scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

mercoledì 30 settembre 2015

Guest Post - Marco Lazzara






Guest Post – Il Passaggio dal Primo Libro al Secondo

In questo momento mi trovo in una fase particolare della mia carriera di scrittore. È già uscito il mio secondo libro, Arcani (anche se ancora un po’ in sordina), ma in questi giorni si è tornati a parlare (qui) del primo, Incubi e Meraviglie. Massimiliano mi ha quindi molto gentilmente offerto spazio sul suo blog (cosa di cui lo ringrazio) per parlare dei miei lavori letterari. A due anni dall’uscita è un po’ complicato tornare su di un lavoro antecedente, avendo in testa la campagna promozionale del più recente; ho pensato allora di tratteggiare le differenze e le affinità che esistono tra i due libri, sottolineando ciò che ho imparato a livello di scrittura passando dall’uno all’altro.

Incubi e Meraviglie è una raccolta di 42 racconti brevi (alcuni anche di una pagina), cosa che, soprattutto agli esordi, era una mia caratteristica peculiare. Il libro esplora l’intero spettro cromatico della narrativa di genere, con la particolarità di mescolare spesso i vari generi letterari; a questo si aggiunge quel tocco di ironia in grado di stemperare le atmosfere più cupe, ottenendo un effetto alle volte talmente spiazzante da creare soluzioni molto particolari.
I racconti nascono da un lungo periodo di elaborazione, durante il quale mi sono impadronito dei primi ferri del mestiere, e questo ha influito sulla struttura e le tecniche compositive usate. Per esempio, molti racconti sono quasi interamente narrativi (agli inizi non ero molto bravo coi dialoghi, poi con l’esercizio ho imparato), con personaggi poco caratterizzati. Un autore che adotta questo schema nei suoi racconti è per esempio Fredric Brown, a cui questo libro deve molto.
Arcani ha invece dei racconti più lunghi, per cui i personaggi sono amplissimamente caratterizzati, e questo è uno dei punti secondo me più interessanti dell’opera: ognuno di essi è dipinto in maniera molto vivida, dalla mamma rimasta vedova alla modella bellissima ma antipatica, dalla bimba vittima di un bulletto al marito vessato dalla insopportabile moglie, dal feroce criminale al pomposo professore.
Essendo un appassionato di citazioni, mi piace nasconderne diverse nel testo, ammiccando così al lettore. Lo stesso numero di racconti di Incubi e Meraviglie ha un preciso riferimento. Il libro è introdotto da una frase di Robert Bloch, e all’interno è presente un racconto in suo omaggio, dove un mio alter ego lo incontra di persona, ma con un esito imprevisto. Anche in Arcani si incontra uno scrittore realmente esistente, ma qui non rivelo chi sia, lasciando al possibile lettore il divertimento di scoprire di chi si tratta.
In questi due anni ho chiesto di tanto in tanto ai lettori quali racconti avessero maggiormente apprezzato; è interessante notare che persone diverse abbiano scelto racconti diversi. Molti hanno indicato “Immagini dal Passato”, che racconta di un uomo che scopre che la sua videocamera ha misteriosamente registrato avvenimenti occorsi una ventina d’anni prima in casa sua e riuscirà così a far venire alla luce un atroce delitto. Potete qui notare l’insoddisfazione perenne dell’autore, perché sono dell’idea che se l’avessi scritto oggi, avrei prodotto un racconto anche migliore: ma questo è normale, più si va avanti, più si impara e si migliora.
Da questo mio sondaggio è venuto anche fuori che l’idea alla base di “Tutti i Colori dell’Incubo”, un ennakis di racconti ognuno dedicato a un diverso colore, sia stata molto apprezzata. Ciò mi ha fatto concludere che un insieme di racconti eterogenei diviene più interessante se questi sono correlati da un fattore comune. Proprio questa è l’idea alla base di Arcani, dove il tema sono invece i tarocchi: 22 racconti, uno per ogni carta degli arcani maggiori, legati tra loro da una storia nella storia che fa anche da cornice.
Ma di questo ci saranno altre occasioni per parlarne. Vi ringrazio per aver letto questo mio intervento e ancora grazie a Massimiliano per lo spazio offertomi. Se qualcuno avesse delle domande, sarò lieto di rispondere.

venerdì 25 settembre 2015

Nuovo Meme dopo il via di Nick Parisi e sulla scia di Patricia Moll. Blog 2015

                                                                          ( n.d.t.  foto giovanile per ingannare il pubblico femminile )

Va bene, mi sento in dovere, non posso mancare, è cosa buona e giusta, per giove mi butto, volli fortissimamente volli, lo faccio lo faccio lo faccio … ecco … ho perso il filo … ha sì, voglio dar seguito al meme (ho imparato da poco cosa significa) dell'immarcescibile, inossidabile, tattaratattaratàaaa Nick Parisi. Il post relativo lo trovate QUI, QUI, e anche QUI 
Mi armo di tutto punto, pronto a fronteggiare le giuste reazioni alle stupidate che dico. Vedi foto qui sotto.
                                                                              ( Massimiliano Riccardi armato di tutto punto )
Sono un neofita del blogging e il mio blogghetto è operativo da pochi mesi, a parte qualche linkata precedente, quindi non ho molto da dire e le somme da tirare sono poche. Sicuramente tutti i blog che sono nel mio rollone mi piacciono e li seguo con interesse (e altri ne scoprirò). Il mio è un blog generalista, dico così perché affermare che cazzeggio pare brutto. Scrivo quello che mi va e quando mi va, spazio su vari argomenti insomma. Quello che più amo è l'interazione con gli altri blogger. In virtù di tutto ciò posso fare una piccolissima e personale classifica 2015.

Blog del Corazon:
----- > Rock music Space della meravigliosa Nella Crosiglia e Myrtilla's House di Patricia Moll. Perché come sorellone grandi perdonano i miei sproloqui e riescono sempre a tirare fuori l'orsacchiottone che c'è in me. Oltre che a essere di per se molto interessanti e sicuramente da seguire.

Blog della Sapientia et Eruditio et Cognitio et Litterarum et cetera et cetera et cetera... salute, grazie :
------ > Ivano landi; Appunti a margine; Criticissimamente; Athenae Noctua; Io, la letteratura e Chaplin; Anima di carta. Sono tutte signore del web, a parte Ivano, quindi non faccio battute altrimenti mi menano

Blog che mi "sfrugugliano" l'anima esoterico-misterica e fanno riemergere passioni sopite di antica memoria:
------ > Obsidian Mirror (adoro adoro); di nuovo quel gran bel pezzo d'uomo dell' Ivano Landi (piace molto molto); non posso nominare Nocturnia (bello bello) perché Nick non vuole, quindi Nocturnia non lo cito. Spero si sia capito che Nocturnia non è citato.

Blog mi casa es su casa, sempre colloquiali, carini, ospitali e molto molto interessanti:
------ > Frammenti e Tormenti del mitico Pirkaf detto Raffaele  o viceversa hahahaha; La bara volante del tremendo, sepolcrale e lapidario Cassidy; La Firma Cangiante che ossessiono e sfianco all'inverosimile con i miei interventi. La nostra libreria, dove intervengo spesso ( mi immagino la Glò che alza gli occhi al cielo e Michele che scuote la testa); Gli archivi di Uruk, che dovrebbe essere nominato patrimonio dell'umanità per il lavoro immane che sta facendo.
                                                            ( Vicino di casa di Massimiliano che si pone la giusta domanda )



Vabbè, ho incontrato altri blog strada facendo sono tutti nel blog roll, e se ci sono è perché li seguo con interesse, non me ne vogliano se non li ho inseriti nella scherzosa classifica. Ho scritto di quelli con cui interagisco un ciccinin di più, ma ci sono dei bloggoni della madonna che gradisco e che non ho citato, come quello di quella vecchia pellaccia di cowboy del Ferruccio Gianola che mi aiutò con qualche dritta a iniziare questo bellissimo gioco del blogging (quindi è colpa sua se rompo a tutta la rete, sia chiaro.)

                                                                          ( foto di Massimiliano soddisfatto dopo aver scritto il post )

Ottimo. Bene. Fantastico. Finito. Cosa mi dite?
Se ci sono problemi o non vi è piaciuto rivolgetevi a mio cugino, vedi foto qui sotto:
                                                                                                   ( cugino di Massimiliano, ufficio reclami )


© 2015 di Massimiliano Riccardi

sabato 19 settembre 2015

Il secondo post più inutile del mondo



Armatevi di pazienza e preparatevi a leggere con il giusto distacco che si deve al farneticare di un uomo vicino ai cinquant'anni.

Spesso ripercorro alcune fasi della mia vita e mi assale il dubbio di essere molto più vecchio dell'età anagrafica, di aver attraversato più fasi di quelle che ricordo e che tutto non coincide con la normale cronologia. Boh, misteri della fisica quantistica, forse😂 .
Credo di aver fatto di tutto, tante cose è meglio tralasciarle, credetemi. Sinteticamente, possiamo dire che ho lavorato in molti settori con mansioni diverse, ho girato la mia parte di Europa, ho conosciuto un miliardo di persone, da giovane sono sceso in battaglia, ho letto tutto quello che è possibile leggere rubando ore preziose al sonno, ho amato … molto, ho odiato altrettanto, ho incasinato la mia vita, sempre, ho frequentato la cosiddetta "bella gente" di Genova grazie alle conoscenze di famiglia e alla sera ho bazzicato l'angiporto e tutto il corollario di malavitosi, con alcuni di essi addirittura sono cresciuto. Ho figli, ex mogli, non mi sono fatto mancare nulla. Insomma, tanto per farla breve e non incorrere nell'auto celebrazione, credo di avere accumulato una bella dose di esperienze.
Ho corso, sempre, alle volta con gioia verso nuovi orizzonti e altre volte con paura guardandomi indietro.
Ora, adesso, mo mo😉 , mi capita un fatto strano, scopro una parte di me che non pensavo di avere: la pazienza.
Mi succede di essere rapito dai discorsi del mio ultimo nato, il piccolo Pietro. Pietro il saggio, Pietro il grande, dall'alto dei suoi quattro anni. Scopro il cerimoniale degli atti quotidiani, la loro importanza. Mi accorgo che i tempi non devono essere necessariamente i miei. Mi rendo conto dell'importanza del respiro di mio figlio quando si addormenta in braccio a me, di quanto ogni singolo sbuffo caldo sia uno scandaglio della mia anima. Per poco, perché la vita e il lavoro sono pressanti, per poco dicevo, riesco a leggermi dentro. Guardando il mio bambino rifletto, su chi sono, su cosa voglio e su cosa sono diventato. Sarebbe più corretto dire che mi rifletto in lui. Tutto ciò è un atto di pulizia, occuparsi di lui e soddisfare le sue necessità è come dare un colpo di spugna e togliere la maschera che necessariamente il mondo degli adulti deve portare.
Un bambino ti vede per quello che sei, non ha filtri. Sono entrato e uscito da situazioni pericolose, è capitato, ma soltanto ora, per la prima volta, vivo attimi di autentico terrore. Terrore di non essere all'altezza, paura di non riuscire a dare a mio figlio un futuro migliore del mio. Rimango atterrito dall'imponderabile. Per la prima volta, quello che un tempo era di stimolo adesso mi spaventa. Che Dio mi perdoni, tutto questo non è accaduto con gli altri figli oramai adolescenti, forse perché ero troppo giovane, o semplicemente perché non ero pronto. Ovviamente la vita va avanti, leggo, scrivo, lavoro, vivo nel mondo, ascolto il telegiornale, amo, mi arrabbio, continuo a correre perché costretto dal contingente e immarcescibile sfibrante quotidiano. Ho una meta, non è lontana, tutto si è ridimensionato, lo scopo di tutto è a pochi passi da me. Si avvicina con un dinosauro di plastica più grande di lui, mi fissa con i suoi occhioni sgranati, dolcissimi, mi accarezza una mano e mi dice: " vuoi giocare con me?". Ecco, a quel punto non me ne frega più di niente. Il modo scompare, i rumori si spengono, tutto diventa cristallino come solo le cose semplici possono essere. Alla fine, c'è soltanto quella vocina di bimbo, il mio nuovo inizio, la mia speranza, ah, dimenticavo, c'è anche il sottoscritto, felice come non mai nel  sentirsi un coglione che gioca con i pupazzi e le macchinine. I figli insegnano che tutto si perpetua, che ogni singolo momento non è altro che un piccolo tassello per nuovi mosaici da costruire. Tutto ha termine, ma niente finisce davvero. La vita, la morte, la natura, l'amore, tutto parla di rinascita e rinnovamento.

Se siete arrivati sino a qui vi avviso che il rischio diabete è alto, sdolcinature a parte, prendete tutto come un piccolo sfogo, mai titolo di post fu più azzeccato... mou belin!

© 2015 di Massimiliano Riccardi

martedì 8 settembre 2015

Riflessioni e considerazioni sul pensiero di Erri de Luca



Ho ascoltato con piacere le riflessioni di Erri de Luca, un uomo portentoso, buono, ribelle. Ovviamente sono dispiaciuto per le vicende giudiziarie che lo coinvolgono per quello che è solo reato d'opinione. Ci parla di emancipazione e di libertà, con parole semplici ma profonde. Ci racconta dell'attrazione celeste. Quella spinta naturale, dal basso verso l'alto, talvolta dolorosa, incessante. Il desiderio di emergere e occupare spazio, vivere. Lotta contra la forza di gravità che ti schiaccia, ti riporta al suolo riducendo la primitiva aspirazione di liberarti da ogni vincolo che non riconosci come necessario al tuo sviluppo. "L'attrazione celeste" usata come paradigma delle aspirazioni dell'uomo. Voglia di amare, desiderio di conoscere, bisogno di completare il tuo essere umano condividendo pensieri, sogni.
Carne, sangue, gambe forti e potenti che tentano il balzo nonostante la pressione che ti schiaccia. Pensieri che si innalzano nonostante i vincoli delle catene di un ordine precostituito. Pressione, impalpabile energia fatta di potere, convenzioni, arbitrario volere altrui che ti riconduce a quello che altri vorrebbero tu fossi. Lotta contro i desideri imposti, i bisogni artificiali creati ad arte per renderti desideroso di cose di cui in realtà non avresti  necessità. Lotta contro il tentativo di impedirti di nutrirti degli umori della terra e come un albero occupare prepotentemente lo spazio vuoto, vittorioso contro la forza di gravità che tende a trattenere tutti i corpi al suolo. Come un albero, che pur rimanendo ancorato, avvinghiato con le sue radici alla madre terra, ha rami, foglie, fiori, frutti che si disperdono liberamente, scambio continuo. Libero. Forza che si rigenera continuamente.

Nonostante tutto.

© 2015 di Massimiliano Riccardi



giovedì 3 settembre 2015

Mille e una sera fa






Ho ripensato a certi giorni, per citare una canzone dei Nomadi che ci piaceva molto, a mille e una sera fa... dove tutto sembrava a portata di mano, dove la vita era soltanto una cosa da sbranare perché eravamo giovani e nulla sembrava impossibile. Poi, questa maledetta città. Questa città amata, con le sue bellezze e le atroci contraddizioni, ha inghiottito le speranze. I sogni sono diventati incubi.
I giochi di bambina si sono trasformati in polvere, la polvere è diventata fuoco. Fuoco che brucia le vene. Il viso bellissimo e il tuo sorriso radioso si sono oltraggiosamente trasfigurati in volto malato e smorfia di scherno. Derisione per la beffa che credevi di aver giocato tu al destino ma che invece ti si è rivoltata contro.
Ti sei aggirata dolente alla ricerca di un brandello di anima a cui aggrapparti. Non c'era più niente per te. La tua mano tesa è diventata fredda, gelida di morte. Poi, una notte, ci hanno chiamati. Era luglio, mille e una sera fa. Una voce distaccata e quasi infastidita. Molto professionale, ma capace di far scendere le tenebre dei lunghi inverni artici. Freddo inappropriato per la stagione, infatti non realizzai subito e mi soffermai a riflettere sul perché tremassi tutto.
Una notte strana, piena di stelle, che poteva essere una di quelle notti d'estate che non ti scordi mai più. 
Siamo venuti a vederti, per l'ultima volta. Stesa su quel tavolaccio avevi sempre il tuo sorriso beffardo. Non hai vinto nulla, hai solo potuto fuggire, ma forse, in qualche modo, ti sei ripresa la tua anima. Sei rimasta giovane: per sempre ventidue anni. Alla fine sei riuscita a farci l'ultimo tragico scherzo, ci hai fregato tutti. Hai raccolto le tue speranze, i tuoi sogni e hai incominciato un viaggio nuovo. In un posto che io non conosco. 
Ti odio. 
Ti voglio bene. 
Vaffanculo. 
Ci rivedremo.
Io adesso sono un po' più vecchio, ma sono dettagli.




© 2015 di Massimiliano Riccardi

venerdì 28 agosto 2015

Sul sentire comune, scorci e frammenti


Nei giorni scorsi ho letto due post, di due blogger con caratteristiche diverse ma con lo stesso amore per la rievocazione e l'omaggio a cose passate: Patricia Moll con il suo Mirtylla's House e Cristina con Athenae Noctua.
Nel leggere i loro post, ho subito ritrovato frammenti della mia infanzia, non necessariamente legati a quello che avevano scritto. Immagini color seppia, che si muovono a scatti come nei vecchi film. Sono gli scherzi della memoria, basta un dettaglio perché si metta in moto con dinamiche apparentemente casuali. La memoria, quasi come un corpo vivo, che fluttua leggero nello spazio del comune sentire e che ogni tanto sfiora sensazioni e pensieri lasciati liberi da chi sa chi traendone energia. Come tutto ciò che riguarda le vecchie pellicole segni di bruciatura e distorsioni, ma anche tanta struggente nostalgia mista a divertimento nel rivederle.
Ho ripensato a me stesso dodicenne, al mio vecchio professore di lettere, a un compito a casa inusuale e deliziosamente intrigante per un bambino.
« Ragazzi, domani mattina, durante percorso che fate per venire a scuola, provate a camminare tenendo lo sguardo un po' più alto rispetto alla linea dell'orizzonte. Cercate di guardarvi intorno con attenzione, soprattutto guardate su, verso le finestre, i cornicioni dei palazzi. Osservate i dettagli. Ovviamente cercate di non investire gli altri passanti e di non finire sotto una macchina.»
Ci fu una risata generale. Tutti felici e sollevati per lo scampato pericolo in merito alla possibilità di dover studiare a memoria la solita sbobba, ce ne andammo a casa.
Ma tant'è … La curiosità e la novità della cosa mise radice.
Il giorno dopo, uscendo di casa, percorro  salita Santa Brigida con a destra il palazzo della Famiglia Dufour e i suoi frontoni decorati in evidente contrasto con i palazzi sull'altro lato di aspetto dimesso ed evidentemente popolari. Attraverso l'arco che permette di accedere a via balbi scorgendo la locandina votiva dedicata alla santa che dà il nome alla salita. Via balbi mi appare sotto una luce diversa, osservo un palazzone di cui una metà conserva ancora i segni dei bombardamenti dell'ultima guerra, non ci avevo mai fatto caso, o meglio lo avevo sempre visto senza guardarlo veramente. Subito dopo il Palazzo Reale, così chiamato da che la famiglia Savoia lo acquistò dai Balbi per adibirlo a residenza genovese. Un palazzo seicentesco di una bellezza sfolgorante. Percorro via balbi superando la sede dell'università anch'essa appartenuta alla famiglia balbi e successivamente ai Gesuiti che ne fecero un polo didattico già dal 1775. Entro in piazza dell'Annunziata e scorgo la Basilica della santissima Annunziata del Vastato, un misto di tardo manierismo e barocco. Lì c'è un attraversamento pedonale e se non fosse stato per un gentile tassista che mi ha urlato di stare attento sarei finito investito dalle auto, tanto ero perso nell'ammirare le guglie dei due campanili. E via così, tutto un guardarmi intorno e scoprire cose mai viste nonostante che quello fosse il mio percorso da anni e che fossi nato e cresciuto nel centro storico.
In classe, quella mattina, discutemmo a lungo delle nostre impressioni. Io personalmente scoprii per la prima volta Genova, cosa significasse vivere in una città ricca di storia, a quante cose mi passavano davanti agli occhi che semplicemente ignoravo. Tutti i miei compagni raccontarono dettagli riguardanti le rispettive "scoperte". Il nostro prof di lettere e storia ci guardava sorridendo mentre facevamo a gara per arricchire i nostri racconti di quante più immagini potevamo. Poi, con molta calma, ci disse che quello era il modo di affrontare le sue materie, attenzione ai dettagli, perché dietro alle singole parole non c'erano solo giochi stilistici ma sentimenti ed emozioni, riflessione sui fatti perché la storia non era solo date e celebrazione di eventi, ma carne e sangue di uomini che quegli eventi li hanno vissuti. Uomini che parlavano in un certo modo, che sognavano, lottavano, che semplicemente avevano vissuto lasciando un segno del loro passaggio perché noi si potesse godere di un presente diverso e più ricco rispetto al loro. Dovevamo "sentire" i racconti, i romanzi. Dovevamo "ascoltare" le voci degli uomini che avevano vissuto le vicende di epoche passate. Chissà che fine ha fatto fratel Raffaele, della scuola di San Giovanni Battista De La Salle, con solo un vestito per l'inverno e uno per l'estate, ma ricchissimo di universi e mondi da regalare.

Tutto qui. Come potete osservare … facezie.


© 2015 di Massimiliano Riccardi.

martedì 25 agosto 2015

Il post più inutile del mondo



Qualche anno fa ebbi un'esperienza abbastanza dura in carcere. Non da detenuto, ma per motivi professionali, come operatore. Premetto che non ero partito "vergine" in merito a conoscenze e frequentazioni, sono vissuto anni nel centro storico di Genova e ho frequentato in gioventù ragazzi che hanno preso la deriva. Subito dopo decisi di mettere su carta le mie esperienze. Un diario? Naa, non è nel mio stile. Un breve resoconto? Nemmeno. Allora decisi di provare a scrivere un romanzo. Ovviamente essendo assolutamente incostante e disordinato persi quasi subito gli stimoli e abbandonai il progetto.
Passarono gli anni e tutto finì nel dimenticatoio. Poi, un bel giorno ripresi in mano un vecchio manoscritto e mi misi al lavoro su quello, in questo caso portai a termine la cosa sino al punto che, dopo molte peripezie, riuscii a coinvolgere un editore e lui, bontà sua, mi diede fiducia, quindi se tutto andrà bene a breve uscirà un bel romanzo che spero possa piacere agli altri tanto quanto è piaciuto a me che l'ho scritto. Nel frattempo sto completando il secondo romanzo ricavato dai tanti manoscritti iniziati e lasciati lì a raccogliere polvere. 
Questa mattina, scartabellando vecchi file, mi capitano sotto gli occhi alcuni capitoli della storia carceraria, ovviamente scritti di getto e mai editati. Una storia che non ha nulla a che vedere con il romanzo che uscirà, ne nei contenuti e tanto meno nel tipo di narrazione. Ebbene, vi propongo un brevissimo brano. La domanda che pongo a tutti è questa: può piacere una storia di malavita e carcere? Vi sembra che possa essere gradevole come è impostato lo stile narrativo? Dite la vostra liberamente senza paura di offendermi perché tanto si tratta di una bozza scritta di getto, non rifinita e non corretta, in cui tutto deve ancora essere definito. Grazie a chi avrà la bontà di lasciarmi un'impressione.

  ... Mentre scendo le scale del terzo piano della Seconda Sezione, la sezione dei già condannati, quelli che devono soltanto scontare la pena, incontro i detenuti che tornano dai "passeggi". Uno di loro passandomi accanto mi stringe il braccio guardandomi  intensamente, dura un secondo, tira diritto e si volta solo una volta, fa un cenno con il capo come a volermi ricordare che mi conosceva, una specie di segnale di intesa. Non è mai bello se accadono cose del genere. Inopportuno, assolutamente fuori luogo, ma soprattutto pericoloso. Il tipo si chiama Manuel, un quarantenne dal fisico asciutto, braccia definite con muscoli tonici ricoperti di tatuaggi e camminata leggera, quasi felpata, tipica di coloro che fanno sport e sono abituati a correre. Il suo sguardo mi lasciò un senso di inquietudine, non di paura. Quegli occhi con sotto disegnata una lacrima dall'inchiostro sbiadito presagivano guai in arrivo. Effettivamente lo conosco di vista, ai suoi tempi bazzicava nel quartiere di Bolzaneto, girava voce che fosse affiliato alla famiglia dei Corsucci, 'ndranghetisti di Taurianova che facevano affari a Genova con un paio di cementifici a coprire spaccio e bische clandestine. Sta di fatto che si era beccato 12 anni per aver sparato 4 colpi di pistola ad un albanese in un bar del centro, ammazzandolo senza una parola, così in pieno giorno. Un personaggio tosto Manuel. Era dentro come un detenuto comune, in qualche modo era riuscito ad evitare l'accusa di associazione mafiosa. La cosa era parsa strana persino ai giudici, evidentemente compiere un atto così eclatante alla luce del sole era un atto dovuto. Quando "qualcuno" ti chiede di fare certe cose non è possibile dire di no. Corri i tuoi rischi con la legge perché fa parte del codice morale del criminale accettare di annullare la tua vita per il bene della "famiglia"...


© 2015 di Massimiliano Riccardi