era la mia collega, c'era il medico di guardia, di fianco c'era un'altra
paziente che dal letto vicino sommessamente diceva: «brava Rosina, brava, è
andato tutto bene.»
Alle
quattro di mattina, incidentalmente, ho incontrato Dio. Capita spesso nel mio
lavoro di incontrarlo, sguardi fugaci, veloci incontri senza troppo
soffermarsi. Seduto sul bordo di quel letto, guardando quella donna che mi
sorrideva a fatica ho pregato. Una preghiera antica. Una preghiera che dice più
o meno così: «io ci sono, sono qui per te, non ti lascio.» In anni di Pronto Soccorso, unità coronarica,
neurochirurgia, mi sono ritrovato a rimettere in asse ossa spezzate, sono
passato dal massaggiare un cuore fermo o a defibrillare un cuore impazzito sino
a raccogliere le feci di un malato terminale che non controlla gli sfinteri.
Impari a sapere quello che vali e, contemporaneamente, l'assolvere compiti sgradevoli ti insegna l'umiltà. È una
grande scuola di vita. Sono cieco e sordo come dici tu? Può darsi. Hai
ironizzato dicendo servo vostro, lo reclamo io quel diritto. Io dico Servo
Vostro. È un privilegio non per tutti. Questa è la mia pratica religiosa. Dio
lo incontro nelle persone. E ora davvero vi lascio a disquisizioni più dotte
delle mie e smetto di annoiarvi. Dania vuoi scrivere un libro che parla spesso
di Dio, scrivi di te, della tua vita, delle sconfitte e delle vittorie. Di
teologia hanno scritto tanto e sicuramente menti più eccelse delle nostre.
Parla di te, del tuo essere una persona umana, vedrai che il Divino trasparirà
in ogni rigo che metterai su carta."
Tutto qui, ognuno ha le sue opinioni, le
mie sono sicuramente discutibili, addirittura risibili, però sicuramente mai
tenterò di imporle e sarò sempre pronto a modificarle in virtù di quello che la
vita e le altre persone possono insegnarmi. Sicuramente odio i pulpiti.
Un grande che stimo, il buon vecchio
Oscar, una volta disse: " In un tempio tutti dovrebbero essere seri, tutti
fuorché l'oggetto del culto".
Io, ogni tanto, mi permetto di unirmi al Nostro Signore nel sorridere con lui.
Ho ascoltato con piacere le riflessioni di Erri de Luca, un
uomo portentoso, buono, ribelle. Ovviamente sono dispiaciuto per le vicende giudiziarie che lo coinvolgono per quello che è solo reato d'opinione. Ci
parla di emancipazione e di libertà, con parole semplici ma profonde. Ci
racconta dell'attrazione celeste. Quella spinta naturale, dal basso verso
l'alto, talvolta dolorosa, incessante. Il desiderio di emergere e occupare
spazio, vivere. Lotta contra la forza di gravità che ti schiaccia, ti riporta
al suolo riducendo la primitiva aspirazione di liberarti da ogni vincolo che
non riconosci come necessario al tuo sviluppo. "L'attrazione celeste"
usata come paradigma delle aspirazioni dell'uomo. Voglia di amare, desiderio di
conoscere, bisogno di completare il tuo essere umano condividendo pensieri, sogni.
Carne, sangue, gambe forti e potenti che tentano
il balzo nonostante la pressione che ti schiaccia. Pensieri che si innalzano
nonostante i vincoli delle catene di un ordine precostituito. Pressione,
impalpabile energia fatta di potere, convenzioni, arbitrario volere altrui che
ti riconduce a quello che altri vorrebbero tu fossi. Lotta contro i desideri
imposti, i bisogni artificiali creati ad arte per renderti desideroso di cose
di cui in realtà non avresti necessità. Lotta contro il tentativo di
impedirti di nutrirti degli umori della terra e come un albero occupare
prepotentemente lo spazio vuoto, vittorioso contro la forza di gravità che
tende a trattenere tutti i corpi al suolo. Come un albero, che pur rimanendo
ancorato, avvinghiato con le sue radici alla madre terra, ha rami, foglie,
fiori, frutti che si disperdono liberamente, scambio continuo. Libero. Forza
che si rigenera continuamente.
Ci sono
avvenimenti che, prepotentemente, obbligano le persone a staccare dalla vita
sociale, dalle frivolezze. Anche dai problemi quotidiani per quanto gravi, per rientrare
nella dimensione dell’Io più profondo. Prima o poi tocca a tutti. Sembra strano
a dirsi ma, in effetti, il caos della vita, il turbinio della quotidianità
spesso ci allontanano dalla parte emozionale profonda e riflessiva del nostro
essere. Capita spesso di agire come automi, protesi a risolvere e affrontare istanze contingenti. Quanti di
noi possono affermare di essere sempre presenti a se stessi, di aver ben chiaro
nella mente ciò che attiene al nostro vero sentire. Non è forse vero che più
facilmente siamo trasportati dagli eventi, dalle circostanze? Quante volte il
nostro agire e le decisioni che prendiamo sono un riflesso dell’imponderabile,
del caso, oppure di situazioni costruite da altri e noi semplicemente coloro
che si adeguano, che seguono la corrente. Attori di una commedia scritta da un
regista sconosciuto, magari anche attori bravi, ma pur sempre solo ed
esclusivamente interpreti.
È facile pensare di se stessi come a persone consapevoli, in grado di esercitare
il controllo sulla propria vita, sui propri sentimenti. E’ facile, ma non è
così abituale come crediamo. Chiudere gli occhi e leggersi dentro è
un'operazione difficilissima. Troppi di noi vedendo quello che realmente sono
impazzirebbero, oppure proverebbero moti di rivolta nei confronti di chi gli
impedisce di spiccare il volo verso la giusta auto realizzazione. In fondo,
anche quella che scambiamo per vera consapevolezza è trasposizione mediata dalla cultura, dai
piccoli interessi personali, dalle aspettative che gli altri ripongono in noi,
da ciò che permettiamo agli altri di cogliere. Anche il nostro immaginario e le
nostre riflessioni giornaliere sono facilmente indotte, un riflesso degli
accadimenti. L’introspezione, questa chimera. Introspezione onesta, radicale,
quella che scava, quella che ti mette a nudo.
Un bel
giorno, sei distolto dalla routine quotidiana. Un colpo violento ti riporta
alla realtà, quella vera, quella degli affetti più cari. Una brutale e
incomprensibile violenza cala nella tua vita: tuo padre o tua madre muoiono.
Improvvisamente rimani in bilico tra le cose, ascolti le voci degli altri come
giungere da lontano. Tutto diventa ovattato, filtrato dal dolore schiacciante,
opprimente. Un pugno violento che stordisce. Non perdi un amico, che è un
dolore grande, o una persona amata, che è un dolore immenso, perdere un
genitore è un dolore che attiene alla psiche, alla biologia umana, alla
comunione di codici genetici che diventano brandelli sfilacciati. È qualcosa
di così profondo e inspiegabile da lasciare attoniti, sbigottiti di fronte a un
evento che se riferito ad altri reputiamo normale, naturale. Ma quando tocca a
noi... Non è un semplice distacco da qualcosa o qualcuno che amiamo, è una vera
amputazione di una parte vitale del nostro essere. Forse per la prima volta, le
eterne domande sulla vita, l’amore, sui valori, su chi siamo, tornano
crudelmente a fare capolino nella nostra mente. Tutte le sicurezze si
frantumano. L’orrido mostro che è la morte, che prima ci appariva come
qualcosa di vero e ineluttabile ma tutto sommato lontano e che riguarda
principalmente gli altri, bussa con forza alla porta della nostra anima. Devi
fare i conti con i tuoi sentimenti, con la percezione che hai di te stesso, ti
rendi realmente conto della finitezza delle cose e delle persone. Realmente,
senza ombra di dubbio e nel modo più tragico. Le mille domande, le eterne
domande sul senso della vita ti perseguitano sino a stordirti. Io, ovviamente, non
sono in grado di dare risposte. Sicuramente una personalità strutturata può
benissimo elaborare il lutto per la perdita del papà, come si dice: la vita va
avanti. Si torna a sorridere. Certo è vero, ma sorridi un po’ meno,
impercettibilmente. In una parte del tuo essere rimane per sempre un’ombra di
malinconia. Il tuo sorriso, anche se non si vede, è un po’ più tirato, perché
una parte del tuo sangue e della tua carne è venuta a mancare, sei incompleto.
Si smette di essere figli, non importa a quale età. Paradossalmente si ottiene
anche una piccola conquista. Una sorta di libertà. La libertà di rendere onore
spontaneamente e non soltanto perché i genitori sono presenti, a chi ci ha messo su
questo mondaccio infame, rendere onore ai sacrifici fatti per crescerci,
rendere onore alle loro aspettative cercando di essere persone migliori. Anche di essere qualcosa di diverso perché al riparo dal giudizio di qualcuno di importante per noi. Sempre però con un pensiero fuggevole e dolente che ogni tanto ci farà venire un groppo in
gola a prescindere dalla situazione che stiamo vivendo.
Quando
un genitore muore inizia il vero cammino. Siamo veramente soli e dobbiamo
realmente fare i conti con la nostra anima. Si stacca quel filo celeste che ci
tiene legati all’eternità, al passato e ai secoli andati. Possiamo perderci o
diventare a nostra volta radici profonde, alberi massicci per affrontare le
intemperie e, quando è possibile, rami robusti per i nostri figli. È il giro di
boa infinito, l’eterno ciclo che continua.
La nostra Storia, dall'età dei titani si è
trasformata nell'era dei nani e degli orchi. Chi crede più nella via della
Tradizione, chi segue la via dell'onore? Forse bisognerebbe tornare alle
radici, stiamo perdendo l'Europa, siamo in piena decadenza politica e
culturale. Facciamo solo ciò che ci piace, mai più vedremo uomini che fanno ciò
che conta e che a volte costa per sete di giustizia e perché ciò renderà più
forte e pura la VOLONTA' e più energico il possesso di sé. La vita non è
conservarsi, è lottare. Non è essere privi di passioni, ma possederle al
massimo grado, senza esserne dominato ma dominandole, passare indenne
attraverso a tutto ciò che è becero materialismo. La via del guerriero. L'amicizia,
che è cosa sacra. L'onore, che è sopra ogni cosa. L'amore per la famiglia, per
la Patria che vuol dire solo comunità senza implicazioni scioviniste di sorta, per tutto ciò che è elevazione dalle miserie umane. Retorica? Sì,
retorica. Non importa. Non voglio avere paura di parole e di concetti solo
perché non sono alla moda o possono essere fraintesi e riconducibili a una
qualche ideologia. Non mi interessano le ideologie, ascolto il cuore e guardo
al futuro. La tradizione come fondamenta per la costruzione di un futuro
migliore. Nell'era della globalizzazione abbiamo imparato a correre veloce, ci
siamo dimenticati la bellezza del passeggiare con spirito lieto, pronti a godere
del paesaggio, in grado di ascoltare i rumori della natura, le parole della
gente. Non ci fermiamo più a guardare negli occhi l'occasionale interlocutore.
Non capiamo, non accogliamo, non sentiamo. Nell'era iper tecnologica siamo
paradossalmente tornati a ricercare solo la soddisfazione dei bisogni primari,
solo più velocemente. A questo sono serviti migliaia di anni di civiltà? Alle
volte bisogna fermarsi, tirare un respiro profondo e concentrarsi su chi siamo,
su cosa vogliamo realmente dalla vita. Valutare se i bisogni sono reali o
indotti dal tipo di società che ci è stata costruita intorno. Abbiamo la
possibilità di raccogliere informazioni, talvolta inutili, in un nanosecondo,
con un semplice click, ma non ascoltiamo più storie antiche, non leggiamo più
delle gesta di chi questa civiltà l'ha costruita immaginando una società di
uomini consapevoli. Tutto si è appiattito, omologato. Veloce, è vero è tutto
più veloce, ma la corsa è schizofrenica e non porta a nulla. Finirà in un
momento dove ci troveremo spossati con la bava alla bocca a guardarci intorno,
soli. Miliardi di solitudini che hanno vissuto pensando di essere una comunità
soltanto perché hanno bevuto le stesse bevande, indossato gli stessi vestiti,
guardato le stesse trasmissioni televisive, si sono fatte stordire dalle stesse
pubblicità.
Un poeta giapponese scrisse: " nella mia capanna non c'è
nulla... eppure c'è tutto! "
Voglio stare in piedi in un mondo di rovine, non
voglio chinarmi ne mettermi seduto. Ip ip Hurrà, trallallero trallallà.