Letteratura, arte, cinema, musica, società. Infinitesimale come quello che so rispetto all'infinito che ancora devo scoprire.
scrivere per vivere vivere per scrivere
La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM
Era l’alba. Gli piaceva
scendere in spiaggia a quell’ora. In giro non c’era ancora nessuno perché i
vacanzieri erano andati a dormire da poco.
Il silenzio interrotto
solo dalla voce del mare lo rasserenava.
Girovagando,
aveva oltrepassato il promontorio. In una piccola baia seminascosta l’aveva
trovata.
Ecco qui il mio finale:
La vide immediatamente.
Quasi un corpo estraneo per quello che sapeva essere un posto sconosciuto ai
più. Una donna seduta sul bagnasciuga accanto al vecchio relitto rugginoso
eletto a monumento dall'incuria umana. Una donna nera. Indossava una veste multicolore,
inzuppata d’acqua. La modernità del giubbotto di salvataggio arancione stonava
con quel volto di antica bellezza africana.
La donna piangeva. Un
pianto quasi silenzioso ma non meno disperato. Piangeva come solo una madre può
piangere.
L’uomo rimase quasi stordito, quel pianto lo riportava a qualcosa di
ancestrale, in quel lamento così prolungato, inconsolabile, c’era il dolore
della prima madre, di tutte le madri. Cercò di attirare l’attenzione della
donna, quasi timoroso. Il gesto di appoggiarle la mano sulla spalla fu respinto
da un movimento violento del capo, da un tremito del corpo. L’uomo rimase
imbambolato a guardare la sua mano robusta dalle dita nodose galleggiare nell'aria,
sentì che toccarla era stata quasi una profanazione.
Si
tolse la giacca e delicatamente le avvolse le spalle. Decise che avrebbe
rimandato il momento di chiedere aiuto. Si sedette accanto alla donna, così,
semplicemente. Fissò insieme a lei l’orizzonte, le dita rossastre dell’alba a
disperdere i nembi, il mare sino a poche ore prima in tempesta. Non era
difficile immaginare perché stesse piangendo. Ad un tratto fu silenzio,
soltanto il rumore della risacca e il canto dei gabbiani. L’uomo sentì il proprio
braccio stretto con forza da una mano stranamente calda. Voleva aiutarla, in
fretta, ma aveva deciso di lasciare a lei la decisione di muoversi da lì. Un
nuovo rumore a interrompere la quiete della piccola baia, il respiro profondo
di due esseri umani uniti da qualcosa di vecchio come il mondo, che cambia nome in base alla terra di origine ma che da lo stesso fremito dovunque e in
ogni tempo.
Con questo post
susciterò lo sdegno di molti, l'ilarità di tanti, e perderò più della metà dei
commentatori che carinamente mi vengono a trovare. Vorrò loro bene ugualmente. Dunque, e se giuro che non lo
faccio più? Può bastare a farmi perdonare😃
Ho assistito alle
manifestazioni anti Trump. Sono cose che aprono il cuore, la libertà/dovere di
manifestare contro uno stato di cose che non si ritiene giusto è un atto sacro.
Il dissenso, l'indignazione, sono tutte espressioni di libertà. Nulla da dire,
solidarietà a chi ha la forza, il tempo, il coraggio di esprimere la propria
opinione. Piccola parentesi, QUI trovate il link di una valente autrice e traduttrice (Silvia Pareschi) che in prima persona ha testimoniato con la sua presenza fisica il disgusto nei confronti del nuovo corso. Questo personaggio, il Trumpone, è
pericoloso, oltre che a essere evocativo di ben altri tempi bui e sconfortanti.
È giusto sancire il modo che ha scelto di presentarsi.
Ok, stop.
Adesso fermiamoci e
proviamo a dimenticarci di Trump. Sgraviamoci della naturale avversione nei
confronti di personaggi simili. Siamo sicuri di essere sempre presenti a noi
stessi? Vigili nel condannare e segnalare atti o comportamenti esecrabili? Sempre?
Oppure ci facciamo trascinare dall'onda delle campagne contro Tizio e contro Caio
tralasciando, dimenticando, ignorando le malefatte di chi è riconoscibile e
accettato come "uno de noartri"?
Adesso voglio provare a lanciare un sassetto sul vetro della finestra della stanza dove si riuniscono quelli bravi, quelli che fanno sempre la cosa giusta, i politicamente corretti, e qui arriveranno gli insulti o ancor peggio gli
sberleffi. L'unica cosa che chiedo è di non attribuirmi schieramenti pro o contro qualche personaggio, in questo caso sentitevi pure mandati a prendere da tergo quel certo non so che di consistenza parenchimale 😎 Mi divertirò soltanto ad aggiungere una piccola nota polemica, un banale pour
parler tra amici. Esco per qualche istante dal coro. Non credo ci sia nulla di
male, ogni tanto fa bene. Ed è pure giusto. Siamo tra persone ragionevoli no?
Noto che l'opinione
pubblica in generale è sin troppo reattiva quando si tratta di contrastare un
nemico evidente, appariscente, ben identificato. Quindi non me la prendo con chi nello specifico ha voluto manifestare disgusto per quello che è accaduto, anche a me sono tremati i polsi all'idea di sapere a capo di una delle superpotenze nucleari un personaggio di tal fatta.
Quello che osservo è
il torpore nei confronti di situazioni consolidate, assolutamente negative, che
possono minare coloro che sono considerati dei beniamini o alterare lo stato di
calma relativa. Sì perché se sale al governo un democristiano che però è
diventato segretario del PD non posso mica stare tanto a menarla, sono comunque
di sinistra … quindi … ok, non sarà il massimo però …
E se mi eleggono un
presidente americano democratico dopo quel minchione di Bush? Per di più di origini
afro? Cazzo, e mi nomina pure la Clinton. Aricazzo, la moglie di Bill, il
democraticissimo Bill amico di tutte le fellatrix del mondo. Perbacco, una
donna come Segretario di Stato … non si può che gioire.
Infatti io ho gioito
quando Obama ha vinto le elezioni.
Poi, però …
Come sempre c'è un
però.
Vediamo un po' al
netto degli accadimenti di questo ultimo periodo: otto anni di guerra sotto il
mandato di Obama nei vari teatri bellici del mondo, in primis Iraq e
Afghanistan. Sono un po' tanti per poter affermare che ci lasciamo alle spalle
un periodo di pace per andare incontro a chissà quale devastazione. Ma anche lì
… non l'ha mica iniziata lui la guerra. Però nemmeno l'ha fermata.
Quindi?
Quindi niente,
sorvoliamo, e che stamo a fa le pulci stamo? 😀
Io sono convinto che Trump
sia un emerito imbecille, un pericolosissimo emerito imbecille, ma credo anche
che tutta la genia di radical chic ai vertici dell'informazione, della politica
e della stampa, abbia lasciato correre su troppe cose. Come dire, bisogna
rompere i coglioni, giustamente, al brutto e cattivo, ma le marachelle degli
amichetti... Spero che si sia capito che parlare di Trump è servito soltanto per affrontare ben altro tema. Mi piace parlare di coerenza senza usare toni ieratici, preferisco stuzzicare il toro che dà del cornuto al cervo. Mi sarebbe piaciuto tanto rivolgere una domanda ad alcuni amici: "ma perché, cazzarola, per riconoscere il demonio c'è bisogno che si vesta da diavolo con tanto di forcone ed emanazioni di zolfo? Per smuovervi bisogna farvi un disegnino affinché possiate capire? Sì, perché Trump è pericoloso, ma è un pericoloso che ci mette la faccia, tutto lì. È uno stronzo, lo vedi e lo rifiuti. E il resto? Tutto ciò che è mascherato da democrazia e ci sta fottendo da anni a botte di social, di telegiornali fuffa, di partite di calcio, di distrazioni televisive soporifere? Mentre pezzo per pezzo si sono sgranocchiati il nostro Paese mettendo sul lastrico milioni di famiglie, eliminando diritti conquistati con lacrime e sangue, infami Jobs act e quant'altro, dove erano i girotondi di Morettiana memoria, le adunate oceaniche al Circo Massimo (io c'ero) come quelle antiberlusconiane?". Ribadisco lacrime e sangue, perché c'è chi veramente ha sofferto e lottato per i diritti dei lavoratori, sono i distratti e i lacunosi in termini di memoria che hanno cancellato decenni di storia della nostra Repubblica.
Io penso che la
sinistra, tutta, i democratici tutti, debbano compiere una profondissima riflessione. Credo fermamente
che dietro le bandiere al vento della pace, della libertà e della democrazia ci
sia un miliardo di persone, di lavoratori, di disoccupati, di oppressi, che
hanno potuto soltanto guardare il culo di questi alfieri che portavano insegne
e stendardi. Lo abbiamo visto in Italia con gli accadimenti di questi ultimi
anni, lo abbiamo visto in Francia con l'aumento del disagio sociale nelle banlieue,
per non parlare degli stessi Stati Uniti e dei milioni di nuovi disoccupati.
Vedo ondate di rivolta che si manifestano a targhe alterne. Milioni in piazza
contro Berlusconi (io c'ero), poi, per le stesse porcherie, quattro gatti
contro Renzi; tutti contro Bush per la guerra in Iraq e poi messaggi
contraddittori durante gli otto anni della presidenza Obama, e soprattutto
critiche sottotono in merito al lavoro della Clinton in relazione ai
bombardamenti con i droni e alle operazioni militari oltremare durante i suoi 4
anni di mandato come Segretario di Stato. Vogliamo anche parlare del sostegno
dato ai ribelli islamisti per abbattere Gheddafi? I risultati sono ben visibili, o no? (Vive la France e la sua politica vetero colonialista riproposta sotto forma di egemonia economica nei Paesi africani). Potremmo anche parlare del tempismo incredibile come il fenomeno delle "primavere arabe". Del sostegno in Siria al
Fronte al-Nusra affiliato ad al-Qāʿida e il futuro Stato Islamico? Per cosa? Per
dare contro a un dittatore come Assad (che comunque esercitava il potere già
dal 2000, e sullo stesso stile il suo paparino prima di lui), che aveva commesso l'errore di permettere ai russi di controllare le
forniture di gas all'Europa impedendo agli americani di passare sul suo
territorio sfruttando il progetto dei nuovi impianti che sarebbero dovuti partire
dal Qatar sino alle coste del mediterraneo; l'errore di aver sempre appoggiato
Hamàs e di aver sempre mantenuto una politica anti israeliana. Guai a chi tocca
Israele.
Voglio dire,
sicuramente Trump merita di essere contrastato per gli evidenti scenari che ci
prospetta, dico soltanto che mi piacerebbe vedere lo stesso livore di fronte
alle porcherie fatte dagli amici della parrocchietta.
Non può essere che i
bombardamenti NATO siano giusti e quelli russi no, non può essere che le
riforme di Berlusconi siano sbagliate e diventino improvvisamente giuste se le
propone Renzi, non può essere che la destra italiana sia il nemico da abbattere
e criminalizzare, ma se serve per contrastare i cinque stelle si facciano le
larghe intese (io ho vomitato quel giorno). Non può essere.
Forse è il momento di
non lasciarsi imbambolare dai rintocchi delle varie campane e informarsi bene
su chi detiene il martelletto, ma soprattutto sul perché si diverte a suonare.
Vogliamo dire che
Trump è un pezzo di merda razzista? Bene, diciamolo. È lui che ha vicinanze con
il Ku Klux Klan, mica la zia Peppina. Ma il resto? Tutto il casino, la
recessione economica, le innumerevoli guerre e massacri? Non credo si siano
verificati con intervalli di otto anni e solo durante la presidenza di capi di
Stato sporchi e malvagi. A guardare bene è piovuta merda anche durante
l'esercizio di mandato di cosiddetti democratici e liberali. Come mai in questi
casi c'è stato un calo della giusta e sacrosanta indignazione? Come mai Madonna
non ha offerto pompini gratuiti, come durante la campagna elettorale della
Clinton, a tutti coloro che si sarebbero mossi per andare a urlare a Obama di
smettere con le operazioni militari in Medio Oriente? Come mai le star di
Hollywood in quel caso non si sono fatte sentire? Cavoli, hanno avuto otto anni
per farlo, la gente li ascolta, li segue, avrebbero potuto mettere su un bel
movimento di opinione. Misteri della fede, oppure dello star system. Vai a
sapere.
Io vedo tanta buona
fede in chi manifesta, ma anche tanta ingenuità. Vedo poca buonafede in chi
millanta compassione nei confronti dei poveri e degli oppressi dall'alto degli
attici di New York, di Roma, Milano, Parigi. Chissà come mai i soldi non
conoscono schieramenti politici. Chissà come mai vedo un unico sistema gestito
alternativamente da squadre diverse. Chissà come mai chi si deve alzare tutte
le mattine alle 5 per andare a lavorare ce l'ha sempre nel culo, chissà come
mai chi non ha un lavoro o chi lo perde vede il futuro ugualmente nero a
prescindere da chi sventola la bandiera.
Soltanto domande, ho
voluto pormi soltanto domande.
Ma è proprio vero che
ci sono le squadre dei buoni e quelle dei cattivi?
Che i macrosistemi
economici non esistono e i politici credono veramente in quello che sostengono?
Che sono veramente i politici a detenere il vero potere e che non ci sono
dietro lobbies che semplicemente puntano sul più probabile vincitore?
Va bene. Però non mi
criticate quando dico che io credo in Babbo Natale.
Duro da digerire questo sproloquio che guasta il bel quadretto di attenti critici del mal costume ... altrui, vero? Sono proprio una merda.
Sono anche abbastanza stanco
di seguire l'onda delle emozioni schierandomi dalla parte del più fotogenico o
di quello che la racconta meglio.
Sì, perché c'è anche
da dire che molto spesso i personaggi vengono costruiti a tavolino, si
sottolineano soltanto le cose che non ci piacciono o che ci garbano di più. Si
chiama propaganda. È già accaduto no?
Dai, vi ricordate di
quel tizio che era dalla parte del popolo e faceva arrivare i treni in orario,
amava l'olio di ricino e i manganelli? Oppure di quell'altro che voleva
l'uguaglianza e la dittatura del popolo e poi apriva i gulag e
"purgava" milioni di compatrioti? Di quelle brave persone che
andavano sempre a messa e avevano pure uno scudo crociato come simbolo ma poi
erano amici dei mafiosi? Oppure di quell'altro, meno sanguinario, che ci ha
regalato la Milano da bere e i manager rampanti, intanto se magnava tutto e poi
è inciampato in tangentopoli? E di quegli altri che ce lo hanno dipinto come un
mostro, dopo aver goduto e prosperato con lui, e poi si sono rivelati peggio? 👼 Perché, alla fine, avercelo ancora un personaggio così, almeno era uno statista con i controcoglioni, uno che ha fatto quello che tutti facevano con il difetto di essere critico nei confronti degli Stati Uniti (Sigonella) e dubbioso della piega che l'Italia stava prendendo in previsione dei futuri assetti europei.
Bene, ora abbiamo il
cattivo di turno. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, eletto con un sistema
elettorale che va avanti da due secoli. Piaccia o non piaccia. Qualcuno a cui
dare addosso. Un Paese di tuttologi come il nostro non può che gioirne. Dita roventi sui social avranno da passare il tempo e godere sbrodolando 😏 Intanto quelli di prima, gli stessi di prima, continueranno a
gestire le banche, l'informazione, l'economia.
E noi? Ah beh, noi
saremo troppo impegnati con la nostra vibrante protesta per accorgerci che è
tutto uguale, che non è cambiato niente. Perché in fondo scaricare lo sdegno su
un unico bersaglio ci impedisce di ragionare su quanto sarebbe meglio cambiare
il comportamento di noi stessi. Siamo davvero così limpidi, aperti al dialogo,
pronti ad accettare "l'altro da me"? Oppure lo siamo ma solo con chi
ci garba? Non è che molti illuminati democratici sono democratici solo con chi
la pensa come loro? No, perché con tutta la merda che abbiamo dovuto ingoiare
in questi ultimi anni il dubbio viene. Fine della tiritera populista e mugugnona. Colpa della gastrite 😏
«Duttile? Ma che duttile. Frastagliato, inconcludente. Un
piano interrotto da spigoli, anzi da mozziconi, monconi di materia rotta».
«Ma cosa dici. Cerco di essere propositivo, non per
codardia, piuttosto per cogliere il cambiamento. Plasmarlo».
«Non capisco. Non ti capisco. Quanti rapporti hai interrotto?
Mogli, compagne, figli sparpagliati come semi in un campo. Sei un puttaniere!
Non c'è niente di romantico in questo, non sei il personaggio di una canzone di
de Andrè».
«Non giudicarmi».
«Non ti giudico. Osservo».
«Non posso farci niente. È nella mia natura. Questo cazzo di
senso di provvisorietà mi tormenta da sempre. Si ripercuote su tutto».
«Non si vive come se non ci fosse un domani. È un modo come un
altro per giustificare qualunque bastardata».
«Io non sono un bastardo. Forse un po', alle volte».
«No! Non sei un bastardo. Però sei egoista. Egocentrico. Hai
visto e fatto tutto: amore, guerra, lutti, grandi gioie. Ma hai vissuto ogni
cosa come l'attore inondato di luce sul palcoscenico».
«Io ti amo».
«Non te la cavi così. Anche io ti amo».
«Ok. Sono un bastardo».
«Sì!».
«Tutto questo casino perché non ho ritirato la roba stesa?»
«No! È perché ne hai ritirato solo la metà. Il punto è questo».
«Tutto ciò che è intenso è destinato a morire rapidamente».
«Non ci credo, guarda che sei forte eh. E questo che cavolo c'entra?»
«La mediocrità del quotidiano mi devasta. Voglio morire e
risorgere ogni giorno».
Nessun vento è
favorevole in senso assoluto, ma per noi sarà preziosa anche una semplice
brezza.
Non è farina del mio sacco, ho parafrasato la citazione di un
Grande adattandola a quello che è il mio sentire attuale.
Il 2016 sta finendo, spero che sprofondi all'inferno. Un nuovo
anno è prossimo. Sono ottimista. Sempre. Anche contro ogni evidenza.
Inutile starsela a
menare con atteggiamenti di rivalsa nei confronti del Santo Natale, motteggi da
crisi post adolescenziale di rifiuto delle festività canoniche. Inutile direi. È
Natale, quindi, come si fa tra personcine perbene voglio fare gli auguri a
tutti. Ai visitatori del blog, ai commentatori, agli improvvidi sostenitori
delle cose inutili che pubblico, agli amici. Certo, come tutti gli adulti in
faccende affaccendati vivo il Natale prevalentemente in funzione dei piccolini
che allietano le nostre esistenze. Il Natale è per loro. Però, e sticazzi, però…
quel bambinello nella culla…
Ho letto un post
stilato dalla Glò de"la nostra Libreria", devo dire che l'immagine di
quel bambino può essere sicuramente un bel messaggio per tutti, credenti e non
credenti. Forse non tanto per la similitudine che ci ha voluto indicare Gloria,
ma piuttosto per festeggiare il bambinello innocente che è in noi, magari
sepolto, magari affossato nei meandri più reconditi del nostro inconscio, però
vivo e vitale, soltanto un po' spaventato dagli adulti che siamo diventati.
Così lontani dall'ordine naturale delle cose, distanti dal vivere comune, dalla
fratellanza, con vite così funzionali al sistema e poco addentro all'armonia
della natura.
Certo è ovvio che non basta il Natale a cambiare le cose e a
far diventare tutti più buoni, quindi potete smettere di grattarvi i coglioni
se pensavate che volessi arrivare a questa conclusione.
Il Natale è un rito, e
i riti non sono solo noia e ripetitività, sono degli istanti di limbo
indecifrabile dove per poco, pochissimo, ci si può permettere il lusso di
fermarsi e fare più o meno finta che il vivere comune sia altro dal quotidiano
e dal contingente. Bestemmiando, imprecando, criticando, facendo finta di
ignorare, mettendo su tutto il solito
teatrino di moderni e razionali avversari della pantomima consumistica,
possiamo godere e bearci di piccoli gesti, di delicati doni, di parole di
affetto.
Per molti il Natale è
foriero di malinconie sopite pronte a esplodere, di tristezza al pensiero di
chi non c'è più, di nostalgia verso chi è lontano, anche di tristezza pensando
a chi è malato. Io lavorerò il 24, il 25, il 26 e sarò proprio al fianco di chi
se ne strabatterebbe volentieri la minchia di fare il "contro a tutti i
costi" e vorrebbe soltanto essere a casa a festeggiare con i suoi cari,
omaggiando entusiasticamente tutti i luoghi comuni del mondo pur di star bene.
Quindi, eeeh quindi,
in virtù di tutto ciò che ammorba il mondo, dello schifo che ci sovrasta e che
puntualmente osserviamo tramite i telegiornali o direttamente con i nostri
occhi, dico Buon Natale. Guardo il mio bambino felice e dico Buon Natale,
ricevo gli auguri da amici ed estranei e dico Buon Natale. Mi godo le
gioie semplici perché so che sono l'ultimo rifugio degli spiriti complessi.
Quindi, dicevo, dico
Buon Natale a tutti gli amici Blogger con cui ho condiviso molto, con alcuni ho
scoperto un nuovo significato di amicizia (un pensiero a Patricia Moll), agli oltre centomila visitatori del
blog. Buon Natale anche a te che leggi queste righe sgrammaticate con il
sorriso beffardo ridendo della mia banalità. Buon Natale a chi crede e a chi
non crede. Buon Natale a tutti, a prescindere e in ogni caso.
Ora voglio cromarvi
definitivamente le palle con una citazione, miei cari amici:
"… egli era abbastanza saggio da sapere che su questo
globo niente di buono è mai accaduto, di cui qualcuno non abbia riso al primo
momento.
E sapendo che in ogni modo la gente siffatta è cieca, pensò
che non aveva nessuna importanza se strizzavano gli occhi in un sogghigno, come
fanno gli ammalati di certe forme poco attraenti di malattie.
Il suo cuore rideva e questo per lui era perfettamente
sufficiente.
Non ebbe più rapporti con gli spiriti; ma visse sempre,
d’allora in poi, sulla base di una totale astinenza; e di lui si disse sempre
che se c’era un uomo che sapeva osservare bene il Natale, quell’uomo era lui.
Possa questo esser detto veramente di noi, di noi tutti! E
così, come osservò Tiny Tim, che Dio ci benedica, tutti!"
Canto di Natale, Charles Dickens
Alla domanda su quelli
che saranno i buoni propositi per il 2017 rispondo: " farò quello che
posso, sono solo un essere umano". Un bacio a Marina Guarneri che mi ha ispirato.
Questa volta nessun
post declamatorio, illustrativo, descrittivo, insomma abbasso gli ivo e gli
orio. Soltanto un raccontino. Così per gioco, tanto per raccontare qualcosa
senza raccontare nulla. Spero possa essere comunque di gradevole lettura.
Fronte poggiata sul
vetro della finestra.
Gelo.
Il ragazzino gode al
contatto. Dietro di lui gli adulti chiacchierano.
In realtà è solo la
sua percezione, li sente così distanti.
Tutti.
Se fosse più
interessato si accorgerebbe che invece stanno urlando, litigano.
Con il fiato si diverte a rendere opaco quel vetro così
lucido. È un gioco, vuole vedere se riesce a far risalire la condensa che si
forma ai lati della bocca su su sino a coprire anche la visuale. Non vuole
limitarsi a non sentire, desidera anche non vedere. Nessuno bada a lui, sono
tutti troppo presi dai loro discorsi da adulti.
È una giornata
importante. Si decidono cose che cambieranno la sua vita. Al bambino non
interessa. Sente che quello che veramente conta è già cambiato. Meglio che i
grandi non sappiano quanto ha capito di tutta quella storia.
Il senso di
provvisorietà che lo ha sempre accompagnato è diventato la sua forza.
All'inizio gli faceva male, piangeva spesso, di nascosto. Vedeva sua madre
disperata, con ancora i segni sul volto delle botte prese, e si macerava
dentro. All'uscita della scuola osservava i padri dei suoi compagni e in ognuno
di loro vedeva il proprio padre. Il dolore per l'assenza si trasformava in
odio, avrebbe voluto vedere tutti soli. Come lui era solo. Con il tempo aveva
scoperto che il senso di provvisorietà, di indefinita collocazione, era come
una barca: galleggiava, si dondolava quieta. Poteva osservare il mondo
circostante senza necessariamente dover andare in nessun posto. Poteva
riflettere senza essere disturbato da cose impellenti che distraggono.
Sino a quel giorno.
Alle sue spalle sente
la voce di suo padre. Voce potente, irosa. Gli tremano le gambe. Spicca tra le altre
voci che gli sembrano dei cicalii indistinti. Sua madre, gli avvocati, tutti
gli altri, tutti quanti vengono percepiti come un brusio indistinto.
Percepisce nitide e violente quelle parole:
«Lui non è mio figlio! Non è più mio
figlio».
Stringe con forza la
balaustra della finestra, il fiato gli si blocca in gola. Un urlo prepotente
esplode nella sua testa, lo sente solo lui, fa ancora più male. Non si volta.
Forse se non guarda non sta succedendo davvero.
La condensa si
dissolve e torna a vedere il panorama al di fuori del tribunale dei minori.
Torna nuovamente a farsi distrarre dal mondo circostante. Vede le persone che
passeggiano imbacuccate da cappotti e giubbotti invernali. Sono tutti felici.
Almeno così sembra. Le insegne dei negozi sono addobbate, pronte per il Natale
che si sta avvicinando, in attesa che arrivi il 1980. Un nuovo decennio, forse
un nuovo tutto.
Non si accorge nemmeno
che alle sue spalle il brusio è terminato. Non sente neppure la voce di sua
madre che lo chiama. Continua a dare le spalle a tutti.
Un macigno gli si posa sulla spalla, il bambino sussulta
spaventato, poi il peso si fa subito lieve. È la mano enorme di suo nonno. Il
ragazzino si volta alzando lo sguardo. Era necessario alzare lo sguardo, quando si è soltanto dei ragazzini un metro e novanta sembra un'altezza da giganti. L'uomo con una mano tiene il bocchino
della pipa tra le labbra. Anche lui guarda oltre. O forse no.
«Sai, alle volte, quando ero in
montagna, mentre i tedeschi sparavano e i miei compagni rispondevano urlando e
imprecando, mi capitava di rifugiarmi in un piccolo mondo tutto mio, nella mia
testa. Non era vigliaccheria o voglia di scappare. Prendevo tempo. Davo tempo
alla mia anima di prendere atto di tutto quell'orrore».
L'uomo abbassa lo sguardo e fissa le sue pupille di brace
nera negli occhi del bambino. La stretta sulla spalla si fa di nuovo più forte. Questa volta è calda, avvolgente.
Il bambino vorrebbe piangere, riesce a non farlo. Sente il
groppo in gola sciogliersi, gli occhi si riempiono di lacrime. Tira su col naso
e trattiene tutto.
«Capisci fieul? Non c'è da vergognarsi a desiderare di essere altrove».
«Non ho paura nonno. È solo che non
capisco».
«Ooh, sono sicuro che hai capito
tutto, è che sei un bocia, e certi
bocconi hai solo bisogno di masticarli per bene».
L'uomo con calma ripone
nel taschino della giacca la pipa, poi con tutte e due le mani prende le spalle
del nipote sino a farlo voltare completamente verso di se. I due si guardano a
lungo. Senza parlare.
Non avevano mai avuto bisogno di chiacchiere per capirsi.
Avevano fatto tante cose insieme, quell'uomo gli aveva insegnato tutto quello
che sapeva, le cose belle. Erano riusciti a camminare per ore in montagna senza parlarsi, solo
indicando di volta in volta le sorprese che la natura riservava loro durante il
cammino. Fermarsi nei rifugi e condividere pezzi di pane e formaggio tagliati
direttamente con il coltello da caccia del nonno gli era sempre sembrato il
fatto più incredibile e bello del mondo. I suoi compagni di scuola certe cose
non le avevano mai sperimentate, quelli erano gli unici momenti in cui il bambino si sentiva fortunato.
«Sai cosa facciamo? Domani andremo per
boschi. C'è la neve, sarà faticoso. Si affonda, ci vogliono buone gambe, forza
di volontà e pazienza. Te la senti?».
Il bambino poggia la testa sulla pancia del nonno
abbracciandolo.
«Bada bene, non bisogna far tutto da
soli, nei punti dove la neve è più alta ci mettiamo le ciaspole. Hai capito?
C'è sempre un modo, sempre».
I due tornano a guardarsi. Si sorridono. Inspiegabilmente,
almeno per il bambino questo fatto sembrava assurdo: il nonno aveva ha occhi
lucidi.
L'uomo diede due o tre rudi buffetti sulla testa del nipote.
«Valà, valà che di questo bocia alla fine ne facciamo un bell'Alpino. Cuore saldo e gambe forti, non serve mica altro sai?».
Sono molti giorni che
non pubblico nulla, quasi un mese. Non
per mancanza di voglia, nemmeno per pigrizia. Come capita a tutti, ci sono
accadimenti della vita che trascinano verso luoghi che puoi visitare solo
guardandoti dentro. Ciò che attiene all'amore, ai figli, alle persone che fanno
parte della tua esistenza e sono parte di te. Tutto ciò che veramente
caratterizza il tuo essere un uomo. Più della professione che svolgi, più dei
successi e degli insuccessi. Ma questa e tutta un'altra storia. Non voglio
tediare nessuno con faccende personali.
Una cosa posso però
raccontarla. Sì, posso.
Quando ci sono cose
che ti portano a scavare nella tua anima, nell'anima delle persone che ami,
cercando di capirle e di capirti, succede che scopri di avere tralasciato dei
dettagli. Quelle particelle infinitesimali di cui mi piace tanto parlare,
quelle parti del tuo essere profondo così nascoste e celate tra le pieghe del
tuo intelletto da averti fatto perdere anni in elucubrazioni talvolta inutili.
Gli scossoni emotivi sono sempre un'ottima occasione per raccogliere quelle
particelle infinitesimali che cadono lungo la via durante i tremori dell'anima.
Io scrivo, quindi sono
un ladro di sensazioni e immagini. Narro, quindi sono anche un bugiardo perché
devo necessariamente arricchire, rendere fruibile e accettabile quello che
racconto. I dettagli della menzogna, le sfumature più volatili, sono le uniche
verità. Concrete e vere, bisogna solo essere in grado di vederle, di coglierle.
Come capita agli
scrittori, devi metterti davanti a un foglio e chiedere aiuto a qualcuno.
Qualcuno che ti possa far capire meglio la vita, il mondo, chi sei e cosa cazzo
ci stai a fare su questa terra.
Qualcuno arriva sempre. Senti sussurri nella
notte che ti raccontano una storia, ti appaiono immagini di persone che vivono
sotto i tuoi occhi vicende incredibili. Vedi te stesso viaggiare sul flusso
della memoria e cogli ciò che al momento degli accadimenti non hai colto, o non
hai voluto cogliere. Allora ti alzi da letto e prendi appunti, cerchi di stare
al passo con la narrazione. Perché scrivere è l'unica cosa che ti fa star bene
e ti aiuta.
Una volta da qualche parte, non ricordo più nemmeno su quale blog o
sito, ho lasciato questo mio delirio: Si
scrive per bisogno di leggerezza. Compenetrazione mascherata da distacco dal
mondo. Inutile posa di chi parla a se stesso facendo finta di parlare alle
moltitudini. È vero anche il contrario. Dissimulazione. Scrivere di nulla per
dire tutto. Parlare troppo per non dire niente. Insensato è il desiderio di
cambiare il mondo. Scrivete del vacuo, parlate del vuoto. Come disse non so
chi, "Le parole usate per essere utili si vendicano e ci si ritorcono
contro".
Insomma, questo è
quello che mi è successo ultimamente nel mare magnum dei casini che ho dovuto
attraversare, nel tempo della lontananza dal blogging.
Tutto qui, niente di
speciale. Come tutti mi barcameno e vado avanti per tentativi.
Ho consegnato un
romanzo che è puro divertimento nella speranza che possa nascere su carta, ma
che comunque pubblicherò anche da solo se la faccenda andrà troppo per le lunghe, e
mi sono messo a scrivere una storia che farà molto per aiutare me stesso e i
protagonisti delle vicende a superare e mettere un sigillo definitivo su fatti
di quasi trent'anni fa. Ovviamente parlo di un romanzo, quindi la verità è tra
le pieghe, la cogli come lampo di luce infinitesimale.
Come ultima cosa
voglio ringraziare delle amiche blogger che mi hanno contattato per
avere notizie di me. Lo hanno fatto in un momento decisivo, mi hanno
risollevato lo spirito e sono loro grato dal più profondo del cuore. Parlo della
carissima Patricia Moll, della mitica Glò, e della Donna portentosa Marina Guarneri.
Tornerò a rompere le
scatole commentando i post dei colleghi blogger che appaiono sul mio blogroll e
farò nuovamente sentire la mia voce di cazzaro pubblicando ancora qualche
inutile facezia.
Anche questa
volta partecipo con gioia al gioco di Patricia Moll: insieme raccontiamo
appuntamento 14. Come al solito lei lancia un incipit e noi proseguiamo con un finale. QUI il link che rimanda al post originale.
Questa volta
ho dovuto tenere a freno la fantasia, ho preso la deriva verso lidi che si
trovano al confine tra sogno e realtà. Spero che l'esperimento possa risultare
gradevole.
L'incipit di Patricia
Seduta ai
margini del bosco sotto alla vecchia quercia spoglia rimuginava. Un peso le
gravava sulla coscienza. Forse era giunta l’ora di liberarsene ma con chi parlarne?
A chi rivolgersi? Chi avrebbe capito?
D’un tratto
il tappeto di foglie ingiallite dall’autunno scricchiolò vicino a lei. Si
voltò.
Il mio finale
Era tornata
a casa sua, ma non aveva pace. Fluttuante e impalpabile. Lo spirito tormentato di suo figlio impediva un
vero ricongiungimento. L'accettazione.
Di nuovo lo scricchiolio di foglie. La via dei cantisi fece luce, il serpente
arcobaleno apparve immenso. Era stato chiamato, invocato da quell'anima dolente in cerca di consolazione. Occhieggiando e muovendo il capo invita la donna a
proseguire il viaggio.Kanmare, che
attraversa le acque, viaggia in terre lontane, unisce uomo a uomo attraverso i
sogni, ingoia i malvagi, canta di genti e civiltà perdute. I sogni che
preesistono e persistono. L'essere umano che si fa terra, roccia, corso d'acqua,
vento, pioggia, pozza, albero.
Arcobaleno.
Vita eterna.
Tempo circolare.
1980
Il bambino si
sente precipitare, la caduta gli mozza il fiato. Ha paura. Vorrebbe svegliarsi.
Sogna. È tutto così reale. Una mano lo afferra. Salda. Apre gli occhi e vede
sua madre. Non ode alcun suono ma vede. Percepisce il dolore di lei, il senso
di colpa per averlo lasciato solo. Lo chiama. Senza parole. Solo alito di
vento, colori. Chiarissimi.
Lui sta
sognando, lei sta sognando. Sogno nel sogno.
Visioni.
Riconosce il
luogo dove giace.
Può
ritrovarla.
Finalmente
pace.
Placare il
suo spirito inquieto.
Apre gli
occhi. Ansimante si guarda intorno. Ha immaginato di essere piccolo, un bimbo.
Solo i fanciulli possono dar corpo ai sogni.
Aveva lasciato gli Stati Uniti da
circa un mese, la sua ossessione lo aveva portato sino in Australia. Era uno scienziato, ma questa volta si era affidato a ben altro.
Il suono del
Didgeridooè ossessivo, ripetitivo,
modulato, vibrante. Ipnotico. Gli aborigeni che lo ospitano sorridono. Sanno.
Anche loro hanno sognato.
L'uomo ha
visto. Non ha nemmeno bisogno di cercare il punto sulla mappa. Sa esattamente
dove andare per ritrovare il corpo di sua madre scomparsa durante una
spedizione naturalistica trent'anni prima nei territori del nord. Uluru, "il grande masso"
lo aspetta, il luogo dove il tempo non è tempo, dove la via del sogno è
eternità, dove il passato e il presente si fondono.