scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

giovedì 18 giugno 2015

Edgar Allan Poe - Quando l'inquietudine e il tormento diventano arte


Gli amanti della letteratura conoscono sicuramente questo grande scrittore, poeta e novellista americano, chi non lo ha mai letto può comunque incidentalmente averlo incontrato attraverso le numerose riduzioni cinematografiche dei suoi racconti dell'orrore tanto in voga negli anni '60 spesso interpretate dal grande Vincent Price. Per non parlare dei cortometraggi, dei telefilm, delle serie tv, in questo caso superiamo  i 150 liberi adattamenti. Voglio riassumere gli aspetti fondamentali della vita di questo personaggio che amo molto senza pretese da biografo improvvisato, desidero solo mettere in evidenza una delle figure più emblematiche che hanno caratterizzato la passione per la letteratura della mia giovinezza.
Edgar Allan Poe, come dicevamo, fu un uomo inquieto, tormentato, vittima di sé stesso e di un'epoca puritana che lo ha mantenuto ai margini pur leggendolo con interesse pruriginoso ma mai apertamente apprezzato. C'è voluto il grande Charles Baudelaire, primo traduttore delle sue opere e apripista in Europa, perché questo immenso scrittore fosse conosciuto a livello mondiale. Altri artisti contemporanei di Poe o di epoche immediatamente successive, trassero ispirazione dalla sua arte: Mallarmé; Jules Verne; il giapponese Taro Hirai che assunse lo pseudonimo di Edogawa Ranpo versione fonetica anagrammata del nome di Poe; Lovecraft. Il suo stile gotico produsse quella che può considerarsi la matrice primaria della letteratura gialla e poliziesca.
Edgar (Allan) Poe nasce a Boston nel 1809 figlio di una coppia di attori girovaghi in perenni difficoltà economiche. I primi anni di vita di Poe furono caratterizzati dalla miseria e dai disagi. Perse presto entrambi i genitori a causa della tubercolosi. Viene adottato, anche se in maniera non ufficiale, da John Allan, un ricchissimo mercante della Virginia. La famiglia Allan si trasferì in Inghilterra, questo permise al giovanissimo Poe di accedere a studi regolari, qui si rivela immediatamente un lettore compulsivo e uno sfrenato amante della poesia e della musica. Nel 1821  ritorna negli Stati uniti e frequenta l'Accademia di Richmond da cui viene cacciato nel 1825 a causa delle sue numerose intemperanze. Gli anni della gioventù furono caratterizzati da uno stile di vita dissipato, dal gioco d'azzardo, dal bere, dagli amori femminili tumultuosi. Fu decisivo l'anno 1826, la rottura con il padre adottivo che si rifiutò di corrispondere ai debiti contratti da Poe durante il percorso formativo all'università della Virginia, portò al trasferimento a Boston dove pubblicò a sue spese "Tamerlano e altre poesie" che gli conferì  una prima fama. Gli anni dal 1827 al 1932 sono poco documentati. Poe si arruola nell'esercito raggiungendo il grado di sergente maggiore, poi in virtù del suo percorso scolastico riesce a entrare nell'accademia militare di West Point, anche li venne espulso per il poco rispetto della disciplina.
Intraprende la carriera giornalistica come redattore del "Gentleman's Magazine", pubblica articoli sull'"Evening Mirror", pubblica a puntate, su vari giornali la maggior parte dei racconti che conosciamo. Tra alti e bassi, più bassi a dire il vero, la carriera di Poe prosegue offrendoci una vastissima produzione tra racconti, racconti brevi, poesie, romanzi. Tra i romanzi citiamo "Storia di Arthur Gordon Pym", "Il diario di Julius Rodman".  Racconti memorabili come: I delitti della Rue Morgue; Il mistero di Marie Roget; La lettera rubata; Lo scarabeo d'oro.
Significativi e archetipi del romanzo gotico moderno sono i racconti del terrore come: La caduta della casa degli Usher; Una discesa nel Maelström; Manoscritto trovato in una bottiglia; L'uomo finito; Mai scommettre la testa del diavolo; Ombra; Morella; Berenice; Re peste; Silenzio, e tanti altri.
Abbiamo anche la possibilità di gustarci le raccolte "Racconti del grottesco e dell'arabesco" 1840, "Racconti in prosa" 1843, "Racconti" 1845. Vasta è anche la produzione poetica e saggistica.
Tutta questa produzione artistica non portò mai al giusto merito e all'agognata indipendenza economica. La vita di Poe fu un susseguirsi di vicende dolorose, come la morte della giovane moglie a causa della tisi. Il vizio del gioco, l'alcolismo, la dissolutezza dei costumi minarono la salute dell'uomo. Il culmine della vicenda umana di Edgar Allan Poe, assolutamente in linea con il personaggio, fu il ritrovamento dello scrittore in stato pre agonico in una stradina buia di Baltimora. Morì il 7 ottobre 1849 dopo quattro giorni di coma. Le cause della morte, attribuite a volte all'alcol piuttosto che alla sifilide o alla rabbia, non furono mai del tutto chiarite. Contribuì a creare un aura di mistero il fatto che al momento del ritrovamento non indossasse vestiti suoi e che le poche parole pronunciate prima di perdere i sensi furono l'invocazione di un certo e mai identificato "Reynolds".

Un mistero moderno legato alla figura di Edgar Allan Poe è quello del "brindatore". Un personaggio elegantemente vestito con il volto celato da una maschera. Ogni anno, Dal 1949 sino al 2009 la strana figura scivolava nel buio delle prime ore del mattino del 19 gennaio, giorno del compleanno di Edgar Allan Poe, compiendo una sua precisa routine: prima si versava un bicchiere di cognac e faceva un brindisi (in inglese, “toast”, da qui il suo soprannome “The Toaster”) alla memoria dello scrittore, e poi organizzava tre rose rosse in uno specifico ordine sulla pietra tombale, per poi svanire nella notte, lasciando la bottiglia di liquore mezza vuota. Nel 1993 lasciò un inquietante biglietto con scritto: "la torcia verrà passata".



© 2014 di Massimiliano Riccardi. Tutti i diritti riservati

sabato 13 giugno 2015

Facezie con implicazioni psichiatriche che spero mi perdonerete - La legge del divenire



La nostra Storia, dall'età dei titani si è trasformata nell'era dei nani e degli orchi. Chi crede più nella via della Tradizione, chi segue la via dell'onore? Forse bisognerebbe tornare alle radici, stiamo perdendo l'Europa, siamo in piena decadenza politica e culturale. Facciamo solo ciò che ci piace, mai più vedremo uomini che fanno ciò che conta e che a volte costa per sete di giustizia e perché ciò renderà più forte e pura la VOLONTA' e più energico il possesso di sé. La vita non è conservarsi, è lottare. Non è essere privi di passioni, ma possederle al massimo grado, senza esserne dominato ma dominandole, passare indenne attraverso a tutto ciò che è becero materialismo. La via del guerriero. L'amicizia, che è cosa sacra. L'onore, che è sopra ogni cosa. L'amore per la famiglia, per la Patria che vuol dire solo comunità senza implicazioni scioviniste di sorta, per tutto ciò che è elevazione dalle miserie umane. Retorica? Sì, retorica. Non importa. Non voglio avere paura di parole e di concetti solo perché non sono alla moda o possono essere fraintesi e riconducibili a una qualche ideologia. Non mi interessano le ideologie, ascolto il cuore e guardo al futuro. La tradizione come fondamenta per la costruzione di un futuro migliore. Nell'era della globalizzazione abbiamo imparato a correre veloce, ci siamo dimenticati la bellezza del passeggiare con spirito lieto, pronti a godere del paesaggio, in grado di ascoltare i rumori della natura, le parole della gente. Non ci fermiamo più a guardare negli occhi l'occasionale interlocutore. Non capiamo, non accogliamo, non sentiamo. Nell'era iper tecnologica siamo paradossalmente tornati a ricercare solo la soddisfazione dei bisogni primari, solo più velocemente. A questo sono serviti migliaia di anni di civiltà? Alle volte bisogna fermarsi, tirare un respiro profondo e concentrarsi su chi siamo, su cosa vogliamo realmente dalla vita. Valutare se i bisogni sono reali o indotti dal tipo di società che ci è stata costruita intorno. Abbiamo la possibilità di raccogliere informazioni, talvolta inutili, in un nanosecondo, con un semplice click, ma non ascoltiamo più storie antiche, non leggiamo più delle gesta di chi questa civiltà l'ha costruita immaginando una società di uomini consapevoli. Tutto si è appiattito, omologato. Veloce, è vero è tutto più veloce, ma la corsa è schizofrenica e non porta a nulla. Finirà in un momento dove ci troveremo spossati con la bava alla bocca a guardarci intorno, soli. Miliardi di solitudini che hanno vissuto pensando di essere una comunità soltanto perché hanno bevuto le stesse bevande, indossato gli stessi vestiti, guardato le stesse trasmissioni televisive, si sono fatte stordire dalle stesse pubblicità.
Un poeta giapponese scrisse: " nella mia capanna non c'è nulla... eppure c'è tutto! "
Voglio stare in piedi in un mondo di rovine, non voglio chinarmi ne mettermi seduto. Ip ip Hurrà, trallallero trallallà.
© 2014 di Massimiliano Riccardi. Tutti i diritti riservati

mercoledì 10 giugno 2015

Umberto Eco - 40 regole per parlare bene l'italiano


  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  15. Sii sempre più o meno specifico.
  16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  19. Metti, le virgole, al posto giusto.
  20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
            Almeno, non quando non serve.
     35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
     36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
     37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le   premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
     38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
    39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
    40. Una frase compiuta deve avere.
(tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000) Rubato dal sito ITALIANA-Lingua e Cultura
 Direi che impone una sana riflessione e una attenta autocritica a tutti quelli che, come me, si dilettano a giocare con le parole. Spesso quello che diciamo e scriviamo è questione di vita o di morte. Vita o morte del pensiero.
Massimiliano Riccardi

mercoledì 3 giugno 2015

Vivaldi : La Follia





Antonio Vivaldi, "il prete rosso". Questo brano lo caratterizza. Solo un folle può concepire giri armonici di tale portata e bellezza.

lunedì 1 giugno 2015

Ferruccio Gianola: Racconti di uno scrittore senza talento

Ferruccio Gianola: Racconti di uno scrittore senza talento: L’esperimento del post pubblicato sabato scorso Il giro d’Italia in vetrina , e la facilità con cui i lettori hanno potuto scaricare e leg...